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mercoledì 20 aprile 2016


Le donne in ortofrutta? Tutte «da inventare»

L’edizione da record del Vinitaly ha anche un tocco di rosa. Durante la kermesse veronese l'Associazione nazionale donne del vino ha realizzato alcuni appuntamenti negli stand regionali di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sicilia, durante i quali le socie hanno incontrato anche le delegazioni affini di Germania, Giappone, Polonia e Sudafrica.

Un momento di svago nel quale hanno trovato spazio anche argomenti seri, come i corsi di formazione per le candidate ai CdA dei consorzi del vino, finalizzati a stimolare lo sviluppo di una leadership femminile. Nell’agenda delle Donne del vino ci sono tanti progetti; tra questi, la Festa delle donne del vino che si terrà ogni anno il sabato precedente l’8 marzo. E poi trekking nei vigneti, un progetto sui rosati e persino il sostegno alle ricerche subacquee riguardanti il vino. 

Insomma, istituita nel 1988 dalla produttrice toscana Elisabetta Tognana, l’Associazione continua a crescere e oggi sono 650 le iscritte che rappresentano tutte le categorie della filiera vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione. Con risultati economici insindacabili. E’ uno dei sodalizi più attivi e vivaci nel vasto scenario eno-gastronomico nazionale e tra le espressioni più interessanti dell’imprenditoria femminile.

Sipario, applausi. Dall’altra parte, le aziende dell’ortofrutta: poco competitive sui mercati esteri, dimenticate dalle Istituzioni, poco gratificate dai consumi. Con una aggravante in più, la voce femminile ancora non si fa sentire.

Eppure, anche le donne del settore ortofrutticolo hanno capacità imprenditoriali e lavorano in modo professionale. Molte frequentano scuole e corsi, convegni, degustazioni, viaggi studio. Alcune di loro gestiscono patrimoni di famiglia, imprese leader, gruppi di valenza internazionale.

Ma - mentre i cambiamenti di abitudini nel mondo delle consumatrici hanno contribuito al “salto di qualità” delle donne del vino, perché oggi sanno scegliere un prodotto di qualità, gustarlo in modo consapevole e apprezzarne le caratteristiche per arrivare ad abbinarli correttamente - il senso di incertezza che sta invadendo il nostro settore sembra rallentare anche le nostre signore. E, la settimana scorsa, l’assemblea di Fruitimprese era praticamente una riunione per soli uomini. Fino a pochi anni fa c’era Danila Bragantini a tenere alto l’onore rosa e, dopo di lei, poche altre.

Tuttavia, senza bisogno di pensarci troppo, di donne “in campo” ce ne sono molte: Loredana Alberti, Nuccia Alboni, Valentina Borghi, Cinzia e Raffaella Busana, Marina Tamai, Raffaella Di Donna, Teresa Diomede, Cristiana Furiani, Maria Carola Gullino, Chiara Lo Bianco, Patrizia Manghi, Anna Maria Minguzzi, Francesca Nadalini, Raffaella Orsero, Paola Pappalardo, Serena Pittella, Silvia Salvi, Annarita Secondulfo, Monica Solarino, Daniela Spreafico, Carmela Suriano, Elisa Zani. Poi, ci sono quelle impegnate nelle attività “collaterali”, da Federica Argentati a Monica Artosi, da Elisa Macchi e Simona Rubbi a Marica Soattin (e mi scuso se nella mia rubrica ne manca qualcuna, ma sono pronta ad aggiornarla, nda). Per non parlare delle signore della comunicazione e del marketing.

Ma - l’abbiamo capito - mentre il vino fa tendenza, frutta e verdure “fanno senza”. Quindi, di che parliamo? Di rimboccarsi le maniche? Già fatto. Di fare battaglie contro il sesso forte? Anacronistico e controproducente. Di quote rosa? Non siamo panda in via di estinzione! A Think Fresh, il prossimo 9 giugno a Firenze, per ora sono solo due le speaker che siederanno ai tavoli di lavoro insieme ai loro colleghi uomini e ai manager della Gdo (tra questi, del gentil sesso sono in tre) e delle aziende fornitrici di servizi. Eppure, i tempi sono maturi per una chiave di lettura al femminile. E, se non vi persuade il “fattore donna”, lasciatele provare: peggio di così non si può stare.

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