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venerdì 29 luglio 2022


«È l'anno della svolta, sono cambiati i rapporti di forza»

Tra rincari, inflazione, siccità, crisi energetica, minore produzione, carenza di materie prime e manodopera, il 2022 è una sfida continua per i produttori ortofrutticoli, ma come ogni ostacolo difficile da superare, anche questa annata ha qualcosa da insegnare e un rovescio della medaglia che nasconde qualcosa di buono, come la possibilità da parte dei fornitori di scegliere accuratamente i clienti e la possibilità di creare una catena di valore equamente distribuito. 

A metterlo in luce a IFN è Marco Michele Lotta, responsabile commerciale e logistica di Agricola Campidanese, Op di Terralba (Oristano). 



“Quest’anno sono cambiati i rapporti di forza fra le aziende. Di colpo ci siamo trovati con fornitori che non fanno più a gara per vendere, ma possono permettersi di selezionare i clienti. Questo mi fa ben sperare – riflette Lotta, classe 1989 – perché la mia generazione ha una visione molto diversa da quella precedente. Siamo difronte ad un cambiamento epocale che se sapremo cogliere porterà in futuro a far prosperare non più le aziende più aggressive o più economiche, ma quelle che sapranno creare attorno a sé una rete di relazioni positive con tutti gli attori della filiera, clienti fornitori e soprattutto dipendenti”.

La chiave per il giovane commerciale sta tutta qui. “Nel futuro chi riuscirà a progredire saranno sicuramente le realtà sostenibili. Sostenibilità è un termine fin troppo abusato nell’ultimo periodo e riferito a contesti molto diversi, ma quello che intendo è riuscire a mettere in piedi una catena di lavoro tra produttori, Op e Gdo equa e funzionante a lungo termine”. 

E prosegue: “È scontato che ogni realtà abbia dei costi da sostenere, ma si sostengono se la filiera è virtuosa e tutti hanno come obiettivo fare il massimo per mantenerla. In questo modo non si potranno più acquistare angurie a 10 centesimi, perché i clienti che incrementano il loro fatturato non saranno più quelli che tirano sul prezzo ma coloro che fanno leva su un sistema virtuoso”. 



In questo scenario di rincari spropositati, programmare la produzione è diventato ancora più indispensabile. “Considerare i dati e programmare sono le uniche arme che abbiamo per stare in piedi perché lavoriamo in un settore governato dall’incertezza: sappiamo cosa piantiamo ma non cosa raccogliamo. Per far fronte alla situazione, la nostra Op ricorre ad una solida programmazione, l’unica via per rispondere meglio alle variazioni di clima che influenzano sia la produzione che la domanda. Soprattutto abbiamo parlato molto sia con i fornitori che con i clienti per fare capire le dinamiche che viviamo e preparare questi ultimi per tempi in caso di carenza di prodotto”.

Nei confronti della Gdo, l’importanza della comunicazione non può mai venire a meno. È questa la ricetta seguita da Agricola Campidanese. “La guerra tra Organizzazioni di produttori e Gdo io non l’ho mai vista – spiega ancora Marco Lotta - forse perché come realtà scegliamo bene i nostri clienti e riusciamo a farci capire bene. L’importante è infatti che i clienti comprendano che ci sono determinati problemi e riconoscano la qualità del prodotto. Per questo è meglio fornirne pochi ma comprensivi”.



Tutto ciò avrebbe un risvolto positivo anche per i dipendenti: “Quando si riesce ad estrapolare più valore dal nostro lavoro c’è la possibilità di aumentare lo stipendio a chi lavora per noi combattendo il problema della manodopera. Quest’estate siamo già riusciti ad aumentare il salario ad alcuni dipendenti”. 

Se questi nuovi rapporti siano destinati a durare o saranno invece solo una bolla di sapone è impossibile dirlo. “Spero sia un’occasione di svolta, ma dipende anche dalle giovani generazioni. Chi ha tra i 25 e i 40 anni ha aspettative molto diverse da chi ci ha preceduto – conclude – perché vogliamo vivere per lavorare e non il contrario. Prestiamo attenzione al salario, ma non è tutto e certe situazioni lavorative non le tolleriamo”.

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