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martedì 28 settembre 2021


Uva seedless spartiacque per la crescita del settore

Dolci, croccanti, senza semi. Sono le uve preferite in tutto il nord Europa e anche i consumatori italiani si stanno pian piano abituando a queste nuove varietà. Ma le coltivazioni autoctone riusciranno a rappresentare un punto di riferimento per i mercati internazionali?
Lo abbiamo chiesto a tre voci autorevoli del settore per indagare punti di forza e possibilità di sviluppo: Massimiliano Del Core, presidente della Commissione italiana uva da tavola; Riccardo Velasco, direttore del centro di ricerca in viticoltura ed enologia del Crea per il consorzio Nuvaut e Alberto Mastrangelo, executive manager del Grape&Grape Group Srl.


Massimiliano Del Core

A fornirci una panoramica sullo sviluppo delle varietà seedless in Puglia è Massimiliano Del Core: “Rispetto allo scorso anno, la capacità produttiva delle seedless in Puglia è aumentata del 10% su un totale di circa 30 mila ettari coltivati. Siamo di fronte a uno sviluppo senza precedenti e, con i nuovi impianti, la produzione delle senza semi arriverà al 35% del totale regionale”. E continua: “Il trend proseguirà così fino al 2025, quando andremo ad analizzare di nuovo la situazione, nella speranza che le coltivazioni tradizionali e seedless potranno equipararsi”.
Ad oggi la Commissione italiana uva da tavola conta più di 50 associati, ognuno dei quali fornisce risultati e previsioni sulle proprie colture, contribuendo alla costruzione di un database. “Il nostro prossimo traguardo è la creazione di un distretto – sottolinea Del Core -tramite il quale censire tutte le produzioni di uva da tavola e mappare con puntualità cosa si produce e quali sono le tendenze alle quali andiamo incontro”.
Perché investire sulle seedless? “In molti produttori arrivati alla prima o seconda radice di uva Italia o Red Globe, fanno una valutazione di natura organizzativa – dice il presidente della commissione – per quanto rimangano cultivar performanti, non hanno la caratteristica di innovazione richiesta dalle nuove generazioni e per questo decidono di piantare seedless. Inoltre, così facendo, contribuiscono alla filiera: la scelta delle varietà viene portata avanti insieme a consulenti agronomici ed operatori commerciali tramite programmi definiti che tengono conto della finestra italiana sui mercati”.
E conclude: “Produrre uva da tavola è probabilmente più complicato rispetto ad altri coltivazioni ma è sicuramente una sfida molto più avvincente”.


