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mercoledì 27 settembre 2017


Bio, «Caro ministro le scriviamo»

Le conseguenze del decreto legge sulle disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione biologica - approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 16 giugno 2017 – preoccupano il mondo del biologico e, in generale, dell'agroalimentare italiano.
E lo preoccupano a tal punto che 71 aziende di riferimento (tra cui Agribologna, Alce Nero e Alce Nero Fresco, Almaverde Bio Italia, Apofruit Italia, Besana, Brio, Canova, Cof, Conor, Conserve Italia, Fruttagel, Granarolo, La Linea Verde, Natura Nuova, Naturitalia, Sab Ortofrutta, Sipo, Terremerse, ecc.) hanno inviato una lettera al ministero delle Politiche agricole, agli assessori regionali e ai parlamentari delle commissioni Agricoltura di Camera e Senato in cui riportano i punti controversi e le indicazioni su come migliorare il testo.

“Siamo rimasti negativamente sorpresi – scrivono le 71 aziende - dall’assenza di concertazione con le organizzazioni d’impresa che, lungo la filiera, rappresentano il punto di vista e l’interesse degli operatori economici del settore, essendo convinti che un confronto in questo senso avrebbe potuto dare un contributo rilevante a un miglioramento reale dello stato attuale delle cose”.
Secondo le aziende, le disposizioni presenti nel decreto rischiano di ottenere effetti contrari a quelli prefigurati, sia in termini di maggiore efficacia dei controlli, sia di tutela dei consumatori, che di efficienza procedurale e operativa. In particolare, si fa riferimento all’Art. 4 comma 4 (Gli organismi di controllo (Odc) sono tenuti a richiedere una nuova autorizzazione ogni 5 anni…) che aumenterebbe inutilmente i costi di sistema; all’Art. 4 comma 6 lettera d (…Sul conflitto di interessi…), considerato eccessivo, eccessivamente generico e sostanzialmente negativo la previsione prefigurata dal Decreto in oggetto; all’Art. 4, comma 9 (…sull’obbligo di cambio periodico di OdC…) che graverebbe oltremodo sulle imprese; Artt. 8, 10 e 11 (…sulle sanzioni pecuniarie) in quanto le sanzioni pecuniarie introdotte nel decreto sono eccessivamente gravose, soprattutto in considerazione del fatto che l’eventuale applicazione delle stesse risulta, così come proposta, sostanzialmente arbitraria; all’Allegato II punto A (…sull’obbligo di sedi regionali) perché obbligare gli organismi di controllo a dotarsi di una struttura periferica nelle Regioni in cui controllano più di cento operatori genererebbe oneri certi e rilevanti, con conseguenti aggravi in termini di costi per le imprese, senza effettivi benefici in termini di efficacia dei controlli.

“Al di là dei singoli punti sopra riportati – conclude la lettera - rispetto ai quali riteniamo auspicabili e necessarie le modifiche proposte nella presente, evidenziamo nuovamente come il mercato dei prodotti biologici sia disciplinato in ambito comunitario: intervenire in modo così pesante sulle regole del solo nostro Paese rischierebbe di compromettere la competitività delle nostre aziende in ambito internazionale. Questo non ce lo possiamo permettere, né come aziende, né come Paese”. (Per leggere la lettera clicca qui)

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