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mercoledì 17 giugno 2015


La batteriosi del kiwi rialza la testa

Dopo un anno di "transizione" la batteriosi del kiwi torna ad alzare la testa ma per le aziende agricole che hanno messo in atto misure di prevenzione, seguendo la corretta profilassi, la situazione può definirsi sotto controllo a differenza di chi non ha adottato le necessarie contromisure; discorso diverso, invece, per la moria del kiwi circoscritta a una fetta (quella occidentale) della provincia di Verona la quale con i primi caldi sta iniziando a manifestarsi senza che al momento ci siano contromisure convincenti nonostante prove e protocolli tesi a contrastarla.

E' quanto emerso, in estrema sintesi, in occasione dell'incontro tecnico-scientifico post-symposium Psa 2015 svoltosi lunedì pomeriggio nella sala convegni del Centro agroalimentare di Verona Mercato. Per la Psa, è stato sottolineato, occorre in ogni caso proseguire l’esperienza di monitoraggio e insistere con la sperimentazione condotta  da due anni  in provincia di Verona per chiarire agenti patogeni e tecniche di difesa efficaci contro il batterio.  

L'incontro, presieduto dal presidente di Confcooperative Verona Fausto Bertaiola (nella foto) e organizzato da Gianni Tacconi, del CRA-GPG Centro di Genomica di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), ha rappresentato una sintesi del Simposio ospitato dall’università di Bologna dal 10 al 13 giugno scorsi.  Il summit veneto ha visto una nutrita schiera  di relatori illustrare le ultime ricerche riguardanti la Psa.    

"Dopo un 2014 relativamente tranquillo, la batteriosi è tornata a manifestarsi in terra scaligera e in molte altre zone vocate del Paese ma, a differenza del passato, chi ha operato in maniera adeguata sul fronte della prevenzione può gestire il problema", spiega Bertaiola a Italiafruit News. "Rimane invece del tutto aperta la sfida alla moria, foriera di gravi problemi, nell'ovest della provincia scaligera. Sono in atto protocolli e prove per combattere il fenomeno, le cui dimensioni sono ancora in fase di definizione". 

Bertaiola, nel suo intervento introduttivo ha anche evidenziato come l’ortofrutta veronese, che da sempre si è qualificata come uno dei distretti produttivi più importanti a livello nazionale, stia vivendo da alcuni anni il suo momento di difficoltà più accentuata. “A problemi strutturali mai risolti, come eccessiva frammentazione dell’offerta, mancanza di programmazione – ha affermato - si aggiungono problemi fitosanitari di primissima gravità. La sperimentazione e la ricerca latitano da parecchi anni sul nostro territorio e quando si è fatto qualcosa, il più delle volte era  in modo scollegato dalle esigenze del mercato e dalle aziende". 

"La coltivazione del kiwi, che ha trovato nel Veronese il suo habitat più favorevole, sembrava essere una sana boccata di ossigeno per il comparto ma le gravissime fitopatie di cui oggi ci occupiamo stanno decimando gli impianti. Qui però  - rileva - la risposta del territorio è stata istintiva ma nello stesso tempo straordinaria: si è costituito un gruppo di lavoro che ha visto la partecipazione di tutte le rappresentanze agricole territoriali, del dipartimento agricoltura della provincia e del servizio fitosanitario; insieme agli enti territoriali e alla Camera di commercio, è riuscito a reperire risorse sufficienti per impostare un primo lavoro di sperimentazione". 

"Il Consorzio di tutela kiwi di Verona  - ha concluso Bertaiola - ha incaricato tecnici delle Op e delle Cooperative i quali hanno affiancato i tecnici dell’Osservatorio Regionale per le malattie delle piante e hanno coordinato le informazioni provenienti da sperimentazioni sul territorio con quanto effettuato a livello nazionale e in altre regioni in questo campo. Aggiornamento e confronto continuo, monitoraggio costante e informazione sul territorio costituiscono la chiave per una sperimentazione corretta in frutticoltura e per affrontare razionalmente una situazione che si profila di estrema gravità per il territorio veronese”.

Annalisa Polverari, dell'Università di Verona, ha illustrato il progetto della Regione Veneto riguardante lo studio approfondito del batterio e delle possibili strategie di difesa alternative a quelle attualmente in uso partito all’inizio 2015. "L'obiettivo che ci siamo posti – ha spiegato - è lo studio della virulenza batterica e l'individuazione di strategie che permettano il controllo della batteriosi del kiwi con metodi innovativi a basso impatto ambientale. L'impegno del gruppo di ricerca è quello di capire in modo approfondito perché il cancro batterico colpisce proprio l'actinidia, quali sono le basi molecolari del suo specifico attacco a questa specie, e perché alcuni ceppi del batterio sono più aggressivi di altri. Queste conoscenze serviranno – nella seconda parte del progetto - a sviluppare metodi innovativi che cerchino di inibire il contagio e lo sviluppo della malattia, senza causare l comparsa batteri resistenti ai principi attivi impiegati". 

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