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martedì 25 settembre 2018


Volumi su, calendario ampio: spauracchio greco

Un competitor agguerrito che, insieme alla produzione, ha aumentato i mercati di riferimento - con l’Italia che si rivela cliente sempre più affezionato - e sta lavorando per innalzare la qualità: la scalata della Grecia del kiwi non passa inosservata e ieri a Verona, nel convegno sulle stime produttive e commerciali, il direttore di Cso Italy, Elisa Macchi ha dedicato un mini-focus al concorrente ellenico. Nel 2018/19 i volumi dovrebbero confermarsi sulle 220mila tonnellate, in linea con la scorsa, prolifica stagione e con quella ancora precedente.



I dati esatti relativi alle superfici non sono disponibili, ma i delegati greci presenti alla conferenza dell’International Kiwifruit Organization (Iko) che si è svolta in Francia hanno sottolineato che l’incremento prosegue; l’area interessata supera già oggi i 9.200 ettari.

L’export 2017/18 ha toccato quota 150mila tonnellate dopo un periodo in cui le vendite oltre confine erano stabilmente posizionate attorno alle 100mila tonnellate annue e il prezzo medio si è posizionato al livello più elevato (98 centesimi, oltre 20 cent più del 2016/17) delle ultime 18 campagne commerciali.



Non solo: fino a qualche anno fa - ha spiegato Macchi - l’export greco era "impattante" sul mercato a inizio stagione. Nelle ultime annate, e in particolare durante la campagna 2017/18, le spedizioni sono aumentate notevolmente e si sono protratte nel tempo.



Periodo più lungo di commercializzazione, maggiori sbocchi: se prima dell’embargo il kiwi greco destinato alla Russia rappresentava circa il 40% delle movimentazioni totali, dopo la chiusura delle frontiere decretata da Putin Atene ha riposizionato il proprio export inviando il frutto prevalentemente nell’Ue28, in particolare Germania, Spagna e, durante l’ultima campagna, soprattutto verso l'Italia, che ha "assorbito" il 21% del totale delle esportazioni elleniche: più di un kiwi su cinque. Ma anche in Nord America la Grecia ha ormai il suo spazio.

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