Attualità
Gdo e produzione fanno squadra: così la cooperazione ridisegna l’ortofrutta
A Bologna presentati i risultati del progetto “Dal produttore al consumatore” che indicano una strada concreta per generare efficienza e valore condiviso

La collaborazione tra produzione e distribuzione è da anni uno dei grandi mantra dell’ortofrutta. Se ne parla nei convegni, nei tavoli di filiera, negli incontri istituzionali, spesso come risposta obbligata a un problema antico: il rapporto non sempre semplice tra chi produce e chi vende. Il rischio, altrettanto noto, è che quella collaborazione resti confinata nel perimetro delle buone intenzioni, più evocata che praticata.
Per questo la presentazione dei risultati del progetto “Dal produttore al consumatore. Il modello cooperativo per una filiera integrata”, avvenuta a Bologna nell’ambito dell’evento promosso da Legacoop Emilia-Romagna, ha assunto un significato particolare. Non solo perché ha rimesso al centro l’integrazione tra gli attori della filiera, ma perché lo ha fatto con numeri, risultati concreti e ricadute misurabili.
Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: quando produzione e distribuzione smettono di ragionare come fronti contrapposti e iniziano a lavorare dentro una stessa architettura, gli spazi per generare efficienza, innovazione e valore ci sono. E possono tradursi tanto in nuove referenze commerciali quanto in una gestione più razionale dei flussi logistici.

Dalla teoria ai numeri
Il progetto ha dimostrato come la cooperazione possa diventare una leva operativa, non solo un principio identitario. Da un lato ha favorito l’introduzione di prodotti innovativi, nel progetto fra Arandis e Coop Alleanza 3.0, come l’avocado italiano, e lo sviluppo di referenze già consolidate, come il pomodoro ciliegino, lavorando su più areali produttivi per ridurre il rischio di carenze legate alle criticità climatiche. Dall’altro ha inciso su una delle voci più delicate della filiera: la gestione logistico-commerciale.
Nel test pilota condotto sulla fornitura invernale tra Coop Alleanza 3.0 e Apofruit, il modello ha portato a un abbattimento del 34% del numero di ordini e dei giri dei mezzi di trasporto. Parallelamente, è aumentato il riempimento delle pedane, con un incremento del 9%, ed è migliorata la saturazione dei camion, pari a +0,5 pallet per mezzo. A fronte di queste efficienze, i volumi ordinati sono cresciuti del 10% e i benefici economici generati dalla logistica sono stati trasferiti sia ai consumatori, sotto forma di sconto sul prezzo finale, sia ai produttori.
Il punto, quindi, non è soltanto ridurre camion, ordini e inefficienze. Il salto di qualità sta nella possibilità di costruire un modello in cui la razionalizzazione dei processi non comprime il valore agricolo, ma lo redistribuisce lungo la filiera, tenendo insieme sostenibilità economica, competitività e convenienza per il consumatore finale.
Montroni: “Ragionare come un’unica azienda”
A inquadrare il valore del progetto è stato Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna. “Il contesto in cui operiamo è segnato da mercati instabili, rincari energetici e dall’impatto drammatico del cambiamento climatico. In questo scenario, la cooperazione è chiamata ad assumersi una responsabilità chiara: andare oltre la sola capacità di tenuta e delineare nuove prospettive”.

“Con questo progetto passiamo dall’analisi della logistica alla costruzione di una filiera integrata, dove produzione, logistica, trasformazione e distribuzione ragionano come un’unica azienda. Le cooperative sono presenti lungo tutta la filiera e il principio del cooperare tra cooperative ha agevolato questa gestione comune. Per la cooperazione, la convenienza non può essere disgiunta dalla qualità del lavoro e dalla salvaguardia dei territori: i risultati ottenuti sull’ortofrutta tracciano una rotta che dovrà estendersi progressivamente a tutte le nostre eccellenze agroalimentari”.
A dare concretezza al modello sono stati poi gli interventi degli operatori coinvolti nel progetto, chiamati a raccontare come l’integrazione di filiera sia stata tradotta in scelte operative, innovazione varietale, programmazione produttiva e nuove logiche logistiche.
Innovazione, colture e rischio condiviso
Massimiliano Moretti, direttore generale di Arandis del Gruppo AgriBologna, ha posto l’accento sul valore della regia comune. “Quando si parla di innovazione, il vero punto è capire come questa venga scaricata a terra. In questo percorso c’è stato il merito di coordinare ambiti diversi, con una regia capace di tenere insieme processi complessi. La nostra è una delle filiere più povere e redistribuire valore non è semplice: proprio per questo l’efficienza deve essere ricercata a tutti i livelli”.

