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lunedì 18 febbraio 2019


Frutticoltura e territorio, sinergia benefica

Le mele del Trentino fanno bene al territorio, preservandolo dal dissesto idrogeologico: nei luoghi in cui gli agricoltori sono rimasti a coltivare la frutta, le aree a rischio sono rimaste sostanzialmente invariate negli ultimi vent’anni, mentre nelle zone in cui la campagna si è spopolata e le superfici agricole si sono ridotte c’è stato un incremento di rischio frane anche di 8 punti percentuali, come nel caso delle valli appenniniche del Panaro e del Santerno. E' uno dei principali spunti presentati al convegno “L’altra metà della mela” al teatro sociale di Trento venerdì 15 febbraio. Convegno che rientrava tra le iniziative sostenute dal Progetto “Trentino Frutticolo Sostenibile” di Apot, che attraverso un fitto programma da tre anni persegue soluzioni sostenibili per conciliare le esigenze tecniche ed economiche delle attività agricole con quelle della comunità e del territorio.



Introdotti e moderati dal giornalista Roberto Rasia Dal Polo, sul palco si sono alternati vari relatori, per ragionare su temi legati all’economia, al territorio e all’arte. Ad aprire la serata è stato Ennio Magnani, presidente di Apot che ha evidenziato l’unicità della frutticoltura trentina, espressione dell’unione di una cooperazione ultracentenaria che, unita ad una qualità figlia di un ambiente particolarmente vocato per la produzione di frutta, ha permesso alle aziende di vivere e restare radicate nel proprio territorio.



Sempre di economia, sostenibilità e territorio hanno parlato nella loro relazione Alessandro Dalpiaz, direttore di Apot, e Roberto Della Casa, docente di marketing dei prodotti agroalimentari all’Università di Bologna e managing director di Agroter.  Dalpiaz ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto sul territorio, partendo dai controlli pre e post raccolta sui residui fitosanitari, che promuovono a pieni voti le aziende trentine, con una conformità quasi del 100%, fino alle ore di formazione che sono oltre 11mila. Tra i progetti in campo anche quello del meleto pedonabile sostenibile



Della Casa ha rilevato che l’importanza della melicoltura trentina va oltre il mero valore economico. Infatti, oltre all’indotto di 180 milioni di euro generato dalla sola fase agricola, gli effetti positivi della coltivazione e del presidio del territorio spaziano all’ambito sociale, turistico e ambientale, come nel caso, citato in apertura, del dissesto del territorio. “L’analisi comparata dell’evoluzione della Val di Non rapportata ad altre aree frutticole collinari-montane del Nord Italia conferma quanto la frutticoltura non sia solo motore dell’economia ma anche dello sviluppo dei territori in chiave sostenibile”, ha dichiarato Della Casa.



È stata poi la volta di Andrea Segrè, presidente della Fondazione Edmund Mach, agronomo economista e professore di politica agraria internazionale che ha parlato del passaggio da una economia lineare che genera esternalità negative, come i rifiuti, ad una economia circolare, in cui il riutilizzo e il recupero dei materiali impedisce il formarsi di suddette esternalità e rende sostenibile tutto il sistema.



Attesissimo ospite d’eccezione, Philippe Daverio, scrittore e storico dell’arte e noto personaggio televisivo, ha fatto un excursus sull’importanza dell’arte e della cultura del territorio per fare promozione e comunicare valore. In particolare, ha  spiegato che bisogna creare il mito della mela per uscire dalla logica della commodity. “ I francesi -  ha detto Daverio - lo hanno capito prima di noi. Hanno creato il mito degli chateau nel vino e oggi la loro qualità è riconosciuta in tutto il mondo. Voi il castello lo avete proprio qua, eppure non vedo nessuno chateau de la pomme”. Un mito che però oltre che essere raccontato, deve essere anche sentito da chi ci lavora: “un operaio della Lamborghini” continua Daverio, “è fiero di esserlo e porta il suo lavoro al massimo, voi dovete portare questa cultura all’interno delle vostre aziende”. E in chiusura ha lanciato una provocazione: “Se riuscirete a fare tutto questo, a raccontare il mito, potrete aumentare il fatturato del 50% senza piantare un solo melo in più”.



Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento ha concluso la serata ringraziando “per questo momento di riflessione che va oltre l’ambito frutticolo: il Trentino ha un mondo legato al suo territorio, che crede nella produzione e nel sistema cooperativo, nel proprio lavoro e nella tradizione, in grado di garantire la qualità della filiera”.

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