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lunedì 28 settembre 2020


Perché la politica snobba l'ortofrutta

Mi unisco al coro delle lamentale che si sono susseguite nei giorni scorsi sulla nostra rivista per il mancato accesso del comparto ortofrutticolo agli sgravi contributivi previsti del Decreto Rilancio, ma provo ad andare oltre per non alimentare ulteriormente un oramai sterile piagnisteo.

Perché l’ortofrutta è quasi sempre dimenticata nelle stanze dei bottoni della politica nazionale e, qualche volta, anche dentro il palazzo di via XX Settembre? Questa è la domanda che dobbiamo porci se vogliamo evitare di sprecare fiato e inchiostro in inutili lamentele.

Sebbene nel caso specifico citato una minor attenzione al nostro comparto possa essere giustificata dall’effetto ridotto di Covid 19 sulle attività della filiera ortofrutticola rispetto ad altri comparti dell’alimentare più blasonati ma maggiormente legate ai consumi fuoricasa, in senso generale l’ortofrutta finisce spesso nel dimenticatoio perché a mio avviso non gode di un sentiment positivo da parte dell’opinione pubblica, che è il principale target e riferimento di chi fa politica.



Se si parla di ortofrutta sui media generalisti, infatti, si fa riferimento in primis al “caro prezzi”, che è intimamente legato alla nostra categoria quanto i “nuovi amori” a Belen Rodriguez; inoltre – sempre più di frequente – le attività ortofrutticole sono connesse allo sfruttamento della manodopera, tema che tocca profondamente i nostri connazionali sia sul piano etico che su quello della pubblica sicurezza per i forti legami con l’immigrazione clandestina e la malavita organizzata. Infine, ciliegina sulla torta, ogni primavera dalle aree ortofrutticole si vaporizza su tutto lo stivale la polemica sull’uso dei pesticidi, pardon agrofarmaci, che minano la salute dei residenti nelle zone agricole e, poi, quella di tutti i consumatori, pardon utilizzatori, per essere politically correct, come oggi va di moda dire.

Con questo background non è difficile capire perché i politici stiano alla larga dall’ortofrutta, più piaga infetta che straordinaria risorsa del nostro Bel Paese. Per trovare traccia delle bellezze e dei valori del nostro comparto occorre infatti salire diversi piani del palazzo della comunicazione arrivando al mondo specialistico dei giacimenti enogastronomici, della biodiversità, della tutela del territorio. Roba per pochi eletti che non fa ancora breccia sul grande pubblico a cui, invece, sono arrivati da tempo i valori della viti-vinicoltura e dell’agriturismo, ma ora anche dell’apicoltura che, guarda caso, sono premiati dal DL rilancio.



Cosa deve fare il comparto ortofrutticolo per colmare questa lacuna? Deve uscire dalla sua autoreferenzialità portando i suoi valori fuori dalla sua ristretta filiera, facendo sistema con chi è già vissuto positivamente dall’opinione pubblica. Possibile che una parte non marginale di nutrizionisti metta in guardia dal contenuto in zuccheri della frutta senza spendere una parola sulla differenza nel metabolismo di fruttosio e glucosio? Possibile che Bruno Vespa abbia solo le immagini video di un banco di frutta e verdura del mercato per introdurre periodicamente il tema dell’inflazione a Porta a Porta? E’ accettabile che pesticidi e frutteti siano oramai un accoppiamento più famoso di pere e formaggio?

La risposta è no, ma - oltre a lamentarsi - occorre essere proattivi per cambiare questa percezione. Per provare a dare uno stimolo in questa direzione quest’anno abbiamo pensato di dedicargli il nostro Speciale Frutta & Verdura titolandolo: “Da filiera a sistema – come portare l’ortofrutta fuori dai suoi confini”.




Sarà un viaggio fra medicina, sport, cultura, arte, alimentazione con ospiti prestigiosi in un format inedito, studiato appositamente per questa occasione, che presenteremo prima di Natale e che vi sveleremo nelle prossime edizioni di Italiafruit News. Stay tuned.

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