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martedì 28 maggio 2019


Minguzzi: serve un Commissario Ue per l'ortofrutta

"Il folle andamento climatico di questa primavera 2019 (col conseguente crollo dei consumi) e la progressiva perdita di reddito e di competitività delle imprese ortofrutticole dell’Emilia Romagna richiedono interventi immediati sia a livello nazionale che europeo”. E’ il commento di Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della Op Minguzzi Spa di Alfonsine (Ravenna), all’indomani del risultato delle elezioni europee. “Il brillante risultato della Lega e la possibilità concreta di avere finalmente un Commissario all’agricoltura italiano possono essere le premesse per una svolta anche per il nostro settore che paga l’eccessiva concorrenza in dumping sociale e di prezzi (e di costo del lavoro) da parte dei nostri partner europei e la conseguente perdita di competitività delle nostre produzioni”, insiste Minguzzi. 

“La situazione ortofrutticola italiana purtroppo è la conseguenza di un sistema Paese che non ha capito di essere diventata l’ultima ruota del carro dell’Europa ortofrutticola. Le drupacee (pesche/nettarine, albicocche, susine) subiscono il surclassamento spagnolo, il kiwi verde quello greco, per le mele dobbiamo sperare nelle disgrazie altrui, le pere subiscono una continua perdita di redditività. La ricetta? Per le drupacee occorre un vigile controllo nazionale sulla qualità (brix e acidità con regole), regolamentando l’importazione fino al divieto di importazione. Per il nostro kiwi verde servono regole di produzione rigorose tipo “Zespri”. Per le pere occorre investire nella tecnica: bisogna infatti produrre una media di almeno 350-400 quintali/ettaro poiché il prezzo non potrà mai andare oltre 50 centesimi il chilo causa la concorrenza europea della pera Rocha portoghese o della Conference belga”.

Gli esiti della recente riunione del Tavolo ortofrutticolo nazionale sono confortanti, in particolare per l’accelerazione sulla creazione di un Catasto frutticolo nazionale. “Ma bisogna fare di più e più in fretta sia sul piano interno (controllando più severamente le importazioni) sia su quello estero sbloccando tutti i dossier fitosanitari attualmente fermi che impediscono il nostro export su mercati ad alto potenziale. I nostri concorrenti (Spagna in primis, ma non solo) corrono, noi siamo troppo lenti. I pericoli vengono anche dall’Est Europa, i cui paesi sono avvantaggiati perché ricevono più aiuti da Bruxelles, hanno meno costi produttivi e molta meno burocrazia della nostra, che ha raggiunto livelli asfissianti per le imprese”. 

Le imprese ortofrutticole dell’Emilia Romagna sono al limite di resistenza. “La prossima campagna estiva su annuncia pesantissima tra prezzi bassi, consumi fermi o calanti e importazioni a ruota libera. E’ giunta l’ora di pensare ad un Piano frutticolo nazionale per tutelare un comparto che è la seconda voce del nostro export agroalimentare e che rappresenta un volano straordinario di  occupazione, economia e tenuta sociale per vaste zone del nostro Paese. Serve soprattutto una politica che ci protegga, a partire da Bruxelles. Non c’è più tempo”. 

Fruitimprese Emilia Romagna è l’associazione che riunisce le grandi imprese private commerciali dell’ortofrutta della regione per un fatturato di 900 milioni di euro/anno e il 60% di export.

Fonte: Ufficio stampa Fruitimprese Emilia Romagna
 


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