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lunedì 23 ottobre 2017


Indicazione d'origine sui derivati del pomodoro, coro di sì

E'notizia di sabato che i ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda hanno firmato il decreto interministeriale che introduce l'obbligo di indicazione dell'origine dei derivati del pomodoro. Il provvedimento prevede la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari, per la pasta e per il riso. A essere interessati sono conserve e concentrati di pomodoro, oltre a sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

"Rafforziamo il lavoro fatto in tema di etichettatura in questi mesi - ha dichiarato il ministro Martina - Come ho ribadito anche al Commissario europeo Andriukaitis crediamo che questa scelta vada estesa a livello europeo, garantendo la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011. Il tema della trasparenza delle informazioni al consumatore è un punto cruciale per il modello di sistema produttivo che vogliamo sostenere. Soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro l'etichetta aiuterà a rafforzare i rapporti tra chi produce e chi trasforma".

Il provvedimento prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato; nome del Paese in cui il pomodoro è stato trasformato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture "Paesi Ue", "Paesi non Ue", "Paesi Ue e non Ue".
Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia".

Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (Ue) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il Paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

Numerosi i commenti, tutti favorevoli al provvedimento. Così Giorgio Mercuri, presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari: ”L’obbligo di etichettatura è un ottimo strumento per la tutela dell'eccellenza Made in Italy. Nel tavolo di confronto abbiamo insistito molto perché diventasse strumento reale a tutela del nostro pomodoro".  E aggiunge: "bisogna alzare i livelli di controllo nel settore agroalimentare. C'è ancora una fetta di irriducibili delinquenti che sfuggono e raggirano i controlli con pesanti penalizzazioni per i lavoratori e per le imprese che rispettano le regole. Non possiamo condannare chi rispetta le regole a pagare ingiusti tributi economici e reputazionali per colpa di chi alimenta lavoro nero e caporalato".

"Ben venga anche l'etichettatura d'origine obbligatoria sui derivati del pomodoro, ormai la strada è tracciata per tutto quello che arriva sugli scaffali", si sottolinea da Coldiretti. "La nostra battaglia per la trasparenza è una battaglia di civiltà". E il presidente confederale dell'Emilia Romagna Mauro Tonello parla di "successo dell'azione Coldiretti per contrastare l'incremento di pomodoro cinese sulle tavole italiane".

“Il decreto - dichiara Antonio Ferraioli, presidente di Anica – sembra condividere a pieno la nostra posizione formalizzata nelle Linee di indirizzo sull’etichettatura d’origine dei derivati del pomodoro approvate all'unanimità nel corso dell’ultima assemblea dei soci di giugno. L’indicazione di origine in etichetta completa il percorso già avviato dalle aziende Anicav in materia di trasparenza e sicurezza alimentare, rendendo obbligatorio ciò che volontariamente, nella quasi totalità dei casi, le imprese già fanno indicando sull’etichetta la provenienza italiana del pomodoro”.

“In attesa di leggere il decreto - dichiara Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav - confidiamo che questo possa porre un argine alle speculazioni sterili e strumentali che la nostra industria ha subito e continua a subire sulla leggenda del pomodoro cinese sulle tavole degli italiani, pur nella consapevolezza che sarà necessaria un’omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria”.

Il provvedimento è accolto positivamente anche da Simona Caselli. “Dall’Emilia Romagna – dice l'assessore regionale all’Agricoltura e presidente Areflh – a tutti i livelli istituzionali, erano arrivate diverse sollecitazioni perché venisse regolamentata una materia così importante, oggi in vigore solo per la passata. Nei giorni scorsi, anche con il sostegno della giunta regionale, è stata approvata all’unanimità in assemblea legislativa una risoluzione che chiedeva proprio questo. Garantire la provenienza e il processo di lavorazione del pomodoro – chiude Caselli - significa tutelare i consumatori e dare ulteriore valore ad una filiera che, nella nostra regione, rappresenta un’importante realtà produttiva”.

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