Uva Maula - Nuvaut

Tra le realtà impegnate per lo sviluppo delle cultivar italiane c’è sicuramente il consorzio Nuvaut, che ad oggi ha già consegnato 40 varietà 100% pugliesi, per arrivare a 100 varietà entro il 2028. “Di queste, tre quarti saranno seedless, per la restante parti con i semi” spiega Riccardo Velasco, Direttore del centro di ricerca in viticoltura ed enologia del Crea, ente che collabora nel progetto.
A far parte del consorzio sono 23 aziende per un totale di 5 mila ettari coltivati: “Gli ettari dedicati alle prove al momento non superano i dieci – dice Velasco - ogni anno moltiplichiamo piante a partire dalle 24 sperimentali con cui siamo partiti nel 2018. Il numero cresce quindi in modo esponenziale di anno in anno”.
Tra le varietà seedless più promettenti ci sono quelle che anticipano la produzione rispetto al calendario tradizionale, come Maula. “Tutte le varietà sono toponomi di città pugliesi, in questo caso il nome deriva dalla Mola di Bari – sottolinea il direttore del Crea Viticoltura ed Enologia – si tratta di una varietà a bacca nera, la cui produzione inizia a fine giugno, anticipando la raccolta di tre settimane rispetto ad altri frutti”. L’interesse su Maula è altissimo e le richieste vanno di pari passo. “Con questa cultivar riusciamo a riempire una fase vuota in cui non c’era uva di qualità, inoltre si tratta di un frutto che si sta comportando bene in campo – ancora Velasco – per il 2023 potrebbe già essere sugli scaffali di vendita, siamo sicuri che riscuoterà tantissimo successo”.
Buone le prospettive anche per le altre varietà in fase di valutazione in base al comportamento in campo e ai diversi microclimi regionali. “Il 2020 è stata un’annata un po’ strana e ora che siamo appena usciti dall’epidemia, iniziamo a recuperare ma per ragionare serve un trend a lungo termine – commenta Velasco – contiamo che i consumi delle seedless possano aumentare non solo all’estero ma anche in Italia: avere un’uva pugliese realizzata tramite un ente di ricerca italiano per noi è grandissimo motivo di orgoglio”.
Le uve seedless rappresentano inoltre un valore aggiunto dal punto di vista della sostenibilità. Pur non provenendo da incroci resistenti, si comportano in maniera interessante sotto i tendoni – assicura Velasco – permettendo una raccolta distribuita su mesi anziché su settimane. I frutti sulla pianta finora non si sono ammalati fino a novembre/dicembre, poi ovviamente dipende dalle annate e dalla presenza dello oidio”. Il consorzio continua nella sua attività di ricerca e, grazie all’entrata di nuovi produttori, il patrimonio culturale delle seedless sarà sempre più ampio.


Uva Apulia - Grape&Grape

Altra realtà pugliese attiva nella ricerca e innovazione varietale dell’uva da tavola è Grape&Grape Group. “Dal 2016 abbiamo già commercializzato tre varietà, Apulia, Luisa e Fiammetta, i cui marchi sono rispettivamente Bloom, Stella e Iris – spiega Alberto Mastrangelo, executive manager del Grape&Grape Group Srl – altre due varietà sono in corso di registrazione ovvero Musa, varietà bianca con seme, e Aisha, varietà rossa seedless; mentre altre otto selezioni sono in validazione”.


Uva Fiammetta - Grape&Grape

Ad oggi aderiscono a Grape&Grape Group 8 soci, hanno piantato le loro varietà oltre 300 produttori, per un totale di circa 500 ettari. Il gruppo si fonda su un concetto di inclusività volto a coinvolgere più operatori. “Vogliamo sfuggire dall’idea del club e creare nuove sinergie – sottolinea l’executive manager – l’obiettivo è portare dalla nostra parte produttori, anche piccoli, e operatori commerciali per condividere lo spirito del progetto”.


Uva Luisa - Grape&Grape

Nonostante la richiesta di seedless in Italia non sia paragonabile a quella europea, l’attenzione rimane alta. Come si intuisce dalle richieste dei buyer: “Se fino a qualche anno fa differenziavano solo tra uva con o senza semi, oggi richiedono determinate varietà e noi dobbiamo avere la possibilità di distinguerci”. E continua: “Se i grandi breeder vogliono imporre determinate varietà e disciplinari, noi abbiamo sempre creduto nella nostra distintività e nel legame con il territorio: il prodotto ricercato e sviluppato in loco varrà sempre più di uno coltivato indistintamente in ogni lato del globo”.


Uva Aisha - Grape&Grape

Tutte le varietà seedless di Grape&Grape possono essere coltivate senza eccessivo ricorso ai trattamenti fitosanitari, nel rispetto della filosofia di sostenibilità. Una sostenibilità che si dimostra anche nell’accoglienza dei micro-produttori che, per le loro dimensioni, non potrebbero entrare nei club e sono costretti a piantare solo varietà non registrate.
Il gruppo non esclude la realizzazione di uve con seme: “Nonostante il trend delle seedless sia in crescita – conclude Mastrangelo – la nicchia delle uve con semi rappresenta anni di esperienza ed è da proteggere”.


Uva Musa - Grape&Grape

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