Attualità
Agrofarmaci e frutta: paradossi al limite dell'incredibile
Sfilza di contraddizioni "snocciolate" al convegno Peschicolo di Ravenna
Paradossi al limite dell'incredibile. Venerdì scorso, a Ravenna, durante lo svolgimento del 27° Convegno Peschicolo, se ne sono sentite di tutti i colori. Molto probabilmente, chiunque non fosse stato del settore, avrebbe pensato che si raccontassero delle barzellette invece, nostro malgrado, tutto vero.
La fiera dell'assurdo è iniziata quando il Dott. Petricca del Ministero delle Politiche Agricole, durante la sua relazione sulla normativa degli agrofarmaci, affermava come in Italia, l'utilizzo in deroga debba essere avvalorato da ben 4 ministeri, quando in altri Paesi ne bastano al massimo due. Logico immaginare come i tempi si dilunghino, soprattutto se un ministero è in disaccordo con gli altri.
Joaquim Gomez ha ricordato come anche in Spagna (fortunatamente...) accadano eventi inspiegabili. Diversi sono gli esempi raccontati dal pragmatico relatore spagnolo:
Dopo l'intervento spagnolo, Davide Vernocchi ha messo in luce le "stravaganze" made in Italy:
Mi fermo qui, con gli esempi portati dai relatori del convegno. Se dovessi analizzare tutti i paradossi dell'ortofrutta italiana non basterebbe un intero numero di ItaliaFruit.
Copyright 2014 Italiafruit News
La fiera dell'assurdo è iniziata quando il Dott. Petricca del Ministero delle Politiche Agricole, durante la sua relazione sulla normativa degli agrofarmaci, affermava come in Italia, l'utilizzo in deroga debba essere avvalorato da ben 4 ministeri, quando in altri Paesi ne bastano al massimo due. Logico immaginare come i tempi si dilunghino, soprattutto se un ministero è in disaccordo con gli altri.
Joaquim Gomez ha ricordato come anche in Spagna (fortunatamente...) accadano eventi inspiegabili. Diversi sono gli esempi raccontati dal pragmatico relatore spagnolo:
- Le catene distributive del centro Europa richiedono per gli agrofarmaci limiti ancora più stringenti di quelli stabiliti dalla legge, obbligando, talvolta, pure i laboratori nei quali effettuare le analisi. Tuttavia, le stesse catene, importano prodotto da altri Paesi (soprattutto in contro-stagione) di dubbia salubrità. L'Ue, nel dubbio, da ragione alla GDO con gravi ripercussioni per i produttori.
- L'UE impedisce l'utilizzo di trattamenti post raccolta che permetterebbero di raggiungere Paesi lontani (ad esempio le susine in Sudafrica) tuttavia non ostacola l'importazione da questi Paesi che utilizzano suddetti principi attivi. E' evidente come il produttore non possa lottare ad armi pari con i competitor, soprattutto se si pensa che diverse nazioni, (ad esempio gli USA) utilizzano le barriere fitosanitarie come una sorta di protezionismo per il prodotto locale, mentre l'UE fa l'esatto contrario.
Dopo l'intervento spagnolo, Davide Vernocchi ha messo in luce le "stravaganze" made in Italy:
- Per l'etossichina siamo i leader dei paradossi. Il Ministero della salute lo vieta per motivi ambientali e per il benessere del consumatore; tuttavia, non impedisce importazioni da chi lo utilizza (Spagna) creando dubbi sulla logicità dell'operazione e sulla seria volontà di proteggere il consumatore finale.
- Il produttore, almeno per le drupacee, non ha la certezza di utilizzare piante sane, come confermano impianti di pesco e susino che subito dopo l'impianto manifestano malattie gravissime ed inguaribili come sharka e fitoplasmi.
- Non si hanno armi efficaci per contrastare malattie nel post-raccolta. La termoterapia, citata nella sessione scientifica del giorno precedente, non convince Vernocchi; a parte l'utilizzo in deroga del fludioxonil non si hanno strumenti di lotta efficaci.
- Non è possibile esportare la cultivar Angeleno in Brasile, in quanto l'anno scorso le autorità locali si sono accorte che possono importare solo il susino europeo e non quello cino-giapponese...
Mi fermo qui, con gli esempi portati dai relatori del convegno. Se dovessi analizzare tutti i paradossi dell'ortofrutta italiana non basterebbe un intero numero di ItaliaFruit.
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