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lunedì 3 dicembre 2018


Ortofrutta da incorniciare nel segno del bello e del buono

Il Rinascimento dell’ortofrutta passa dalla bellezza. Nel senso più ampio del termine, con tutte le declinazioni che nel tempo, dal filosofo Platone in poi, sono state attribuite a questo sostantivo che indica le caratteristiche capaci di suscitare sensazioni piacevoli: ben fatta, virtuosa, armoniosa, emozionante, etica. Buona. Attorno al concetto di bello e ben fatto è ruotato l’evento “Coltiviamo Bellezza…facciamolo sapere”, l'incontro promosso da Italiafruit News e Mark Up, che si è svolto venerdì 30 novembre a Milano, per il lancio dello Speciale Frutta&Verdura 2018.



Alla presenza del gotha dell’imprenditoria ortofrutticola - in oltre 700 hanno assistito alla presentazione del 19esimo rapporto firmato Agroter - si è sviluppato un confronto con esperti, influencer e ospiti d’onore di diversi ambiti, dalla moda al food al design, per comprendere i trend del futuro e delineare strategie di mercato. I lavori, introdotti da Cristina Lazzati, direttrice di Mark Up e GdoWeek e Chiara Daltri, marketing & sales director di Agroter, si sono conclusi con una lectio magistralis di Vittorio Sgarbi sulla frutta e la verdura nell’arte, che ha anticipato il finger food.



L’estetica è importante ma non basta e finora il settore ha pensato troppo all’apparenza e poco alla sostanza, ha spiegato Roberto Della Casa, managing director Agroter, fautore e curatore del report insieme a Raffaella Quadretti, editorial manager Agroter, che l’ha affiancato sul palco per presentare i principali dati dell’indagine svolta tra mille responsabili acquisto rappresentativi delle famiglie italiane.



Ecco allora che solo il 32% degli italiani è molto o abbastanza d’accordo con la frase “La frutta più bella è anche quella più buona”, per il 55% il colore intenso non è garanzia di sapore migliore mentre l’84% non ritiene che la frutta più grande sia più buona (e nemmeno la più piccola: solo il 49% è d’accordo).



Stimolati, la stragrande maggioranza dei consumatori sovverte il luogo comune che ci vede comprare con gli occhi e, per la legge del contrappasso - ha spiegato Della Casa - siamo addirittura arrivati all’esaltazione della frutta “brutta ma buona”, che fa proseliti in Europa e, negli Stati Uniti, occupa intere aree dei supermercati. Sarà forse perché appena il 10% dei consumatori, stando al Report Agroter, è quasi sempre gratificato dalla frutta bella, il 50% ogni tanto, il 3% mai.

Ma allora a cosa viene abbinato il concetto di bellezza per frutta e verdura? Quasi metà degli interpellati “sposa” l’immagine di un prodotto che si presenta fresco, appena colto. Anche se ogni fascia di età ha la sua idea: per i giovani, ad esempio, conta l’eticamente bello; l’80% dei millennials non si accontenta dell’apparenza ma vuole vedere cosa “c’è dietro”.

Diversi modi di “leggere” la bellezza anche da parte dei main e technical partner dell’evento, coinvolti da Agroter su un concetto così ancora poco esplorato in ortofrutta. I partner dell'evento si sono messi in gioco improvvisandosi attori e, attraverso brevi clip video, hanno spiegato come interpretano e intendono la bellezza nel loro lavoro quotidiano. Da Unitec ad Assosementi, da Moncada a Bestack, da OrtoRomi a Zerbinati, da Funghi Treviso a Infia sono stati evocati termini positivi quali coerenza, innovazione, responsabilità, accessibilità, unicità, qualità e giustizia.



Dai prodotti ai panorami, il Report ha evidenziato anche come l’ortofrutta valorizzi i paesaggi: agli italiani piacciono quasi all’unanimità i limoneti della costiera amalfitana, così come i meleti del Trentino, a dispetto delle reti antigrandine non esenti da critiche da parte di ambientalisti e amministrazioni pubbliche. Eppure, ha notato Della Casa, non abbiamo  la capacità di farci vedere come qualcosa di bello, nonostante ce ne siano tutti i presupposti.

Mai come in questa fase storica - è emerso venerdì a Milano - il bello e il buono della frutta e della verdura italiana possono essere driver di sviluppo e di recupero di competitività per un settore che soffre da anni le politiche di compressione del prezzo e che troppo spesso ha deluso i consumatori. Per recuperare redditività - la conclusione di Della Casa - servono nuove strategie commerciali in grado di coniugare il bello, importante anche per la comunicazione, con il buono, non solo del prodotto ma anche dell’etica d’impresa, della responsabilità sociale e del commercio equo, così da remunerare in maniera giusta i produttori. Insomma, adesso viene il bello.

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