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martedì 21 aprile 2020


Voli charter per «importare» braccianti

Ci sono Paesi che agiscono, trovando la quadra in tempi brevi per il bene di tutti, e Paesi che invece si perdono nelle discussioni infinite. L’Italia, anche in tempi di coronavirus, ricade purtroppo in questa seconda categoria. Lo dimostra quanto sta accadendo in Europa, dove dalla Romania stanno partendo in volo migliaia di braccianti agricoli specializzati, purtroppo non diretti nel nostro Paese ma in Germania e Regno Unito. La notizia è di quelle che fanno arrabbiare i numerosi imprenditori agricoli italiani che, ormai da diverse settimane, stanno subendo sulla propria pelle la carenza di manodopera per la raccolta di fragole, asparagi e altri ortaggi primaverili.

Eppure la strategia dei governi di Berlino e Londra è abbastanza semplice. E si basa sull’organizzazione di veri e propri ponti aerei con i Paesi dell’Est come Romania, Ungheria, Bulgaria e Ucraina, per garantire al settore agricolo di scongiurare il rischio di non raccogliere i prodotti ortofrutticoli. E’ così che la Germania intende far arrivare almeno 40mila lavoratori in aprile e altrettanti in maggio. 

Come si garantisce la totale sicurezza dei flussi di braccianti? 
Gli operai dell’Est partono in gruppi controllati e sono soggetti a visite mediche all'arrivo, devono vivere e lavorare separatamente dagli altri lavoratori per due settimane ed indossare indumenti protettivi. Al momento dell’arrivo, lo stato rilasciata un permesso di soggiorno ai braccianti, che vengono quindi assunti dalle aziende agricole con un normale contratto di lavoro a termine gestito dai sindacati agricoli. Il tutto è stato documentato dal programma tv Rai Est Ovest in un servizio andato in onda domenica 19 aprile, che mostra centinaia di stagionali al momento dell'imbarco a Cluj (Romania) su un aereo diretto a Düsseldorf. Anche il giornale britannico Daily Mail, la scorsa settimana, ha riportato della partenza da Bucarest di alcuni voli charter per “importare” braccianti romeni.


Fonte foto: Raul Stef/AP (www.spiegel.de)

De Castro e Dorfmann: appello a Bellanova per imitare la Germania
Qui in Italia, purtroppo, di iniziative di questo tipo non se ne sente ancora parlare. Qualcosa potrebbe però muoversi nei prossimi giorni. Proprio ieri, infatti, Paolo De Castro ed Herbert Dorfmann, coordinatori S&D e Ppe alla commissione Agricoltura dell'Europarlamento, hanno scritto al ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova per invitarla a replicare le procedure di Germania e Regno Unito sul nostro territorio: "Il protocollo per la quarantena attiva, che sta già dando buoni risultati in altri Paesi europei - spiegano i due esponenti politici - può contribuire a salvaguardare un quarto del Made in Italy e la sopravvivenza di molte aziende agricole italiane, ormai in ginocchio per la mancanza di manodopera”. 

“Questo protocollo - rimarcano De Castro e Dorfmann - prevede che i lavoratori esteri possano svolgere le attività agricole nei primi 14 giorni dal loro arrivo, purché obbligatoriamente separati dagli altri dipendenti per quanto riguarda gli alloggi, occupati per la metà della loro capienza, con l'obbligo di seguire norme igieniche rigorose. Nei campi, gli stessi lavoratori devono essere ripartiti in squadre di lavoro costanti e ristrette in termini numerici, in modo che in caso di sospetto di contagio, il dipendente possa essere immediatamente isolato e segnalato al Servizio sanitario nazionale al pari di tutti i componenti della sua squadra".


Paolo De Castro

Le proposte del mondo agricolo dopo la bocciatura dei voucher
Intanto il mondo agricolo nazionale, dopo la bocciatura dei voucher semplificati da parte del governo, punta dritto sugli strumenti digitali e sui Centri per l’impiego per reperire oltre 250mila persone che, si stima, sarebbero necessarie a colmare il gap della manodopera. Coldiretti, Cia e Confagricoltura hanno creato nei giorni scorsi tre diverse piattaforme web per ricevere candidature spontanee. Pare che un'altra piattaforma ad hoc sarà lanciata a breve dal Mipaaf, come ha spiegato il ministro Bellanova giovedì scorso durante la sua informativa alle Camere. In questa occasione, il ministro ha ribadito di “ritenere fondamentale la regolarizzazione degli extracomunitari che ricevono offerte di lavoro" e di "assicurare al contempo la cumulabilità delle prestazioni di sostegno al reddito con rapporti di lavoro”. 

La nuova idea: impiegare in agricoltura chi prende il reddito di cittadinanza
Il tema del momento è però quello del reddito di cittadinanza, con la proposta lanciata prima dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti e poi da Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, di coinvolgere in agricoltura gli oltre due milioni di percettori del sussidio. L'idea ha già raccolto il parere favorevole della Regione Piemonte, oltreché di Francesco Mutti, amministratore delegato della Mutti Spa e presidente di Centromarca, l'associazione italiana dell'industria di marca. 

“Visto la situazione d’emergenza - ha sottolineato Mutti in una intervista rilasciata a Rai News 24 - sarebbe utile regolarizzare gli immigrati. Ma come italiani dobbiamo anche pensare alle molte persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza, le quali devono essere disponibili a lavorare in agricoltura. Diversamente, la necessità di reperire manodopera dall’estero e il dover garantire un sussidio agli italiani che non lavorano, causerebbe una situazione di inefficienza molto grave".


Stefano Bonaccini

Fonte foto di apertura: Raul Stef/AP (www.spiegel.de)

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