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lunedì 16 dicembre 2019


Centro agroalimentare Piceno, la Regione batte cassa

La Regione Marche chiede la liquidazione delle proprie quote e mette in mora il Centro agroalimentare Piceno, ma i vertici del Caap non ci stanno. Con una lettera inviata nei giorni scorsi l’ente territoriale, che detiene il 33,87% del pacchetto azionario pari a un valore di circa due milioni di euro, chiede di portare a conclusione la procedura di liquidazione della propria fetta di capitale sociale, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. La richiesta - come riportano i media locali - porterebbe, in caso di mancato pagamento, alla procedura di liquidazione completa del Caap: un procedimento che può durare anni, con la nomina di un liquidatore, l’alienazione di tutti i beni e del patrimonio sociale di sei milioni di euro a prezzi di "saldo".

Venerdì, in una conferenza stampa, l’amministratore delegato del Caap Francesca Perotti e il vicepresidente Corrado Di Silverio hanno chiesto alla Regione Marche di discutere e confrontarsi per evitare che la situazione precipiti con conseguente riduzione del valore del capitale e messa a rischio delle aziende presenti in Mercato.



Nell’occasione si è fatto riferimento ai risultati dell’attuale Consiglio di amministrazione: Perotti e Di Silverio hanno rivendicato il risanamento di bilancio operato in due anni, i progetti del fotovoltaico e dell’isola ecologica: “Probabilmente nel 2019 il Caap chiuderà con un bilancio in pareggio; per la prima volta qui c’è una programmazione che comprende anche l’accordo con Italmercati”.

I vertici della società di gestione sono convinti che ci “possano essere altre strade: potremmo diventare il fortino delle eccellenze, ci manca un punto dove queste eccellenze possano trovare aggregazione, tutela e un marchio, con una struttura che dia la possibilità di venderle”.

La decisione della Regione è criticata dal consigliere comunale dell’Udc di San Benedetto del Tronto Domenico Pellei: “Nella struttura ci sono oltre 80 aziende insediate e lavorano 600 persone; nel 2019 sono subentrate cinque aziende con investimenti per due milioni di euro e potrebbero esserci altri ingressi nel 2020. L’atto con cui si annuncia la messa in mora è una pugnalata: ci può anche essere una volontà di vendere le quote, ma una liquidazione imposta in questo modo creerà grandi problemi alla gestione del Caap". 

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