eventi
CIBUS
Parma 
1-4 Settembre 2020  
MACFRUT 
Rimini
8-10 Settembre 2020
FRUIT ATTRACTION
Madrid
20-22 Ottobre 2020
SIAL
Parigi 
18-22 Ottobre 2020 
INTERPOMA
Bolzano 
19-21 Novembre 2020

leggi tutto

mercoledì 16 dicembre 2015


Kiwi, la batteriosi fa meno paura anche in Emilia Romagna

Gli ultimi risultati del progetto regionale emiliano-romagnolo contro la batteriosi del kiwi sono stati presentati ieri pomeriggio a Faenza in un convegno organizzato dal Crpv in collaborazione con la stessa Regione, che ha visto succedersi nelle vesti di relatori i protagonisti del gruppo di ricerca. La collaborazione tra forze economiche e tecnico-scientifiche messe in campo, è stato detto, ha consentito di raggiungere risultati importanti per i produttori e per l’intero settore collegato: le ricerche di questi anni sono state utili per mettere a punto una strategia di contenimento. La batteriosi ora fa un po’ meno paura, ma sono tuttavia necessarie altre indagini. 

Un articolo consegnato ai partecipanti durante i lavori sintetizza efficacemente i diversi fronti attivati. Oltre a selezionare nuove varietà di actinidia con maggiore tolleranza alla malattia, sono state svolte diverse indagini finalizzate a individuare tecniche agronomiche utili a limitarne la diffusione, rilevando l’utilità di un’equilibrata gestione vegeto-produttiva del frutteto: lo stress legato a sbagliati o eccessivi interventi agronomici, infatti riduce la difesa delle piante.
Altre tecniche quali la coltivazione sotto tunnel, modificando i parametri ambientali del microclima attorno alla pianta, possono ridurre la crescita del batterio minimizzando quindi i rischi di infezione.

Una ricerca ha interessato l'individuazione di antagonisti alla Psa andando a selezionare, in alcuni impianti di kiwi giallo gravemente colpiti, piante senza sintomi dalle quali sono stati isolati numerosi ceppi batterici endofiti. Almeno 15 di essi hanno mostrato una marcata attività anti Psa in prove di laboratorio. 



In particolare una pseudomonade è risultata essere particolarmente aggressiva nei confronti di Psa: usata per prove di lotta in campo in un impianto sperimentale ha dato risultati incoraggianti, in quanto l’indice di malattia osservato nelle tesi di controllo è stato significativamente molto superiore a quello delle tesi trattate con l’antagonista. Saranno comunque necessari ulteriori studi.

Infine, nel progetto, sono stati condotti studi per definire strategie di difesa dalla batteriosi.
Questa attività è stata realizzata in laboratorio, in serra e in actinidieti commerciali.
È stata valutata l’efficacia di diversi prodotti rameici e formulati alternativi al rame, spesso autorizzati come fertilizzanti, antagonisti, disinfettanti, biostimolanti, induttori di resistenza, utilizzati o potenzialmente utilizzabili contro questa emergenza fitosanitaria. L’iter ha previsto la valutazione diretta in campo di prodotti rameici soli e in strategie, mentre i prodotti alternativi hanno subito uno screening preliminare in laboratorio e solo i più promettenti sono stati inclusi in prove di pieno campo.

Dai saggi di prodotti naturali e di sintesi su piantine e astoni in serra è stato possibile confermare l’efficacia di prodotti rameici tradizionali e acibenzolar-S-metile (Bion) nei confronti del patogeno. Interessante è apparsa anche l’attività di alcuni formulati rameici a basso dosaggio, generalmente disponibili sul mercato come fertilizzanti. 

Da segnalare pure l’attività di un prodotto a base di un solfato di potassio e alluminio in corso di valutazione anche in pieno campo.
La prosecuzione dell’indagine volta a verificare l’eventuale presenza di ceppi batterici resistenti al rame ha permesso di confermare la completa sensibilità del patogeno nei confronti di questo fondamentale ingrediente attivo nella difesa. Le prove di campo hanno confermato i buoni risultati dell’impiego di prodotti rameici e acibenzolar-S-metile. 

In sintesi la ricerca ha permesso di acquisire importanti informazioni sulla Psa e sul comportamento utile per aiutare il comparto nella gestione della malattia. Gli studi hanno consentito di delineare una valida strategia per il contenimento; sono tuttavia necessari ulteriori indagini soprattutto per limitare i dosaggi di ione Cu, in riferimento alle probabili restrizioni cui questa molecola sarà soggetta.


Leggi altri articoli di:

Leggi altri articoli su:

Altri articoli che potrebbero interessarti: