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venerdì 22 ottobre 2021


«Agrumi, Governo e Mipaaf non tutelano il Made in Italy»

La Spagna si batte per difendere la propria agrumicoltura mentre l'Italia lascia i produttori al proprio destino: è il "succo" della presa di posizione della senatrice Rosa Silvana Abate, capogruppo in commissione Agricoltura del Gruppo Misto, che punta l'indice accusatore contro l'Esecutivo guidato da Draghi e il Ministro Patuanelli in vista dell'ormai prossimo rinnovo dell'accordo tra Ue e Paesi sudafricani. "Mentre gli spagnoli spingono al fine di analizzare in profondità impatto commerciale e conseguenze fitosanitarie per il settore agrumicolo europeo - scrive in una nota - il Governo italiano e il Ministro per le Politiche agricole osservano uno strano silenzio sulla questione e, con le proprie decisioni, continuano a favorire le lobby a danno della piccola e media impresa".



Abate ricorda come al secondo posto dei fornitori dell’Italia si trovi proprio il Sudafrica che, grazie agli accordi commerciali con l’Ue, sta incrementando le spedizioni dei suoi agrumi in Europa e in Italia: i dati Ismea 2019/20 parlano di circa 37milioni di tonnellate di prodotto per un importo di 32milioni di euro, il 19% del totale.

Il Sud Africa di recente ha anche aumentato il suo potenziale produttivo ed esteso il periodo di produzione: "Una situazione che mette a rischio l’intero mercato degli agrumi anche in virtù della posizione che occupa nell'emisfero australe".

Peraltro, dalla firma dell’accordo dell'Accordo di partenariato economico con gli Stati della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe-Sadc (Sud Africa, Botswana, Lesotho, Namibia, Swaziland e Mozambico) risalente al 2016, incalza la senatrice "sono stati rilevati numerosi parassiti negli agrumi arrivati con le importazioni sudafricane: il settore è preoccupato per l’ingresso di agrumi che nascondono la cocciniglia farinosa (Thaumatotibia leucotreta o Falsa Cydia) mentre il settore dei limoni teme il fungo che causa la macchia nera degli agrumi (Citrus Black spot). Parassiti che potrebbero entrare nel continente dal Sud Africa e colpire le zone di produzione europee distruggendo interi raccolti". 



Insomma, chiosa Abate, "sembra evidente come il Paese africano offra poche garanzie ai Paesi europei dal punto di vista delle conseguenze fitosanitarie per la salute delle piante dell'agrumicoltura europea, mentre le aziende Ue devono rispettare l'esigente modello di produzione comunitario sostenendo alti costi".

La Spagna, in vista della riunione per il rinnovo dell'accordo, ha chiesto all'Europa di considerare gli agrumi un prodotto “sensibile” perché è in gioco il futuro, soprattutto, di tutto il settore agrumicolo valenciano: "Visto che l'Europa ha l'ultima parola, i rappresentanti del Ministero dell'Agricoltura, le organizzazioni agricole, le cooperative agroalimentari, Intercitrus e il Comitato di gestione degli agrumi della Spagna si recheranno a  Bruxelles per fare pressione sull'Ue", commenta Abate.



E l’Italia cosa fa e come si sta muovendo, si chiede l'esponente del gruppo misto? "Il Ministro delle Politiche Agricole  sta seguendo la questione? C’è uno strano silenzio sulla questione: spero che  Patuanelli e tutto il Governo prendano posizione su quanto sta accadendo e affianchino la Spagna nella battaglia esortando la Commissione europea e il resto delle istituzioni dell’Unione a promuovere la revisione dell’accordo e ad analizzare in profondità il suo impatto commerciale affinché non ci siano ulteriori concessioni a Paesi terzi extra-Ue. Auspico anche che si approfondiscano le conseguenze fitosanitarie per il settore agrumicolo europeo". 

Nell’Italia che dovrà riprendersi dagli effetti negativi dovuti alla pandemia, conclude Abate, "bisogna puntare sull’agricoltura tutelandola in tutte le opportune sedi e tutelando, soprattutto, le piccole e medie imprese, vero polmone produttivo del Paese; è questa la strada da seguire e non quella che, invece, sta portando avanti il Governo italiano, che sta favorendo soltanto i grandi gruppi imprenditoriali". 

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