Attualità
Pesche e nettarine, le priorità per il rilancio
Le strategie per la peschicoltura del futuro partono dalle conoscenze

La sessione mattutina del convegno, moderata dal "nostro" Ivano Valmori, ha ospitato relatori di spicco, tra cui - in ordine di esposizione - Elisa Macchi (Direttore CSO), Giancarlo Minguzzi (Presidente FruitImprese Emilia Romagna), Hans-Christoph Behr (AMI) e Carlo Pirazzoli (Università di Bologna).
Come si sta muovendo il sistema produttivo italiano nel contesto europeo? Su quali livelli si attestano i consumi di pesche e nettarine nei Paesi in cui l'Italia esporta maggiormente? Cosa bisogna fare per garantire la sostenibilità economica di un comparto che presenta costi produttivi sempre più elevati rispetto ai nostri principali competitor? A queste domande hanno cercato di rispondere Elisa Macchi, Giancarlo Minguzzi, Hans-Christoph Behr e Carlo Pirazzoli con quattro relazioni molto approfondite.
I numeri di pesche e nettarine tra necessità di aggregazione, miglioramento qualitativo e programmazione dell'offerta
Il Direttore CSO Elisa Macchi, dopo aver illustrato la panoramica della peschicoltura europea, e specialmente il caso di successo commerciale della Spagna nel segmento delle pesche piatte (+290% di raccolta dal 2010 al 2014), ha evidenziato che l'Italia è attualmente il primo paese produttore di pesche e nettarine a livello europeo, con oltre il 40% dell'offerta totale. Lo scorso anno, infatti, ne sono state prodotte 1.463.000 tons, sulle 3.800.000 tons totali in tutta Europa. La produzione italiana si attesta però sui livelli degli scorsi anni, mentre crescono in misura significativa le produzioni da parte dei nostri principali competitor.

All'interno del panorama frutticolo italiano che, come spiega Macchi, dà lavoro a circa 100 mila persone – molte di più rispetto ai 24.000 addetti della Fiat –, i numeri del comparto peschicolo testimoniano la sua rilevanza economica: "pesche e nettarine rappresentano circa il 25% dell'offerta frutticola italiana, per un valore alla produzione in grado di superare i 600 milioni di euro. Tuttavia tale comparto si caratterizza come uno dei più disaggregati per eccellenza" aggiunge Macchi. Basti pensare che nell'ambito del CSO, "il pesco è la specie con la minore rappresentatività rispetto al complesso delle superfici investite", pari al 16%, contro il 35/36% circa di pere e kiwi. Pertanto, Macchi rileva che oltre all'aggregazione "è fondamentale proseguire il miglioramento varietale, uniformare l'offerta di prodotto su standard qualitativi elevati, ma allo stesso tempo rendere riconoscibili le diverse varietà con le loro caratteristiche". Varietà che, secondo i catasti delle imprese aderenti al CSO, sarebbero ben 470 tra pesche, percoche e nettarine, rispetto alle 450 del 2004.
Un altra imprescindibile soluzione proposta dal Direttore del CSO è l'attenta programmazione a livello sia italiano che europeo, al fine di evitare eccessi di prodotto sul mercato. "La programmazione può essere fatta solo se si conosce la situazione attuale – chiosa Macchi –. E' necessario costituire il catasto delle produzioni, ma in una situazione di così elevata disaggregazione diventa difficile".
Uno sguardo alla Spagna, forte aumento dell'export in Germania e Francia
Il Presidente FruitImprese Emilia Romagna Giancarlo Minguzzi ha invece puntato l'attenzione sui flussi commerciali in Europa, segnalando che nel 2013 l'Italia ha continuato a destinare le sue pesche e nettarine soprattutto in Germania. Come emerge dalla tabella sottostante, la nostra performance su questo storico mercato è però in calo, avendo "perso" in un solo anno – tra il 2013 e il 2012 – oltre 18 mila tons di nettarine.

Minguzzi evidenzia poi che l'export italiano nel 1° semestre 2014 segna un incremento del 24% a volume, ma un pesantissimo -17% a valore. Di contro, l'import italiano è aumentato del 29% a volume e dell'1% a valore.
Guardando ai dati di chi performa meglio, la Spagna, si nota una crescita dell'export a volume pari al 17% sul 2012, con risultati straordinari a livello europeo (+21%), e in particolar modo in Germania (+31%) e Francia (+22%). Parallelamente, la Spagna nel 2013 ha incrementato del 23% le importazioni di pesche e nettarine, ma non di quelle originarie dall'Italia (-22%).