Secondo Moretti, il valore aggiunto del progetto non riguarda solo la logistica, ma anche il modo in cui produzione e distribuzione possono condividere ricerca, sviluppo e rischio imprenditoriale. “Nel prossimo futuro sarà sempre più importante lavorare insieme anche su ricerca e sviluppo, per proporre al mercato ciò che effettivamente chiede. Operazioni come questa consentono di lavorare fianco a fianco con i produttori e motivarli ulteriormente. Le nuove colture possono spaventare, perché portano con sé incertezze tecniche, agronomiche e commerciali. Tavoli di questo tipo diventano quindi uno stimolo importante: ricerca, sperimentazione e messa a terra vengono affrontate in modo condiviso. È questa la strada da seguire come metodo di lavoro”.
Tra i progetti già avviati, Moretti ha richiamato l’avocado italiano. “Abbiamo sviluppato un progetto su 60-70 ettari distribuiti in più areali, con varietà Hass e impianti localizzati anche nell’area di Latina e dell’Agro Pontino. Il percorso è stato condiviso con Coop Italia e i primi riscontri sono incoraggianti: sono già stati venduti circa 10 mila chili e le aspettative sono alte”.
Il lavoro si allargherà poi al pomodoro ciliegino. “È una referenza sempre più altalenante a causa del clima, per la quale diventa necessario spostare e ampliare il bacino produttivo. Nei prossimi 10-15 giorni prenderanno il via le raccolte nel Lazio, con una pianificazione condivisa insieme a Coop. Parliamo di circa 25-30 mila chili”.
Un ulteriore fronte riguarda i fichi. “Abbiamo messo a dimora 60-70 ettari, di cui una cinquantina in Romagna e altri 20 tra Basilicata, Puglia e Lazio. È una tipologia varietale nuova per il mercato, con buon sapore e buona shelf life. Su questo progetto siamo ancora in una fase più arretrata, perché le piante hanno bisogno di tempo”.

La logistica e operatività giornaliera cambia passo
A entrare nel dettaglio della sperimentazione logistica è stato Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit. “Il punto di partenza è stato condividere le reciproche esigenze per poi tradurle in operatività produttiva. Ci siamo addentrati nella parte concreta del modello, verificando giorno per giorno quali risparmi e quali efficienze fosse possibile generare. Il test, condotto da dicembre ad aprile su alcuni prodotti ad alta conservabilità già presenti nel paniere di Coop Alleanza 3.0, ha riguardato kiwi, mele, patate e cipolle”.
L’obiettivo, ha spiegato Zanelli, era mantenere i volumi modificando il modello di riordino. “Abbiamo introdotto una programmazione più evoluta, passando da una logica AxA a una logica AxB, con l’obiettivo di ridurre il numero degli ordini, ottimizzare le unità a pedana, aumentare il riempimento e massimizzare i carichi per singolo viaggio”.

I risultati, secondo Apofruit, sono stati significativi. “Abbiamo registrato un aumento dei volumi del 10%, una riduzione degli ordini del 33%, lo spostamento di un giorno dell’anticipo ordine e un miglioramento del 12% nell’ottimizzazione delle pedane, con un riempimento arrivato al 96% e una saturazione dei mezzi cresciuta del 24%”.
Per Zanelli, il passaggio decisivo sarà spostare progressivamente il baricentro dal riordino alla previsione. “La sfida successiva sarà passare da una logica di riordino al demand planning, smettendo di ragionare solo day by day e introducendo strumenti di programmazione più avanzati, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale. Lavorare in anticipo rispetto alla normale attività AxA permette di gestire meglio il personale in magazzino, organizzare in modo più efficiente le lavorazioni e recuperare anche pochi centesimi. La sfida ulteriore riguarderà le campagne di prodotto più deperibile, come la frutta estiva, dove bisogna tenere insieme efficienza e freschezza. Ma siamo pronti a provarci”.

