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mercoledì 3 giugno 2020


Biologico e Covid, bilancio positivo per Alce Nero

«Il cibo ha un valore, oltre che un prezzo. Questo momento ci ha fatto riflettere sulla sua importanza». Massimo Monti, Ad di Alce Nero, legge così la fase complicata che l’Italia, e con essa tutto il mondo, sta attraversando. L’epidemia di Covid-19 ha costretto le persone a casa modificandone le abitudini ma ha anche provocato un ripensamento generale delle imprese. L’azienda bolognese, marchio di agricoltori e trasformatori biologici impegnati fin dagli anni Settanta nel settore, è riuscita grazie ai propri canali di rifornimento, assicurati dai soci agricoltori, a rispondere all’emergenza senza far mai mancare i suoi prodotti nei vari canali di vendita e ha fatto anche per questo registrare un andamento migliore del settore del Bio, contenendo inoltre i tempi di consegna delle vendite online a 3-4 giorni di media. I dati di marzo e aprile dimostrano infatti che gli italiani hanno aumentato i consumi di Biologico, scegliendo con maggiore cura prodotti di qualità.

L’azienda. Tutta l’azienda, così come i soci che la riforniscono, ha dovuto innanzitutto ripensare la propria organizzazione. Nella sede di Bologna, tra San Lazzaro e Castel San Pietro, fin dal 10 marzo il 100% dei dipendenti amministrativi sono stati messi in smart working, grazie all’acquisto di portatili e modem telefonici per consentire il lavoro in remoto da casa. E questo nonostante si stia completando proprio in questi giorni il trasloco dagli uffici a Castel San Pietro, dove si trovava già il magazzino centrale di Alce Nero. Qui, in particolare, per garantire la massima sicurezza i 30 dipendenti sono stati riorganizzati in due gruppi, con turni differenziati che consentono di non farli mai incontrare fra di loro. «Una procedura che ci ha consentito di non avere problemi di contagio – spiega Monti – La scelta è stata quella di non prendere altro personale esterno, per tutelare al massimo la sensazione di sicurezza dei nostri collaboratori». Alce Nero del resto sta attraversando una fase importante, che la vede spostarsi in toto dagli uffici di San Lazzaro a Castel San Pietro, dove verranno concentrate tutte le attività, pur restando progetti di sviluppo futuri anche su San Lazzaro.

Il mercato. Il periodo di quarantena ha visto un aumento generalizzato delle vendite della Gdo, spinto dai maggiori consumi casalinghi e dall’effetto “dispensa” evidente soprattutto nel primo periodo di isolamento. Secondo rilevazioni Nielsen infatti, la vendita di alimentari in Italia nella Grande distribuzione organizzata ha registrato tra marzo e aprile, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un aumento del 14% delle vendite. Crescita che rimane tale, attorno al 14%, considerando soltanto il comparto del Biologico, scelto evidentemente dagli italiani per le maggiori garanzie di qualità e salubrità che offre. Alce Nero fa meglio del settore, visto che tra marzo e aprile l’aumento delle vendite di prodotti a marchio è stata del 39% in Italia e del 47% considerando anche il mercato estero. Significativi gli aumenti soprattutto per i prodotti “da dispensa” come pomodoro in bottiglia, legumi lessati, zucchero di canna, sughi pronti, farine, riso, dadi vegetali e aceto, ma anche per composte, caffè, pasta e miele. Importante anche la crescita dell’e-commerce, visto che gli ordini processati online da Alce Nero sono aumentati da una media di 20-25 a 120 ordini al giorno, circa 5-6 volte di più, per poi tornare a valori più normali a maggio. «Ma l’aumento sarebbe stato maggiore se non avessimo avuto limiti fisici per soddisfare le richieste – spiega Monti – Per questo abbiamo deciso di bloccare il sito al raggiungimento di un certo numero di ordini e siamo riusciti così a mantenere i tempi di consegna a 3-4 giorni di media. Da segnalare però che non abbiamo mai avuto problemi di assortimento fra i prodotti, grazie all’alto livello di scorte, 15 mesi di produzione, garantito dai nostri soci produttori, che rappresentano l’unico canale di approvvigionamento dell’azienda».

L’importanza dell’agricoltura biologica e della formazione. «Questo momento di difficoltà ci ha portato a comprendere che il cibo è una cosa da cui non si può prescindere – conclude Monti  – È sempre stato considerato una commodity, e come tale spesso si dà per scontato che debba costare poco. Forse l’epidemia invece ci ha portati a riflettere sulla sua importanza e sul suo valore, oltre che sul prezzo, cullandoci con prodotti di qualità. E in questo campo un ruolo importante può svolgerlo il Biologico: alla base di questo tipo di produzione sta infatti il presupposto della sostenibilità delle produzioni, fondamentale per non maltrattare il pianeta. Aspetto particolarmente importante per l’Italia, che non può far altro che puntare sul valore aggiunto delle produzioni, non avendo le estensioni necessarie per competere sui volumi. Ma per puntare sul Biologico bisogna concentrarsi sulla formazione degli agricoltori, che in questo campo sono mediamente più giovani e più istruiti: per fare il Biologico devi essere più bravo e più preparato».


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