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giovedì 8 marzo 2018


Toscana, il gelo distrugge 400 ettari di carciofi

Distrutta tutta la produzione dei carciofi in Val di Cornia (Livorno): irrimediabilmente perso il raccolto del 2018 e i danni sono ingenti, si parla di milioni di euro. Il bilancio lasciato dal passaggio dal Burian è drammatico per l’agricoltura locale: il gelo e le nevicate hanno danneggiato le colture, ma soprattutto il prodotto simbolo del territorio, letteralmente seccato dall’ondata di freddo polare.

Stiamo parlando di circa 400 ettari di coltura andati completamente distrutti: le varietà principali sono Terom e Tema in rapporto di 10 a 1, cloni figli del “violetto di Toscana”, denominato “Morello di Livorno” introdotte fin dalla metà degli anni ’60, destinata quasi totalmente al mercato interno per consumo fresco, che trova grande apprezzamento presso i consumatori. Anche la produzione di fave è fortemente compromessa, e ugualmente lo spinacio è danneggiato. In generale, tutte le colture ortive sono in sofferenza.

"La situazione è disastrosa - dice il presidente provinciale della Cia di Livorno Pierpaolo Pasquini - Le temperature così basse che sono arrivate a -9 gradi hanno fatto i maggiori danni al carciofo, che essendo la coltivazione principale è quella che in questo momento preoccupa di più. Il raccolto 2018 è perduto, ora c’è da capire se ha subìto danni la coltivazione, cioè la pianta stessa. Danni li hanno avuti anche le altre colture, fave, broccoli, radicchio e altri ortaggi, ma soltanto nei prossimi giorni potremo definirne meglio l’entità".

Per stimare il danno in soldi dobbiamo considerare che in un ettaro di coltivazione a carciofo sono messe a dimora circa seimila piante, con produzione media a pianta di 6/8 carciofi (capolini) che normalmente scontano un prezzo al produttore compreso tra 0,40 e 0,70 euro considerando la differenza tra la prima e la seconda raccolta. Quindi, calcolando seimila (piante) per 6 (carciofi prodotti a pianta) si arriva a 36mila capolini a ettaro; 36mila moltiplicato per i 400 ettari da 14.400.000 capolini prodotti mediamente in Val di Cornia: il danno stimato si ottiene infine moltiplicando 14.400.000 per 0,50 (euro che costa al produttore), ovvero 7.200.000 euro.

"C’è poi da considerare tutto l’indotto legato alla lavorazione del carciofo – aggiunge Pasquini - gran parte del personale non sarà assunto. Una cosa veramente catastrofica".

Tante le aziende coinvolte, con coltivazioni soprattutto nei comuni di Campiglia, Piombino, dove si sono registrati i danni più grossi, e parzialmente a Suvereto, San Vincenzo e il resto della Val di Cornia. Qui, di carciofo locale, ricorda Pasquini, si riforniscono Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno, Conad e tutta la grande distribuzione, fino al Nord Italia.

La speranza adesso è che arrivino aiuti alle imprese che si sono ritrovate all’improvviso in ginocchio, senza più un raccolto, frutto di tanto lavoro e sacrifici. "L’unica cosa possibile - precisa il presidente al riguardo - è che venga dichiarato lo stato di calamità dalla Regione, per cui poi ci si avvarrà delle leggi dello Stato".

Fonte: Il Tirreno


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