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martedì 4 settembre 2018


Inarrestabile bio: Gdo a quota 1,5 miliardi

Inarrestabile bio. Alla vigilia del Sana - il Salone internazionale del biologico e del naturale, giunto alla 30esima edizione e in programma dal 7 al 10 settembre a Bologna – tutti i dati di mercato indicano per il settore performance più che positive nel 2017: oltre 5 miliardi di euro di fatturato, 3,5 dei quali realizzati nel mercato interno (+15% sul 2016); 80mila imprese; 280mila occupati e oltre 1,8 milioni di ettari di superficie investita.
Anche i primi mesi del 2018 confermano il trend crescente, legato sempre più al canale della Gdo o, se volete, sempre meno a quello dei 1.400 e passa negozi specializzati. Lo rivelano i dati dell’Osservatorio Sana, lo studio curato da Nomisma, con il patrocinio di FederBio e AssoBio.

Il 2017, dunque, è stato l’anno dei record dei prodotti bio nella Gdo (+16,6%, giro di affari di 1,45 miliardi), con il 14% di vendite in più negli ipermercati e il 18% in più nei supermercati.
Il 60% della distribuzione del biologico si concentra nel Nord Italia, seguito dal Centro con il 23% e dal Sud con il 17%.
Ancora, il 78% delle famiglie italiane ha acquistato in almeno un’occasione un prodotto bio e, nell’ultimo anno, il numero di famiglie acquirenti è cresciuto di un milione. I numeri di Nomisma evidenziano, poi, che il 47% degli italiani consuma biologico almeno una volta a settimana. Percentuale che sale ulteriormente nelle famiglie con figli sotto i 12 anni (56%) e tra vegetariani e vegani (67%). Chi acquista bio pone grande attenzione all’origine dei prodotti e al packaging ecologico (60%). Le motivazioni di acquisto si rfieriscono in primis a salute e sicurezza. Ma a incidere nella scelta ci sono anche gli assortimenti sempre più ampi (29%), con scaffali dedicati e una maggiore disponibilità di alimenti bio.



Le vendite di prodotti bio hanno continuato la loro escalation anche nei primi cinque mesi del 2018: precisamente sono cresciute del 10,5%, rispetto al 2,8% in più registrato nel settore alimentare nel suo complesso.
“Stiamo assistendo a una crescita a doppia velocità nel mercato bio: i negozi specializzati registrano per la prima volta un segno meno del giro di affari, mentre le insegne della Gdo riportano un importante incremento delle vendite - dice Silvia Zucconi, responsabile market intelligence & consumer insight di Nomisma - In sostanza, sta cambiando lo scenario competitivo a fronte di una modifica degli assortimenti alla scaffale e un incremento delle referenze nella Gdo. Per questi motivi, il consumatore oggi trova più comodo e spesso più conveniente comprare un prodotto bio al supermercato invece che in un negozio specializzato”.

Silvia Zucconi Nomisma

I prodotti “best seller” in Gdo sono: uova, gallette di cereali soffiati, confetture e spalmabili a base frutta, bevande vegetali sostitutive del latte, olio extravergine d’oliva, latte fresco, pasta, frutta secca sgusciata, yogurt intero, biscotti. Ma prende quota, nell’ultimo anno, anche la categoria verdure di IV gamma.

I punti vendita specializzati nel 2017 erano 1.437 (dati Bio Bank), ma rispetto al 2016 il giro di affari della categoria food&beverage è diminuita del 3%, a 865 milioni di euro, probabilmente proprio a causa del potenziamento della Gdo. A soffrire di più sono le vendite di prodotti confezionati (-3,6% sul 2016), mentre freschi e freschissimi (-1,8%) sembrano avere maggiore capacità di tenuta. I negozi indipendenti mostrano un 4,4% in meno delle vendite rispetto al 2016, contro il 2,7% in meno dei negozi affiliati o appartenenti a catene.
L’analisi per area geografica rileva un rallentamento più spinto al Centro (-4,4%) e meno intenso al Nord (-2,5% sul totale, -0,2% nel fresco) e al Sud (-1,9% sul totale, -2,3 nel confezionato).
Il canale specializzato, però, rappresenta ancora oggi un quarto degli acquisti bio degli italiani. E continua a essere percepito come una garanzia per gli assortimenti che propone, in particolare, nel segmento fresco e ortofrutta.



Nelle 10.001 attività monitorate nel Rapporto Bio Bank 2018 (9.075 per l’alimentazione e 926 per la cosmesi) le vendite bio registrano un incremento in tutte le tipologie considerate (negozi specializzati, e-commerce, ristoranti, mercatini, mense scolastiche, vendita diretta, agriturismi, gruppi solidali). In particolare, negli ultimi cinque anni il numero di attività delle otto tipologie per gli alimenti è cresciuto di oltre il 6%.
Per gli alimenti ancora in testa gli e-commerce di alimenti bio, passati dai 147 del 2013 ai 344 del 2017, con una crescita del 134%, e i ristoranti bio, passati da 350 a 556, con una crescita del 58,9%. Seguono i 1.437 negozi specializzati (+12,5%), le 1.311 mense scolastiche (+6,1%), i 238 mercatini (+3%), mentre le 2.879 aziende con vendita diretta crescono appena dell’1,5%. In calo gli agriturismi a quota 1.497 (-4,5%) e i gruppi d’acquisto solidale a 813 (-8,3%).

Frutta e verdura rappresentano in assoluto la categoria di prodotti più venduti nei 2.879 spacci delle aziende agricole bio, come anche nei 238 mercatini e nelle mense. Ma freschi e freschissimi sono strategici anche nei negozi bio.

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