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lunedì 20 luglio 2020


«Acido fosfonico, la frutta in guscio bio è a rischio»

Nuovi limiti per i residui di acido fosfonico, la frutta in guscio "bio" rischia grosso: lo fanno presente Vincenzo Falconi, direttore di Italia Ortofrutta e il coordinatore del  comitato di prodotto di settore dell'"interprofessionale" Ortofrutta Italia, Giampaolo Rubinaccio, in una lettera inviata nei giorni scorsi al sottosegretario del Mipaaf Giuseppe L'Abbate (che ha la delega per la frutta secca), ai Dipartimenti della qualità agroalimentare, delle politiche europee e dello sviluppo rurale del Mipaaf.


Vincenzo Falconi

La missiva fa riferimento ai nuovi limiti inerenti i  residui di acido fosfonico nei prodotti orticoli per i quali, si legge, il ministero avrebbe già firmato il decreto che ne sancirebbe l’entrata in vigore una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. E sottolinea come, da un confronto tecnico svolto con rappresentanti delle Organizzazioni dei produttori che producono nocciole biologiche e frutta a guscio e con la sezione frutta a guscio dell’Oi emerga che, con la nuova impostazione normativa, il nuovo limite adottato per l’acido fosfonico - allorché più alto rispetto al precedente - determinerebbe l’impossibilità di commercializzare come biologiche tali produzioni.

Dalle analisi chimiche effettuate dalle Op sulla nocciola biologica, con una storicità di alcuni anni, emerge che la presenza di tale sostanza ha un andamento altalenante, con valori ben superiori a quelli indicati, anche in assenza di uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari. 



Sembrerebbe quindi che la presenza di tale sostanza - scrivono Falconi e Rubinaccio - non si possa direttamente ricondurre a trattamenti di tipo chimico ma bensì a più complessi meccanismi fisiologici di interazione “pianta-suolo” ancora non ben noti e conosciuti. Ma il tema sarebbe misconosciuto: dopo una prima lettura del progetto realizzato dal Crea sui residui di tale sostanza, i firmatari sostengono che non sembrano siano state fatte analisi specifiche per la frutta a guscio e comunque non ad un livello tale da chiarire tali aspetti.

Di qui la richiesta di un incontro per approfondire l’argomento finalizzato alla possibilità di adottare meccanismi di salvaguardia che evitino la mancata commercializzazione di tali produzioni come biologiche: "Ciò - conclude la lettera - non solo determinerebbero un danno commerciale ma anche criticità legate al sistema di sostegno dell’agricoltura biologica".

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