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venerdì 30 novembre 2018


Gdo etica, il prezzo non è giusto

Trasparenza e credibilità, diritti dei piccoli produttori, diritti dei lavoratori agricoli e diritti delle donne sono i quattro criteri utilizzati da Oxfam Italia per valutare il grado di impegno dei cinque più grandi operatori italiani della Gdo - Coop, Conad, Esselunga, Gruppo Selex ed Eurospin – nei confronti del rispetto dei diritti umani delle persone coinvolte nelle proprie filiere di produzione, contribuendo a eliminare sfruttamento e abusi nelle campagne.

Nel complesso, emergono grosse lacune. I risultati del report “Al giusto prezzo” evidenziano come soltanto tre delle cinque aziende abbiano già avviato un percorso di sostenibilità sociale nelle proprie filiere, anche se con differente intensità. Dallo sfruttamento dei lavoratori al caporalato, dagli abusi ai salari da fame: fare la spesa al supermercato, secondo la confederazione no profit, oggi significa alimentare l’ingranaggio della Gdo che fa perno su una “vera e propria guerra all’ultimo prezzo” e in Italia sfrutta, per i prodotti agricoli, un sistema in cui un lavoratore su due è irregolare.

Veniamo ai numeri. Coop è l’azienda che presenta il maggior grado di consapevolezza e azione sul tema dei diritti umani nelle filiere, raggiungendo il 27%; seguono Conad (11%), Esselunga (8%), mentre Selex ed Eurospin ottengono un punteggio pari a 0% in tutte le aree di indagine. Uno zero “pesante” anche perché dovuto al mancato reperimento di documenti pubblici e non a un vero e proprio giudizio di merito. Forse sarebbe stato più corretto un “non valutabile”.

La valutazione, infatti, è stata condotta basandosi su dati pubblici resi disponibili dalle stesse aziende, adattando la metodologia elaborata da Oxfam per i più grandi supermercati internazionali come Walmart, Tesco, Lidl, Aldi e altri con il risultato, peraltro, di punteggi mai superiori al 17%.

Continuando a sfogliare il rapporto, trasparenza e accountability vedono Coop, Conad ed Esselunga rispettivamente al 33, 11 e 7% di punteggio, mentre gli altri sono a zero.
I diritti dei lavoratori trovano maggiore attenzione in Coop (42%) e a grande distanza Conad (17%) ed Esselunga (13%), quelli degli agricoltori della filiera mostrano una forbice inferiore (Coop 27%, Conad 13%, Esselunga 8%).
In comune, i primi cinque gruppi italiani hanno, secondo Oxfam, “la totale inazione (punteggio pari a zero) rispetto alla tutela delle donne impiegate nelle filiere, tra denunce di obbligo del tornello elettronico per andare in bagno in turni di lavoro fino a 10 ore”. Chissà cosa direbbe (o dirà) Maura Latini, direttore generale di Coop Italia, da sempre impegnata a favore delle pari opportunità.

E' evidente che i criteri d’analisi, basati su standard internazionali, sono stringenti e il raggiungimento di una piena sostenibilità sociale (100%) un percorso ancora agli inizi. La Gdo italiana al momento non commenta, né tramite le sue organizzazioni (Dm e Federdistribuzione), né per singola catena. Difficile, però, credere che facciano passare il messaggio che Oxfam sia l'ente certificatore della loro sostenibilità.

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