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giovedì 16 luglio 2020


Innovazione e sostenibilità trainano la crescita del bio

Numeri in crescita, innovazione di prodotto, filiera sostenibile e una comunicazione ad hoc. Può contare su questi fattori il biologico, un settore oggi più che mai sviluppato e che non smette di attirare l’attenzione dei consumatori, come ha fatto anche durante l’epidemia (+11% delle vendite, secondo elaborazioni Ismea su dati Nielsen). 

Un’attenzione che si riflette anche nei numeri: “tra le categorie più vendute negli spacci delle oltre 2800 aziende agricole biologiche c’è proprio l’ortofrutta, presente in 1300 aziende, seguita da olio (in quasi 1200) e vino (oltre 800). Frutta e verdura biologiche sono inoltre presenti nel 76% delle mense scolastiche. L’ortofrutta è il cuore del biologico dal suo esordio e ancora oggi rappresenta la categoria centrale del settore” spiega a Italiafruit Rosa Maria Bertino, cofondatrice e autrice di Bio Bank, che ha appena pubblicato Vetrina Bio Bank 2020, rassegna annuale di trend e prodotti bio biologico (clicca qui per sfogliarla). 

“Per capire quanto l’ortofrutta sia centrale per il bio – continua - basta pensare che sugli oltre 1.300 negozi di prodotti biologici censiti da Bio Bank, quasi 700 hanno in assortimento l’ortofrutta. Negli anni è capitato spesso che il biologico anticipasse prodotti poi replicati anche nel convenzionale: è importante osservare da vicino l’andamento del settore, non è la prima volta che anticipa gli orientamenti del futuro. Molti temi sono stati sviluppati dal biologico come reazione alla manipolazione del cibo: basta pensare ai grani antichi, riscoperti dal mondo del bio e ora utilizzati anche dagli operatori convenzionali”.



Oltre alla prima gamma, al settore si sono aggiunti man mano nuovi prodotti come le verdure pronte all’uso e le zuppe. Un andamento di consumo che, come testimonia l’autrice, parte dalla pausa pranzo: “Tra i consumatori è oggi diffusa una nuova idea del pranzo che, anche se veloce, è diventato più salutare. I cibi devono essere sani, gustosi e allo stesso tempo leggeri, come le insalate arricchite con superfood, semi e germogli. I germogli, di tradizione orientale erano già utilizzati nella dieta macrobiotica per i loro benefici salutari. Se prima alcuni di questi ingredienti erano solo decorativi, ora rappresentano veri e propri alimenti funzionali”.
E aggiunge: “E’ notevole la sinergia che si è andata a creare tra la prima gamma e l’industria agroalimentare per la creazione di piatti pronti come insalate e zuppe. In particolare, dal punto di vista del marketing sono sempre più integrati”. 



Ambiente, etica e packaging: i valori aggiunti del settore

Se l’ortofrutta convenzionale oggi sta investendo molto su concetti come ambiente ed etica, il biologico vi è ancorato fin dalla sua nascita. “Biologico è esso stesso sinonimo di ambientale – dice Bertino – e l’etica è un ulteriore valore a cui il settore è profondamente collegato. La tematica emergente ora è quella del lavoro, perché tutti abbiamo visto cosa succede quando ci sono di mezzo il caporalato nel nostro Paese o il lavoro minorile nel Sud del mondo. I consumatori chiedono sempre di più qual è il vero prezzo cibo e il rispetto della dignità del lavoro. La responsabilità sociale dell’impresa è diventato un fattore fidelizzante. Certo, c’è ancora molto da fare, ma se un’azienda dimostra attenzione reale su questi temi, i consumatori tendono a preferirla”.
E dato che il biologico è attento anche a tutto ciò che ruota intorno al prodotto, il packaging ha rappresentato una vera e propria rivoluzione. “Anche in questo caso, il biologico ha innovato prima del convenzionale con materiali riciclati, riciclabili, ricaricabili, riutilizzabili, biodegradabili, compostabili – specifica l’autrice – fattori sempre più discriminanti nella scelta d’acquisto”.


Tradizione italiana e stimoli esteri

La cultura biologica ha in Italia una lunga storia, considerato che il nostro Paese è stato uno dei primi bacini di produzione del nord Europa. “È vero, abbiamo una lunga storia di produzione e siamo primi in Europa per numero di imprese di trasformazione bio (oltre 18.000). Ma non basta – avverte Bertino – dobbiamo sempre guardare a ciò che accade negli altri Paesi europei, che soprattutto a livello distributivo sono molto più strutturati e dinamici di noi”.
E aggiunge: “Già da diversi anni le catene della Gdo tedesca vendevano frutta e verdura biologica esteticamente imperfetta, ma assolutamente buona, a prezzi vantaggiosi. Iniziativa molto apprezzate dai consumatori. Nella Gdo italiana una iniziativa simile è stato lanciata solo nel corso del 2019”.
Da tenere sotto controllo, secondo l’autrice, anche lo sviluppo dell’e-commerce. “Da molti anni monitoriamo i siti che vendono online prodotti biologici e sono sempre di più: dai 49 rilevati da Bio Bank nel 2001 ai 375 nel 2018. Il web è uno strumento prezioso per veicolare la qualità dei prodotti biologici e durante il lockdown questa formula di vendita ha mostrato tutte le sue potenzialità. Quello che conta è trovarsi dove sono i consumatori, che siano punti vendita fisici o negozi online. Tutti i canali di vendita sono connessi, integrati, integrabili e lo saranno sempre di più”.



E conclude: “Ogni anno su Vetrina Bio Bank tracciamo i trend del bio che vengono puntualmente confermati dai prodotti biologi evidenziati dalle aziende sullo scaffale virtuale di questa rassegna annuale. E’ anche il caso dei prodotti biodinamici, una vera e propria evoluzione del bio, che continua a crescere ogni giorno. Prodotti molto richiesti sui mercati esteri e sempre più apprezzati in Italia. Trasparenza e autenticità sono valori fondanti del biologico: il greenwashing non paga a lungo termine e i consumatori continueranno a premiare le aziende serie e coerenti. Anche in questo il biologico sa guardare oltre e più lontano”.

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