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lunedì 20 giugno 2016


«Caporalato e prezzi, urge riflessione»

Lo scorso 24 maggio, a Latina, la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro, insieme ai Carabinieri e agli agenti dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità, ha compiuto un'ispezione nelle serre orticole della cooperativa Centro Lazio, rilevando - secondo quanto riporta il settimanale l'Espresso - "evidenti irregolarità" inerenti il lavoro dei braccianti indiani: ritmi di 12 ore al giorno per sei giorni e mezzo a settimana e compensi da 3,5-4 euro l'ora rispetto ai 9 euro previsti dal contratto nazionale.

"Ciò che scrive l'Espresso non corrisponde alla realtà"
Italia Ortofrutta, Unione nazionale alla quale aderisce Centro Lazio, si è subito mossa per approfondire la situazione reale. "Non si tratta né di caporalato né di lavoro nero – ha detto a Italiafruit News Gennaro Velardo, presidente di Italia Ortofrutta – Lo sfruttamento del lavoro e la schiavitù sono deplorevoli e da condannare, quindi come Unione nazionale prendiamo le distanze da chi le pone in essere. Ma l'unico aspetto di irregolarità dell'inchiesta, che rientra nell'ambito di un'indagine estesa a tutta l'agricoltura dell'Agro-Pontino, è riconducibile a una paga oraria leggermente inferiore ai minimi sindacali".

"Il vero scandalo sono i prezzi miseri"
"A questo punto, però, bisogna fare una riflessione più ampia e seria e chiedersi perché alcune aziende agricole non riescano a rispettare la paga salariale". La risposta è una, spiega il presidente: "I prezzi che gli agricoltori ricevono dalla grande distribuzione, nella maggior parte dei casi, non consentono di coprire i costi di produzione. E' un vero scandalo pagare i produttori di zucchine 20 centesimi il chilo o quelli di arance 5 centesimi! Con queste quotazioni le aziende ortofrutticole accumulano perdite e falliscono: è una questione di reddito insostenibile, e non di caporalato".


Gennaro Velardo, presidente di Italia Ortofrutta - Unione Nazionale

Per Velardo, "la stampa generalista e i telegiornali che attaccano il nostro settore con toni scandalistici, anche quando non ci sono effettive situazione di irregolarità, devono cambiare approccio: bisogna smettere di essere ipocriti e cominciare a difendere anche la dignità degli agricoltori".

"Introdurre elementi di flessibilità nel contratto, nell'ambito di un accordo con i sindacati"

"La categoria dei produttori – tiene a sottolineare il presidente di Italia Ortofrutta – ha la massima dignità e il massimo rispetto di tutti; deve, però, essere messa nelle condizioni di fare reddito. Come Italia Ortofrutta stiamo facendo valere le nostre ragioni al ministero delle Politiche agricole, per fare recepire al ministro Maurizio Martina il grido di dolore dei produttori di frutta e verdure. Le soluzioni sono due: o si garantisce il giusto prezzo alle aziende agricole, o si cambiano le regole, introducendo per esempio forme contrattualistiche più flessibili, una sorta di cottimo nel senso buono della parola". Vale a dire? "Quando oggi l'agricoltore chiama un operaio per la raccolta, il contratto fa riferimento alle ore di lavoro, ma alla fine si ragiona per quantità di raccolto: è così immorale, quindi, definire un prezzo per cassette riempite? Sicuramente questa strada porterebbe non solo a una maggiore trasparenza, ma anche a una migliore quadratura dei costi", conclude Velardo.

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