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giovedì 8 marzo 2018


Ortofrutta, sostantivo femminile (almeno l'8 marzo)

Mentre il mondo celebra la giornata internazionale della donna, la scienza continua a evidenziare in alcuni settori, lavorativi e no, il primato femminile.
Multitasking, sorridenti e più brillanti a scuola. Ma non solo, alcuni studi dimostrano che le donne: sotto pressione sono più efficaci degli uomini, perché più riflessive e organizzate, e meno impulsive (ricerca dell’università di Hertfordshire, pubblicata su Bmc Psychology); programmatrici, sono più brave dei colleghi maschi, soprattutto se l’identità resta nascosta (studio coordinato dal California Institute of Technology); quando si tratta di aree legate all’autocontrollo e al ragionamento, ma anche alle emozioni, sono dotate di un cervello più attivo di quello degli uomini (studio condotto dalla Amen Clinics, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease). Intanto, uno studio dell’Università della Danimarca meridionale, pubblicato sulla rivista Pnas, dimostra come - nel corso di una serie di eventi storici – il “sesso debole” abbia reagito meglio a stati di fame, malattie e violenza, sopravvivendo meglio e più a lungo. Insomma, debole proprio no.

Con queste premesse, passiamo alle statistiche. Secondo un’elaborazione di Coldiretti su dati Camera di commercio di Milano, nell’ultimo anno le imprese agricole guidate da giovani donne (di età inferiore ai 35 anni) sono aumentate del 6,6% per un totale di 13.887 realtà. In pratica, in agricoltura un’impresa giovanile su quattro è gestita da ragazze.
Nella loro attività imprenditoriale le agricoltrici italiane hanno dimostrato capacità di coniugare la sfida con il mercato e il rispetto dell’ambiente, la tutela della qualità della vita, l’attenzione al sociale, la valorizzazione dei prodotti tipici locali e della biodiversità. Così sono al centro delle attività di educazione alimentare e ambientale, dei servizi di agriasilo, per le fattorie didattiche, i percorsi rurali di pet-therapy, gli orti didattici e l’agriturismo. Una capacità imprenditoriale che ha creato lavoro a oltre 15mila persone, senza contare l’occupazione generata dall’indotto.

Tecnologiche e innovative
Le ragazze nelle campagne – spiega ancora la Coldiretti - hanno puntato sull’uso quotidiano della tecnologia, usando lo smartphone per gestire online acquisti e prenotazioni in agriturismo, oppure per recuperare varietà perdute di frutti locali o, ancora, per portare il vino Made in Italy in tutto il mondo.
“Le quasi 215mila aziende agricole guidate da donne in Italia – spiega Lorella Ansaloni, responsabile nazionale delle donne imprenditrici della Coldiretti – sono un patrimonio di tutto il Paese con un peso all’interno del mondo produttivo che non è dato solo dal numero delle titolari, ma anche da una capacità di innovazione che è stata in grado di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla multifunzionalità per le imprese agricole in ambito economico, ambientale e sociale”.

Biologico, +20% le aziende dirette dalle donne
Più numerose, più istruite, più giovani, con maggiore propensione all’innovazione. In uno scenario bio in costante crescita, sono le donne ad avere un ruolo importante, sia come produttrici, sia come consumatrici.
Infatti, i dati Istat confermano che le aziende agricole bio a conduzione femminile sono cresciute del 20% tra i due censimenti in agricoltura: un dato sottostimato, visto che risale al 2010, prima del boom del biologico italiano, che oggi ha una crescita a due cifre l’anno sia nell’estensione dei terreni coltivati che nel fatturato complessivo.
Più della metà delle responsabili aziendali (55%) possiede una laurea o un diploma. Tra quelle occupate nel bio, circa due donne su tre hanno meno di 52 anni, una percentuale interessante soprattutto se si considera che il settore agricolo nel suo complesso vede una buona parte degli addetti superare i 60 anni.

Tra le tante le iniziative in programma oggi, il convegno “L’Ortofrutta è Donna! Storie di braccia, teste, occhi e cuori che hanno fatto impresa” organizzato da Associazione nazionale Le Donne dell’Ortofrutta e Regione Emilia-Romagna con una indagine sulla presenza femminile in ortofrutticoltura realizzata da Cso Italy, il racconto di vita di quattro imprenditrici e la chiusura affidata a Simona Caselli, assessore regionale all’agricoltura.

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