In relazione ai maggiori Paesi importatori, l'import pesche e nettarine della Germania mostra un andamento pressoché stabile negli ultimi 5 anni, per un totale di circa 280 mila tons nel 2013. L'attuale leader di mercato è la Spagna con il 50% di quota; l'Italia segue a ruota con il 43%. L'import del Regno Unito sta invece aumentando costantemente, portandosi nel 2013 a superare le 80 mila tons. Anche questo mercato è dominato dalla Spagna, che detiene una market share del 63%.
Germania, il 60% delle pesche e nettarine si vendono al discount
Hans-Christoph Behr, della società di consulenza tedesca AMI, ha segnalato che il consumo di pesche è nettarine è molto più alto nei Paesi produttori d'Europa rispetto a quelli importatori. Tra questi ultimi, la Germania registra il maggior consumo per famiglia (2,39 kg/persona nel 2013 – nettarine 1,51 kg/persona, pesche 0,88 kg/persona), ma allo stesso tempo anche i minori prezzi al consumo, che nel 2013 si sono attestati a 1,75 euro/kg per le nettarine e 2,16 euro/kg per le pesche. Mediamente, un consumatore tedesco spende in pesche e nettarine solo 4,53 euro all'anno, contro i 10,04 euro degli italiani, i 6,97 euro dei francesi ed i 6,72 euro degli spagnoli.
Rispetto alle nettarine, in generale le pesche vengono consumate in misura minore nei Paesi importatori, anche se la loro incidenza è in costante crescita negli ultimi 5 anni, grazie alla diffusione di pesche piatte di ottima qualità e ideali per un consumo "on the go".
In Germania, aggiunge Behr, il segmento di clienti che consuma maggiormente pesche e nettarine è quello degli over 70. "La Germania "sta consumando sempre più pesche piatte, proposte in confezioni da 500g: la quota a volume è salita al 17,8% nel 2014, rispetto al 10,9% del 2013 e del 9,7% del 2014".
Behr ha infine spiegato che la Germania registra un consumo del frutto più precoce rispetto a Italia e Spagna, che si riduce in autunno e rimane molto debole in contro-stagione. In questo Paese, i volumi commercializzati di pesche e nettarine si convogliano per il 60% nel canale discount. Discorso diverso per Francia e Spagna, dove i volumi si concentrano rispettivamente negli iper (32%) e nei canali tradizionali (60%), ossia mercati rionali e fruttivendoli.

Per ultimo, Carlo Pirazzoli dell'Università di Bologna ha esposto i risultati di uno studio di competitività che ha riscontrato come i costi di produzione in Italia siano significativamente superiori rispetto a quelli dei nostri principali competitor, Spagna e Grecia su tutti. Pirazzoli ha inoltre rilevato che all'aumento dei costi riscontrato negli ultimi anni, non è corrisposto un aumento dei prezzi alla produzione che, invece, sono rimati fermi sui livelli di dieci anni fa.

Secondo Pirazzoli, la sostenibilità del comparto si acquisisce prestando attenzione a nove fattori tra loro interrelati: "contenimento dei costi, aumento delle rese produttive, miglioramento qualitativo, rinnovamento varietale, riconoscimento del prodotto, adeguamento dell'offerta alla domanda, programmazione dell'offerta, coordinamento di sistema, perseguire accordi di filiera migliorativi per i produttori agricoli.
La tavola rotonda: "fare più cooperazione e meno competizione"
A seguito delle presentazioni è andata in scena una tavola rotonda, sempre moderata da Ivano Valmori, nella quale i rappresentanti delle singole aree produttive e commerciali hanno commentato i dati proposti dalle relazioni di base.B. Koukouryannis (Consulente OP) ha evidenziato le difficoltà manifestate dalla Grecia a seguito dell'embargo russo a metà estate, sottolineando però come i prezzi fossero già sotto i costi di produzione e come sia stato molto difficile trovare altri mercati alternativi in breve tempo. Il rappresentante spagnolo di Fepex, J. Gòmez, ha sottolineato che il grande sviluppo delle pesche piatte e delle produzioni tardive ha modificato in modo sostanziale l'assetto della peschicoltura spagnola e che il ritardo nello sviluppo delle pesche piatte abbia costituito per loro una ulteriore opportunità competitiva, visto il successo di questa categoria.
U. Spieckermann di Edeka ha richiamato l'importante ruolo della contingenza climatica nelle problematiche del 2014, ma ha parimenti evidenziato come sia necessario un maggiore senso di responsabilità da parte della produzione nello sviluppo dell'offerta per evitare che la qualità inadeguata comprometta l'evoluzione positiva dei consumi di pesche e nettarine nel complesso.
I delegati italiani hanno invece puntato l'attenzione sulle esigenze di maggiore coordinamento fra gli agricoltori, le imprese di lavorazione e tutti i soggetti commerciali.
Cristian Moretti di Agrintesa ha evidenziato come la programmazione di medio lungo periodo sia il nostro tallone d'Achille, mentre Ilenio Bastoni di Apofruit ha sottolineato come la carenza informativa, sia sulla composizione della superficie già investita, che sulla sua evoluzione, costituisca un serio ostacolo alla programmazione commerciale.
Carlo Manzo di Ortofruit Italia ha posto l'accento sulle maggiori esigenze di comunicazione se si vuole innalzare il consumo di pesche e nettarine a partire dal nostro paese per finire ai mercati emergenti. Gabriele Ferri, in rappresentanza dell'OI Pesche e Nettarine ha segnalato la necessità di recuperare il rapporto diretto con le catene distributive all'estero per evitare che l'intermediazione porti allo sviluppo di iniziative promozionali deleterie sia nei tempi che nei valori. Infine, Giacomo Galdiero di AOP Serena ha chiosato che a fronte di questa situazione il mondo agricolo deve "fare più cooperazione e meno competizione, facendo tutti un passo indietro per farne due avanti".
Tutte le relazioni presentate sono scaricabili sul sito del CSO, organizzatore dell'evento.
Nei prossimi giorni, Italiafruit pubblicherà notizie di approfondimento sulla sessione tecnico-scientifica, tenutasi ieri nel pomeriggio sotto la "regia" di Silviero Sansavini. Il convegno nazionale proseguirà questa mattina con una sessione dedicata agli agrofarmaci.
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