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Mandarino tardivo di Ciaculli martedì 25 febbraio 2020


«Il reddito di cittadinanza ha spopolato le campagne»

Una campagna da incorniciare per il Mandarino Tardivo di Ciaculli. L'agrume tipico della Conca d'Oro di Palermo - come spiega a Italiafruit News Giovanni D'Agati, presidente dell'omonimo consorzio - nonostante una produzione inferiore allo scorso anno sta registrando ottime performance di vendita.



"C'è una richiesta sostenuta e le catene distributive con cui negli anni abbiamo instaurato ottime collaborazioni valorizzano il nostro prodotto: un mandarino con semi, come vuole la tradizione, e che i nostri soci coltivano con grande orgoglio - sottolinea D'Agati - La situazione climatica ha sì portato a una diminuzione dei volumi disponibili, ma l'inverno estremamente asciutto, che rappresenta una problematica seria e preoccupante per l'agricoltura siciliana, d'altra parte ha fatto sviluppare una dolcezza incredibile nei nostri agrumi. E i mandarini piacciono sempre di più: il consumatore apprezza, la Gdo compra e grazie a rapporti consolidati cerchiamo di dare le migliori soddisfazioni ai produttori. Quindi malgrado viviamo una situazione disastrosa per il clima secco e caldo dell'inverno, il Mandarino Tardivo di Ciaculli sta affrontando una stagione entusiasmante".



Mercato positivo, dunque, ma le difficoltà non mancano per gli operatori ortofrutticoli dell'isola, come il presidente del Consorzio ha avuto modo di dire la settimana scorsa alla ministra Teresa Bellanova. "L'insularità ci crea grandi difficoltà a livello di logistica e di costi operativi - aggiunge D'Agati - E la ricerca della competitività è un problema cruciale. Reperire manodopera qualificata non è facile: il reddito di cittadinanza ha spopolato le campagne, le persone che lo percepiscono sono disponibili a lavorare, ma potete immaginare a quale condizione... Non sta generando alcuna positiva ricaduta economica, se non quella di far aumentare il lavoro sommerso. Le imprese come la nostra faticano a trovare personale da impiegare in campagna e in magazzino: anche perché sarebbe necessario avere il tempo di formare il personale, affiancandolo alle figure più esperte che, anno dopo anno, se ne vanno in pensione. Il rischio è di veder sparire un patrimonio di professionalità fondamentale per l'ortofrutta. Sostenere chi vive un periodo complicato è sacrosanto, ma prima di pensare al reddito di cittadinanza servirebbe creare quelle condizioni affinché le imprese siano incentivate ad assumere stabilmente il personale, dando lavoro vero, produttivo per il dipendente, per l'impresa e per l'economia del Paese".



Sul fronte del packaging il Consorzio sta valutando quali vie seguire per ridurre l'impiego di plastica. "Ma bisogna prestare attenzione ai costi - ammonisce D'Agati - Se una classica retina impatta per 5 centesimi il chilo, le soluzioni alternative viaggiano nell'ordine di 15 centesimi il chilo: una differenza che si riflette sul prezzo di vendita. E poi bisogna distinguere tra gli imballaggi il cui recupero resta in capo ai distributori e quelli che finiscono al consumatore: per i primi, visto come le catene gestiscono i rifiuti, si può anche prevedere elementi in plastica, penso agli alveoli; mentre sui secondi si può spingere di più su soluzioni alternative, in cui i materiali plastici siano quantomeno minimizzati".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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