Trasporti, consegne e sostenibilità
Sul ruolo della movimentazione è intervenuto Luca Genitoni, direttore generale di TransCoop, che ha definito la logistica “l’anello di congiunzione tra produzione e distribuzione”. “La logistica deve essere sostenibile sotto più punti di vista: verso le persone che ne fanno parte, verso il prodotto, sul piano economico e naturalmente su quello ambientale”.
Secondo Genitoni, la chiave è lavorare in modo più preciso sulla previsione della domanda e sull’organizzazione delle consegne. “La produzione deve ragionare sempre di più sulla domanda prevista, mentre la Gdo deve affinare l’analisi delle agende di consegna ai punti vendita, sia per quanto riguarda le giornate sia per la collocazione oraria”.
Un altro tema è la frequenza delle consegne. “Va modulata in funzione delle performance del reparto e integrata con modelli di ottimizzazione dei percorsi. Dobbiamo lavorare anche sui viaggi di ritorno, perché recuperare carichi in rientro significa efficientare l’intera catena. Sul fronte ambientale abbiamo iniziato a lavorare con i biocarburanti: l’Hvo, Hydrotreated Vegetable Oil, può ridurre in modo significativo l’impatto emissivo, mentre l’elettrico oggi, per ragioni economiche, resta difficilmente applicabile su larga scala nelle aziende”.
Mazzini: “Uscire dalla zona di comfort”
A chiudere il quadro è stato Claudio Mazzini, responsabile freschissimi di Coop Italia, che ha insistito sul cambio di mentalità richiesto dal progetto. “Abbiamo provato a uscire dalla nostra zona di comfort e a chiederci cosa potessimo mettere sul tavolo per essere più efficienti e, allo stesso tempo, generare più valore. Ci siamo messi in gioco, portando dentro il percorso numeri, esigenze, ricerca e sviluppo condivisi”.

Per Mazzini, il valore del progetto è stato trasformare un confronto spesso teorico in un lavoro operativo. “Abbiamo provato a smettere di stare comodi nella logica AxA e a capire se, cambiando timing e pianificazione, fosse possibile avere prodotti migliori, meno camion e un beneficio economico per tutti. E i risultati sono evidenti. Poi, ovviamente, alcuni progetti performeranno di più e altri di meno, ma il fatto stesso di incontrarsi con una determinata frequenza, coordinarsi e condividere il percorso rappresenta un valore aggiunto enorme. È una strada troppo spesso idealizzata, che con questo progetto stiamo rendendo concreta”.
Il grande valore, ha aggiunto, è stato “togliersi la giacca” e lavorare su un terreno comune, anche attraverso un confronto franco. “Significa fare un passo indietro per farne tre avanti. Se diamo certezza al produttore che esiste un interesse reale, il problema non è soltanto il prezzo: il produttore ha bisogno di sapere che l’investimento ha una prospettiva. E questo possiamo farlo molto bene insieme”.
Il confronto si allarga alla cooperazione
La giornata è poi proseguita con gli interventi istituzionali e dei vertici del sistema cooperativo. Tra questi, Maura Latini, presidente di Coop Italia, Domenico Trombone, presidente di Coop Alleanza 3.0, Marco Casalini, presidente di Terremerse, e Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.
A chiudere i lavori sono stati Simone Gamberini, presidente di Legacoop Nazionale, e Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna. Interventi che hanno ulteriormente allargato il confronto dal caso specifico dell’ortofrutta al ruolo strategico della cooperazione nella costruzione di filiere più integrate, efficienti e capaci di redistribuire valore, e dei quali daremo conto nelle prossime edizioni. (lg)
Nella foto d'apertura da sinistra: Cristian Maretti, Presidente Legacoop Agroalimentare, Francesco Fumelli, Vicedirettore SCS Consulting, Claudio Mazzini, Direttore Freschissimi Coop Italia, Luca Genitoni, direttore generale di Transcoop, Mirco Zanelli, Direttore commerciale Apofruit, Massimiliano Moretti, Direttore Arandis del gruppo Agribologna e Maicol Mercuriali, giornalista specializzato in tematiche agroalimentari moderatore dell'evento.




















