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Sugar Tax martedì 24 settembre 2019


Sugar tax, il rischio di un effetto boomerang

La sugar tax può essere funzionale all’aumento delle vendite di ortofrutta o rivela una volta di più l’incapacità di elaborare idee valide - e originali - per incentivare i consumi di prodotti salubri? La tassa sulle merendine e le bevande zuccherate proposta dal ministro per l'istruzione Lorenzo Fioramonti - e su cui anche il premier Giuseppe Conte è d'accordo - può forse portare qualche beneficio indiretto al nostro settore, ma l'imposizione di una "tassa etica" solleva diverse perplessità. E il rischio di un effetto boomerang sui consumi, non solo di bibite e merendine, potrebbe essere concreto a sentire l'opinione dei distributori.


La sugar tax non è certo una novità, tanti Paesi in Europa e nel mondo l'hanno adottata e nel nostro Paese prodotti come alcol e sigarette, tanto per fare un esempio, foraggiano le casse dello Stato. Sulla tassa sulle merendine "non è deciso ancora nulla, la valuteremo insieme, ci ragioneremo e ci confronteremo", ha ribadito ieri il premier Conte, ma intanto la proposta ha sollevato un polverone.



Il ministro Teresa Bellanova ci va più cauta. "Credo nell'educazione e nella cultura alimentare - scrive sulla sua pagina Facebook - dobbiamo lottare contro gli sprechi e insegnare ai nostri piccoli l'importanza di una dieta sana. Buona agricoltura. Buon cibo. Queste le nostre parole d'ordine. Propongo un metodo: evitiamo il rincorrersi delle dichiarazioni e lavoriamo in modo rigoroso, confrontandoci nelle sedi deputate. Se ne avvantaggeranno i temi e il Paese, senza fughe in avanti né proclami che rischiano di fare più male che bene. L’agricoltura ha un ruolo fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico. Abbiamo bisogno di un Piano Verde che coinvolga tutti. Non dobbiamo tassare gli agricoltori ma lavorare insieme a loro per proteggere il territorio e salvaguardare l’ambiente".

"Un annuncio inutile, che fa solo danni", questa l'opinione di Andrea Guerra, amministratore delegato di Eataly, che sul Corriere della Sera spiega: "è un proclama che aumenta l'incertezza nella società e tra le imprese. Il governo dovrebbe dire piuttosto quali sono gli obiettivi, dove stiamo andando. Abbiamo davanti la legge di Stabilità, non partirei dalla tassa sulle merendine. A meno che non ci vogliano distrarre". Parlando del biologico l'ad della catena sottolinea come l'etichetta del bio sia "importante, dà valore ai piccoli produttori. Ma l'Italia, che ha un'enorme biodiversità e un patrimonio straordinario di prodotti agricoli e artigianali, deve avere ambizioni oltre il bio, puntando su una lunga sostenibilità agricola, con più investimenti, più tecnologia e più persone preparate. Per durare nel tempo".



Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé, ribadisce che "l’idea di tassare le merendine e le bibite gassate è sbagliata e si tradurrebbe solo in un aggravio dei costi per le famiglie e in una contrazione dei consumi, senza generare alcun tipo di output positivo in termini educativi. Peraltro, è oltremodo scorretto generalizzare criminalizzando queste due categorie. L’educazione alimentare è una cosa molto importante, ma soprattutto è una cosa seria e come tale andrebbe affrontata, non usandola come paravento per fare ulteriore cassa sulle spalle di famiglie e imprese. Non si fa educazione alimentare con le tasse ma attraverso campagne educative diffuse e capillari, a cominciare dalle scuole, per esempio, ma anche all’interno dei punti vendita, come il progetto che stiamo portando avanti come Gruppo VéGé e che si chiama VéGé per Voi”.

Assobibe, l'Associazione italiana degli industriali delle bevande analcoliche, si schiera ovviamente contro l'ipotesi della sugar tax. "Preoccupano ricette economiche incentrate sull'aumento della pressione fiscale anziché tagli di spesa pubblica - evidenzia in una nota - Non costruttivi approcci demagogici in cui si diffondono informazioni non corrette e diseducative, come la dannosità di un bicchiere di aranciata, contrarie alle imprese che investono e creano occupazione in Italia. Non si comprende - si legge ancora nella nota - la motivazione per valutare penalizzazioni ulteriori al mercato di bibite zuccherate già in contrazione costante da 10 anni (-25% di litri venduti) e assoggettata da una aliquota Iva del 22% rispetto alla media Ue applicata al settore del 16%".

A spaventare il settore ortofrutticolo è invece l'ipotesi di tagliare le agevolazioni per il gasolio agricolo. A tal proposito Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria, rilancia: "Mettere più frutta italiana nelle bibite per far tornare conveniente piantare alberi da frutto nel nostro Paese sarebbe la vera svolta green che aiuta l'ambiente, la salute e l'economia e l'occupazione. Il gasolio è l'unico carburante utilizzabile al momento per i trattori e colpirlo non porterebbe alcun beneficio immediato in termini di utilizzo di energie alternative ma determinerebbe solo aumento dei costi e perdita di competitività al sistema agricolo rispetto ai concorrenti degli altri Paesi europei che non hanno lo stesso inutile balzello".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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