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lunedì 1 agosto 2022


Il melone diventa millesimato

La sensazione è quella di fare un acquisto prezioso, di mettere nel carrello un frutto fuori dal comune. In un mercato sempre più polarizzato, la campagna meloni 2022 per Mantuafruit sarà ricordata per il debutto di Antonio Francescon - Selezione del fondatore. Una proposta premium nata analizzando le esigenze del mercato.

"Dobbiamo offrire al consumatore la possibilità di scegliere e per una corretta costruzione della scala prezzi è fondamentale la segmentazione di prodotto o category management che dir si voglia - evidenzia Alessio Orlandi, direttore commerciale di Mantuafruit - La proposta premium, in questo caso, è unica nel panorama del melone retato: ci sono differenziazioni per zona vocata o per altre tipologie, come ad esempio il liscio; ma sul mercato mancava una proposta convincente in termini qualitativi e di garanzia di prodotto. Il retato risulta essere il prodotto mainstream della categoria, noi abbiamo voluto alzare l'asticella su una referenza dalle alte quote di mercato e quindi dalle potenziali alte rotazioni".



Ma come nasce un melone di questo tipo e come viene selezionato? "L’idea nasce dalla profonda esperienza della mia famiglia che coltiva meloni dal 1967 - risponde il presidente Bruno Francescon - Avendo la conoscenza delle caratteristiche agronomiche dei terreni di famiglia, unita ad una mirata scelta varietale, si è pensato di poter coltivare alcuni appezzamenti particolarmente vocati per ottenere un prodotto di elite, mutuando l’idea dal mondo vinicolo. L’innovazione tecnologica viene poi in aiuto sui grandi numeri, permettendo di selezionare in modo non invasivo, quindi potendo valutare ogni singolo frutto, tutta la produzione. Grazie al sistema NIR installato sulle nostre linee di lavorazione, siamo così in grado di poter selezionare l’eccellenza, facendo di fatto ciò che faceva il nonno Antonio portando a casa solamente i frutti migliori per la propria famiglia".

I meloni Antonio Francescon - Selezione del fondatore provengono solamente dalle aziende della famiglia Francescon e presentano un grado Brix garantito minimo di 14, con una consistenza della polpa peculiare, capace di soddisfare il palato del consumatore. I frutti sono numerati singolarmente, millesimati dunque, un sigillo di garanzia. "La grande quantità coltivata dalla nostra famiglia consente continuità di disponibilità e quindi difficili rotture di stock - evidenzia il produttore - anche se, in caso di qualità non soddisfacente, la referenza viene sospesa".

Un progetto nuovo nella categoria meloni ha suscitato l'interesse della distribuzione, come puntualizza Orlandi. "Dopo la presentazione il nostro melone premium è stato scelto da alcune catene. Dove è stato inserito le aspettative del cliente sono state soddisfatte, come dimostrano le rotazioni continuative e le risposte avute sui canali social. Ci aspettiamo un’espansione della referenza a fronte dei buoni risultati ottenuti, tenendo presente, però, che non potrà essere disponibile per tutti. Dunque, chi primo arriva…".



Per una proposta premium anche l'occhio, e la comunicazione, vuole la sua parte. E il melone che porta la firma del fondatore dell'azienda mantovana è accompagnato da una presentazione molto curata. "La scelta di caratterizzare il prodotto con colori ed immagini classiche, che evocano eleganza, è stata intrapresa per evocare sin dal primo momento un prodotto esclusivo, capace di appagare anche la vista che, di fatto, è il primo driver di acquisto - spiega il direttore commerciale - La ceralacca con cui vengono apposti i cartigli con la numerazione univoca di ogni singolo frutto ed il nastro sono un ulteriore segno di distintività. Sul nastro, inoltre, è posto il codice EAN per la vendita di prodotto a pezzo, in modo da evitare così differenze inventariali e dando una risposta concreta di servizio sia al negozio che al consumatore. Il consumatore così è in grado di sapere quanto costerà acquistare il melone senza necessità di pesarlo".



Quest'anno non si può certo parlare di meloni senza guardare alle condizioni in campagna: caldo e siccità da una parte sono una manna per i consumi, ma dall'altra una sciagura per chi deve coltivare. "In effetti la situazione è paradossale e critica - dice Francescon - All'aumento dei costi certi per materie prime si aggiunge una siccità che fa paura, non solo per il melone. Un’importante diminuzione delle superfici coltivate in Italia e Spagna, uniti ad un clima caldo ed incandescente in tutta Europa, sta creando una domanda ben superiore all’offerta".



Aumentano i costi di produzione, crescono i prezzi al dettaglio e diminuisce il potere di acquisto delle famiglie. Come trovare un equilibrio? "Cosi come sono aumentati i costi di produzione sono aumentati anche i costi energetici e di gestione dei retailer - osservano Francescon e Orlandi - Tutto ciò si traduce in una contrazione generale dei margini da parte di tutta la filiera, perché è molto difficile scaricare i costi al consumatore finale, il quale ha registrato un potere di spesa più limitato a causa dell’aumento dei costi fissi per le famiglie a fronte di stipendi sempre fermi. L’equilibrio è per definizione un gioco di forze, quindi difficile trovare una soluzione univoca. La prima cosa da fare è trovare una maggior comunicazione tra la produzione ed il retailer, in un rapporto sempre più di partnership piuttosto che di cliente-fornitore. Sarà necessario sempre di più programmare la produzione, senza la quale l’agricoltura rischia di fermarsi, ma è importante anche per il retailer che nei prossimi anni rischierà di non riuscire a riempire i banchi con i prodotti stagionali senza l’opportuna programmazione. Per inciso, proprio in questi giorni abbiamo già ricevuto da un partner virtuoso la programmazione per liinizio della stagione 2023 - concludono Bruno Francescon e Alessio Orlandi - questo cliente sarà certo di avere il prodotto sui banchi".

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