Tortarello, il melone immaturo che sembra un cetriolo

Dalla Magna Grecia una testimonianza storica per il progetto BiodiverSO

Tortarello, il melone immaturo che sembra un cetriolo
La foto in apertura è una rappresentazione chiamata "Fruttini votivi di terracotta", viene dal Museo Archeologico Nazionale di Taranto ed è inserita nella descrizione della "Alimentazione nel Bruttium" all'interno del sito web del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ciò che la rende particolarmente interessante è uno dei soggetti ritratti: il tortarello verde, una varietà di melone diffuso in Magna Grecia con un gusto molto simile a quello del cetriolo.

La base dell'alimentazione nel Bruttium, l'antica regione dei Bruttii, che insieme con la Lucania formava la Regio III, una delle undici regioni in cui era divisa l'Italia augustea, e corrisponde grosso modo all'odierna Calabria, come nel resto della Magna Grecia, era costituita soprattutto dai vegetali: cereali, legumi e frutta. Si trattava perciò di un'alimentazione prevalentemente vegetariana, con uno scarso apporto calorico.

Ciò che volgarmente è chiamato "tortarello" è il C. melo L. subsp. melo var. flexuosus L. Naudin ed è una cucurbitacea diffusa su tutto il territorio pugliese, e non solo. I suoi frutti possono essere consumati crudi in insalata o per accompagnare primi piatti. Le popolazioni di tortarello sono ritenute estremamente interessanti, perché rappresenterebbero la traccia di antiche varietà di melone dell'epoca egizia di cui non sono disponibili esemplari nelle collezioni di germoplasma di Naudin, Pagalo e Grebenscikov.

La morfologia del tortarello è frutto dell'assenza di barriere agli incroci intraspecifici, che ha quindi reso estremamente variabili i caratteri osservati nel germoplasma di queste popolazioni di melone. Il tortarello è più o meno lungo e tortuoso, con colorazioni bianco o verde più o meno scuro e, in qualunque caso, privo del sapore amaro anche quando immaturo.

Oltre ai produttori locali, anche ditte sementiere della zona assicurano la distribuzione delle popolazioni più interessanti: "Cocomero tortarello verde", "Tortarello bianco barese", "Tortarello verde barese", "Tortarello pugliese", "Cetriolo tortarello barese chiaro", "Cetriolo tortarello barese scuro".



L'immagine dell'offerta votiva presente nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, (che ci svela quanto sia antico il tortarello) è stata segnalata da stata segnalata da Francesca Casaluci, collaboratrice del Parco Otranto-Leuca e partner del progetto "Biodiversità delle specie orticole della Puglia" (BiodiverSO). Francesca Casaluci, in un contributo che ha pubblicato sul sito web del progetto BiodiverSO, ricorda che «nell'antichità la protezione dei campi, dei lavori agricoli e dei prodotti della terra era affidata a numerose entità tutelari, maggiori e minori, con competenze specifiche o più generiche. A queste venivano offerte primizie e, più in generale, cibo. L'atto di "dare" in dono alla divinità doveva determinare un "avere" nel momento del raccolto.»

E ancora: «Talora riproduzioni in terracotta prendevano il posto di offerte deperibili. Questo ha reso possibile che alcune testimonianze di queste pratiche rituali giungessero fino ai giorni nostri. Frutta e verdura ricoprivano anche un importante ruolo simbolico: basti pensare alla melagrana, simbolo di regalità e di fecondità, attributo di molto dee telluriche. Lo stesso vale per il papavero, attributo di Cerere/Demetra, rappresentato anche in alcune statuette minoiche sul capo di una dea con le braccia levate verso il cielo.» Anche per il tortarello la simbologia è interessante: «Potrebbe essere legato alla fecondità maschile, come molti vegetali lungiformi.»

Per maggiori informazioni sul tortarello e su altri ortaggi storici dell'orticoltura pugliese, consultare il sito del progetto BiodiverSO. Il progetto BiodiverSO ("Biodiversità delle specie orticole della Puglia") si pone l'obiettivo di ridurre in maniera significativa l'attuale tasso di erosione della biodiversità delle specie orticole pugliesi, intervenendo sulle varietà locali più a rischio e collaborando con Università (di Bari, di Foggia, del Salento), Centri di ricerca (CNR di Bari) ed aziende. Il responsabile è il Dott. Pietro Santamaria, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali dell'Università di Bari.