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mercoledì 23 maggio 2018


«Export bloccato, potenziare il servizio fitosanitario»

Troppe barriere fitosanitarie, l’export Made in Italy di ortofrutta soffrein un articolo pubblicato in questi giorni, Il Sole 24 Ore "snocciola" le tante trattative ancora sospese con Paesi inespugnabili a causa della mancanza di accordi tra istituzioni locali e italiane. E’ il caso del Giappone per il kiwi, a 13 anni di distanza dalla prima richiesta di autorizzazione partita da Roma; o del Brasile per le susine, rispedite al mittente da cavilli nel 2013, come ricorda Davide Vernocchi, coordinatore di settore dell’Alleanza delle cooperative italiane. Il tutto mentre i competitor europei corrono e riescono là dove l’Italia è in lista di attesa: l’articolo cita il successo delle pere olandesi in India e Brasile così come la capacità della Polonia di sfondare in Cina con le proprie mele “mentre il dossier italiano con Pechino - tuona il direttore di Assomela Alessandro Dalpiaz - non si è ancora sbloccato e vanno al ralenti anche i fascicoli con Vietnam, Thailandia e Taiwan”.

Un problema reale e ancora più sentito, nel settore, dopo la chiusura delle frontiere russe. “Nell'attuale contesto caratterizzato da stagnazione dei consumi e dal perdurare dell'embargo russo in quello che, ricordiamo, era il principale mercato di sbocco dei prodotti ortofrutticoli europei - spiega a Italiafruit News il coordinatore di Fruitimprese Carlo Bianchi - l'opzione export assume sempre maggiore importanza. Ma oltre alle barriere tariffarie dobbiamo fare i conti soprattutto con quelle fitosanitarie: per venirne a capo sono necessari anni di negoziati, visite ispettive, risorse umane ed economiche non indifferenti”. 


L'ingresso del principale Mercato ortofrutticolo di Pechino: poca, ancora, la frutta italiana

“Il mondo delle imprese si sta impegnando a fondo su questo tema sia a livello economico sia nell'individuare le priorità nella scelta dei prodotti-Paesi bersaglio”, aggiunge l’esponente di Fruitimprese. “Ci rendiamo conto che spesso è difficile interfacciarsi con Paesi lontani sia geograficamente sia per cultura, usanze e abitudini ed auspichiamo quindi un rafforzamento del Servizio fitosanitario preposto affinché, in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche all'estero, come ambasciate e Ice, dia maggiore impulso ai negoziati per la conclusione dei dossier tuttora aperti”. 

Quali le priorità per l’associazione? In occasione dell’assemblea annuale dello scorso mese di aprile, il presidente Marco Salvi aveva definito la Cina “un Paese target su cui puntare molto”: “I rapporti di interscambio sono migliorati e le loro autorità, anche grazie al lavoro di coordinamento fatto in seno al Cso, hanno accolto le nostre richieste di modifica dei protocolli di kiwi ed agrumi. Ci auguriamo che il negoziato sulle pere, aperto di recente, si concluda in tempi brevi per passare immediatamente al capitolo mele”.

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