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lunedì 12 aprile 2021


Ortofrutta, trend e scenari post-pandemia

La pandemia ha cambiato presente e futuro dell'ortofrutta per tutti i protagonisti della filiera, "forzando" tendenze già in atto, ridefinendo la mappa dei consumi, creando percorsi obbligati, fissando nuovi traguardi. Sono stati davvero tanti gli input emersi dal convegno “L’ortofrutta nello scenario post Covid: come sono cambiati imprese, mercati e consumatori dopo un anno di pandemia” promosso e organizzato da Cso Italy e Nomisma che, venerdì, ha fornito una raffica di dati e spunti approfonditi poi in una tavola rotonda.



Lo scorso anno gli acquisti al dettaglio sono rimasti sostanzialmente stabili (-1% in quantità rispetto al 2019), ma sono cambiati i comportamenti di acquisto, con effetti che si risentiranno anche nel post-Covid 19: sempre più confezionato, più prodotti basici, più attenzione al prodotto sostenibile. In chiaroscuro l’export di ortofrutta che, a fronte di un calo in termini di volumi del 4%, ha registrato una crescita in valore del 5%. Il comparto ha quindi sostanzialmente tenuto nello scenario dell’emergenza pandemica.

Il dato di stabilità del totale acquisti al dettaglio di ortofrutta in Italia nasconde peraltro - come ha messo in evidenza Elisa Macchi, direttore del Cso Italy - dinamiche e tendenze differenziate fra le diverse categorie e nel tempo. Nel periodo del primo lockdown è emerso un incremento importante degli acquisti (+13%), grazie alle ottime performance di prodotti come mele, arance, kiwi, patate, carote che grazie alle loro caratteristiche di elevata conservabilità sono risultati  preferiti dai consumatori. 

La pandemia ha inoltre rimescolato le carte sul fronte dei canali di acquisto; i supermercati, il dettaglio specializzato, le superettes e i discount hanno aumentato la loro quota di mercato, mentre gli ipermercati, i mercati rionali e gli ambulanti hanno "patito" una importante contrazione; è cresciuta in modo significativo anche la vendita del prodotto confezionato che nel 2020 rappresenta il 23% del totale per la frutta e il 31% per gli ortaggi recuperando in entrambi i casi due punti percentuali rispetto al 2019. Per alcuni aspetti - ha detto Macchi - quanto è avvenuto è una conferma, più accentuata, dei recenti trend, mentre per altri siamo di fronte a novità che sarà interessante seguire nella loro evoluzione futura.



A seguire l'altra esponente di Cso Italy Barbara Brunello ha mostrato, dati alla mano, come la diminuzione dei volumi dell'export sia in alcuni casi una diretta conseguenza della minore offerta disponibile per alcune referenze, mentre in altri casi sia imputabile allo scoppio della pandemia: le analisi temporali dei volumi spediti mostrando ad esempio come nei mesi di marzo e aprile 2020 l’export di frutta e ortaggi sia diminuito rispettivamente del 12% e del 10% rispetto allo stesso periodo del 2019. A fronte di una stabilità delle spedizioni verso il mercato intra Ue e una crescita di quello verso i Paesi europei extra Ue (+6% sul 2019), pesa il crollo delle esportazioni frutticole nei più lontani mercati degli altri continenti (-24% sul 2019).

Evita Gandini di Nomisma ha quindi presentato i risultati di una indagine compiuta dall'Istituto sui consumatori italiani da cui emerge come questi cerchino con sempre maggiore attenzione prodotti in grado di assicurare una vita sana ed equilibrata. Il tutto mentre si moltiplicano le occasioni di consumo (un italiano su tre mangia frutta anche fuori dai pasti, per merenda o per uno spuntino), si diversificano i canali di vendita (nel 2020 il 22% dei consumatori ha acquistato frutta o verdura online o tramite ordini telefonici), e spicca la grande attenzione alla varietà (la versatilità in cucina risulta una delle motivazioni per cui l’ortofrutta piace sempre di più agli italiani). 



E ancora, fra i criteri di scelta la stagionalità è citata dal 43% degli italiani, ma fondamentali per il 56% dei consumatori sono origine e caratteristiche del processo produttivo (origine italiana, locale, biologico, tracciabilità...), mentre stenta ancora ad affermarsi la marca.

