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lunedì 22 gennaio 2018


Radice amara, superfood in cerca di riscatto

Disintossicante, depurativo, diuretico, pulisce l'intestino e stimola la flora batterica. Il prodotto ortofrutticolo che possiede tutti questi benefici ce l'abbiamo in "casa" (in Italia) e si chiama radice di Soncino. In realtà, da quest'anno la località lombarda non la produce quasi più. Un altro storico produttore soncinese di radici amare ha chiuso l'attività al termine del 2017; rimane solo l'azienda Oroverde a portare avanti la produzione. La superficie coltivata, così, si concentra oggi in un altro areale storico della regione: quello di Mairano, in provincia di Brescia.

"In Italia - spiega Giuseppe Cazzoletti, produttore trentenne di Mairano - siamo rimasti solo in quattro (aziende, ndr) a produrre le radici amare, su un totale di 80-90 ettari. Una differenza abissale rispetto agli anni Cinquanta, quando venivano coltivate da almeno duecento agricoltori ed erano un alimento base dell'alimentazione invernale".

L'azienda di Giuseppe, la Società agricola Cazzoletti Giacomo e figli, le coltiva da tre generazioni; ha una produzione distribuita su dieci ettari che, in parte, viene valorizzata attraverso il marchio De.Co "Le Radici di Mairano".



"Quest'anno - evidenzia il giovane produttore - grazie alle temperature miti, la qualità è altissima: il sapore delle radici tende al dolce e non è per niente legnoso, mentre la consistenza è morbida. Le vendite sono però leggermente in calo, vuoi per l'inverno mite che non ne favorisce il consumo, vuoi perché gli acquirenti stranieri, che rappresentano ormai la metà dei clienti degli Ortomercati, non le mangiano".

Il lavoro nel canale della Gdo è realizzato in pianta stabile con sei catene del Nord Italia. "Da anni - sottolinea Cazzoletti - cerchiamo invano di trovare un partner del segmento retail per l'area di Roma, dove vendiamo le radici amare a numerosi clienti privati, tra cui un'azienda che produce mousse e marmellate. Le richieste sono in crescita anche a Napoli e Caserta, e ci fa ben sperare il fatto che registriamo un forte interesse da parte delle giovani generazioni".

Ma perché la Gdo romana non le inserisce in assortimento? "In molti casi - spiega - i buyer ortofrutta non le conoscono, non sanno come si possono utilizzare in cucina e nemmeno che numerosi dietologi e nutrizionisti le considerano una vera e propria medicina naturale. Il problema, quindi, sta nella conoscenza. Una quota di persone oggi compra integratori che combattono la flora batterica, ma basterebbe mangiare un piatto di radici amare a settimana per non avere problemi intestinali, spendendo molto meno: circa 5-6 euro il chilo".



La Società agricola Cazzoletti Giacomo e figli ha quindi deciso di curare meglio la comunicazione. La confezione, oltre a indicare i valori nutrizionali, suggerisce infatti una serie ricette semplici. "La radice amara, una volta sbucciata, va sempre cotta per circa 20 minuti; in cucina, ha la stessa versatilità delle patate lesse: può essere condita con olio e/o aceto balsamico e si presta a tanti piatti, dalle insalate alle zuppe/minestroni. In Lombardia - conclude - viene tradizionalmente consumata in abbinamento a salame e spinaci".

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