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venerdì 9 marzo 2018


Minguzzi: «Un board nazionale per pesche e nettarine»

Negli ultimi dieci anni il settore delle pesche e nettarine ha sofferto di frequenti crisi di mercato che non hanno risparmiato alcun areale produttivo, vocato e no.
“In Romagna siamo passati da un po’ meno di ottomila ettari del 2008 a 5.600 del 2013, fino ai poco più di quattromila oggi”, ha dichiarato ieri Annamaria Minguzzi, socia amministratrice della Minguzzi spa consortile di Alfonsine (Ravenna), durante un collegamento video in differita in occasione del convegno organizzato dall’Associazione nazionale Le donne dell’ortofrutta con la Regione Emilia-Romagna.

La causa di questa grave crisi è da ricondurre innanzitutto alla concorrenza di altri Paesi (vedi Spagna e Grecia), molto vocati alla coltura, ma anche a un comparto varietale troppo ampio e molto diversificato, con l’introduzione negli ultimi 20 anni di varietà sub-acide a fianco di quelle tradizionali; senza dimenticare la spasmodica ricerca da parte del produttore di rese per ettaro sempre più elevate (fino a superare le 40 tonnellate) per reagire in qualche modo al mancato reddito causato dai prezzi troppo bassi, con conseguente diminuzione della qualità organolettica del frutto; non ultima, la riduzione dei consumi, legata anche allo sviluppo varietale e qualitativo di altre cultivar (susino e albicocco).

“Una possibile soluzione a questo problema, che riguarda l’intero settore frutticolo italiano, può essere l’introduzione di un marchio distintivo di qualità del territorio nazionale – ha continuato Minguzzi – Per fare ciò serve coesione tra tutti gli operatori che producono e distribuiscono il prodotto, dalle Organizzazioni di produttori alle aziende agricole strutturate fino ai commercianti che entrano direttamente nella Gdo e, sull’esempio dei Board americani, il coordinamento da parte di un ente che accomuni e organizzi la filiera”.



Se la delimitazione dei territori non è indispensabile, per Annamaria Minguzzi diventa invece cruciale la determinazione di numerosi altri aspetti: dei periodi di produzione (distinti per territorio) e di commercializzazione, per dare maggiore chiarezza della zona di provenienza del prodotto; delle tecniche e dei disciplinari di produzione; dei parametri qualitativi esteriori (pezzatura, rapporto diametro/altezza, percentuale di sovracolore); delle caratteristiche organolettiche (gradi brix e acidità), sia al momento della raccolta, che della commercializzazione, così come il rapporto tra questi due valori e la durezza, nei diversi momenti dalla raccolta al consumo.

“Strettamente legato a questo, va considerata l’individuazione di liste varietali coerenti con gli standard elevati che ci siamo dati - ha aggiunto l’imprenditrice ravennate - In questa fase è importantissimo il coinvolgimento del mondo vivaistico e le strutture che operano nel settore della divulgazione e della sperimentazione. Ma, per la valorizzazione del marchio di qualità, determinanti saranno anche la scelta degli imballi e la collaborazione della Gdo. E - ha concluso Minguzzi – si potrebbe pensare alla costituzione di un comitato di controllo che operi a qualsiasi livello della filiera. E’ questa l’unica possibilità per non perdere un comparto così importante per l’intero territorio nazionale”.

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