L’indagine Consumer di Nomisma conferma questi effetti, come evidenziato da Ersilia Di Tullio: la pandemia ha rilanciato gli acquisti presso i negozi di vicinato e le vendite on-line, per effetto delle limitazioni legate agli spostamenti, spingendo i discount, sostenuti da una maggiore attenzione ai prezzi, e limitando il ruolo dei mercati rionali e dell’ambulantato, per le restrizioni anti-assembramento. Pesante lo stop dell'Horeca. 



Cambia, intanto, la mappa dei valori: nello scenario post Covid acquisteranno sempre maggiore importanza rispetto al passato la preferenza per l’ortofrutta di origine italiana (sarà più rilevante per il 45% degli italiani), con una forte impronta “local” (35%); sale l’attenzione alla qualità, intesa come prodotto di stagione (42%), fresco (33%) e con garanzie di tracciabilità (34%); si accentua la spinta al “green”, sia in termini di packaging riciclabile\ecosostenibile (36%) che di produzioni biologiche (23%). Crescerà anche l’attenzione al prezzo, ma in maniera meno marcata (27%).

Proprio il pack è uno degli asset fondamentali del serttore, come ha messo in luce Silvia Zucconi di Nomisma, la quale ha approfondito il ruolo delle confezioni nelle scelte di acquisto. Indicando due macro-trend: oggi il packaging è un driver primario nella scelta di un prodotto alimentare (il 25% dei consumatori considera anche le caratteristiche dei materiali della confezione tra i criteri di acquisto) e, inoltre, se ne riconoscono le molteplici funzioni, in primis il ruolo di protezione del prodotto (citata dal 66% dei consumatori), ma anche il contributo attivo alla sostenibilità del prodotto (47%) oltre che la valenza di comunicazione dei valori del prodotto (35%). 

Nel 2020 sono stati venduti 2,6 miliardi di packaging ortofrutticoli (con una crescita di 80 milioni rispetto al 2019), effetto legato alle nuove esigenze di sicurezza del consumatore che hanno spinto la ricerca di prodotto confezionato. Cruciale per la sostenibilità della categoria, è emerso dal convegno, sarà la progressiva transizione del packaging verso l’utilizzo di materiali sostenibili, così come le stesse preferenze del consumatore segnalano: il 21% dei responsabili degli acquisti si aspetta infatti confezioni di frutta e verdura senza plastica, preferibilmente in carta; un ulteriore 18% si aspetta che la confezione sia riciclabile al 100%. Un altro punto di attenzione è l’over packaging: il 14% dei consumatori vuole che l’ortofrutta non presenti materiali in eccesso nella confezione. L'attenzione è alta: solo il 5% degli acquirenti, infatti non si “cura” delle caratteristiche del materiale della confezione.



E' stata poi illustrata una indagine Nomisma sulle imprese ortofrutticole condotta su un campione di 40 aziende. Uno studio che evidenzia la capacità di resilienza del settore ortofrutticolo in un contesto di notevole gravità, sia per effetto della pandemia che degli impatti negativi sulla produzione dovuti ad eventi climatici e avversità fitopatologiche che hanno coinvolto oltre il 70% delle aziende. 

Le imprese, evidenzia il Report, sono state sempre attive, anche durante il lockdown e hanno tempestivamente adottato tutte le misure necessarie per evitare il contagio, nonostante le maggiori complessità organizzative (registrate dal 70% delle imprese del campione), la dilatazione dei tempi (55%), la minore efficienza del lavoro (60%) e conseguentemente l’incremento dei costi (65%). 


Un momento del webinar moderato dal presidente del Cso Paolo Bruni

Il pianeta-ortofrutta si prepara ad affrontare un nuovo scenario post-Covid intercettando le nuove esigenze del consumo e pianificando il rilancio nei prossimi due anni, con attenzione soprattutto all’ampliamento e alla diversificazione dei mercati esteri (azioni pianificate nel 38% delle imprese), alla transizione ecologica nei sistemi produttivi e nel packaging (33% rispettivamente per confezioni più ecosostenibili o riciclabili e adozione di pratiche a maggiore sostenibilità ambientale), al confezionamento del prodotto fresco (31%) e, infine, alla transizione digitale dell’industria 4.0 (23%).

A livello di consumi l'Italia si conferma tra i primissimi Paesi del mondo ma ci sono ampi margini di crescita. A patto di saper leggere e interpretare correttamente le nuove tendenze e richieste.

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