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martedì 13 ottobre 2020


Presa Diretta, processo alla Gdo

Lo smisurato potere contrattuale della grande distribuzione che fa il bello e il cattivo tempo attraverso contratti-capestro, promozioni e aste al doppio ribasso, affama i produttori in una filiera totalmente distorta: ha puntato l'indice contro la Gdo la puntata di Rai 3 "Presa Diretta" di ieri sera dal titolo "Il prezzo ingiusto", che ha denunciato la guerra dei listini tra retailer a discapito di chi opera a monte della filiera. Ospite in collegamento, la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova.

Promozioni e strategie commerciali della Gdo sono state al centro di una trasmissione che ha affrontato la complessa questione facendo emergere - come spesso avviene in questi casi - alcune verità risapute senza riuscire però, in molti casi, ad andare oltre semplificazioni, generalizzazioni e concetti di facile presa giornalistica che non sempre corrispondono alla realtà e neppure la spiegano esaurientemente. Anche per la mancanza di contraddittorio.



All'inizio si parla di aumenti dei listini di referenze come pesche e albicocche (frutti falcidiati dalle gelate), e non solo, nel periodo del lockdown, basandosi sui dati Coldiretti e delle associazioni dei consumatori. "Il nostro settore non si è fermato mai", spiega alla giornalista Giulia Bosetti il direttore del Car e presidente Italmercati Fabio Massimo Pallottini. "Ma i prezzi all'ingrosso non sono aumentati", fa presente Roberto Sepe, direttore del Mof.
Situazione di cui, nel periodo clou della pandemia, avrebbe invece beneficiato la Gdo per aumentare i prezzi stoppando le promozioni. E l'Antitrust ha avviato un'indagine.

La Gdo approfitta della deperibilità dei prodotti e impone prezzi bassissimi ai fornitori, dice in sostanza Presa Diretta: sono loro a pagare, tuttora, anche i 3X2 e le promozioni a prezzi stracciati lanciate dai supermercati. L’emergenza Coronavirus avrebbe peggiorato la situazione perché nonostante l’aumento di consumi e di prezzi, soprattutto per alcuni prodotti, le cifre intascate dai produttori sarebbero rimaste le stesse.


"Le promozioni vengono pensate mese primi che arrivi il prodotto e può succedere che per problemi climatici la materia prima manchi all'appello e di conseguenza il prezzo di vendita risulti al di sotto del nostro costo di produzione", ha detto al microfono di Bosetti il grossista Marco Stravato della Strafrutta di Fondi. "Per questo non vendiamo più i nostri meloni alla grande distribuzione, se non prodotti di minor qualità".

E sempre dal territorio pontino Antonello Di Girolamo della cooperativa Cos (nell'immagine di apertura) spiega agli spettatori che tra raccolta, lavorazione, costi fissi e logistica il costo all'origine dell'anguria - oggetto della nota "svendita" ferragostana di Eurospin - è ovviamente ben superiore al centesimo, e che quando le melanzane vengono vendute al dettaglio a un euro, la remunerazione al produttore non va oltre i 20-30 centesimi: "Paga sempre il produttore, a rimetterci siamo sempre noi, ma non abbiamo modo di dire no perché non sapremmo a chi vendere", aggiunge Di Girolamo. E poi, pungolato dalla giornalista: "Ci sentiamo sotto ricatto: se vogliono mi mettono un topo morto sulle melanzane, dicono che non lavoro bene e mi cacciano".



"Da un momento all'altro hanno cambiato fornitore, non mi hanno detto niente e ho dovuto buttare 80mila euro di merce", la testimonianza di un altro operatore ortofrutticolo, di cui non viene fatto il nome, contattato al telefono. E la giornalista spiega: "Questo produttore ha lavorato per anni con varie catene che hanno cambiato strategie e gli hanno fatto perdere l'impresa". Il produttore rincara la dose: "Ho dovuto pagare 70mila euro per entrare le scontistiche aumentavano di continuo e si facevano retroattive. Con alcune insegne non ci sono problemi, altre ti picchiano".

Nei contratti, sottolinea la giornalista di Presa Diretta, vengono imposti maxi sconti anche per fidelizzare i clienti dei punti vendita oltre che per finanziare le centrali di vendita: gli sconti valgono il 24% del fatturato dei fornitori.

Una filiera distorta in cui, sottolinea la trasmissione recandosi in Puglia, una confezione di ciliegie perfette (“così le richiede la grande distribuzione, il resto è uno scarto del 20-30%” dicono dall'azienda Giuliano Srl) può essere venduta in offerta a 2,49 euro, pari a 10 euro al chilo, quasi tre volte di più di quanto pagato ai produttori di Bisceglie che le hanno fornite alla Gd.



"I piccoli produttori non possono far altro che pregare di stare sullo scaffale del supermercato altrimenti perdono quote di mercato fondamentali e devono licenziare i dipendenti, sfruttare i lavoratori, usare più chimica", il commento davanti alla telecamera di Fabio Ciconte di Terra. Braccianti e agricoltori esasperati sono arrivati a manifestare insieme contro la Gdo, dice il servizio che dedica poi spazio al caporalato, mondo" sommerso" di uomini e donne che lavorano la terra, sfruttati e senza diritti.

Passando alle aste al doppio ribasso, Presa Diretta si focalizza sul pomodoro da industria e sulla IV gamma, con l'azienda Rago, spiegando che viene scelto il prezzo più basso, che diventa la base di una seconda asta (a scendere). Con molti fornitori che, pur di aggiudicarsi la commessa, vendono a un prezzo al di sotto del costo di produzione. A questo proposito viene ricordato che Eurospin è finita al centro di un’inchiesta per un’asta al doppio ribasso sulle bottiglie di passata di pomodoro ma anche, più recentemente, per le buste di insalate pagate 30 centesimi. Il discounter, ricorda la trasmissione, è ultimo nella classifica Oxfam che valuta l'equità nella filiera agroalimentare.

Giuseppe Caprotti, ex Ad di Esselunga, sottolinea che il problema nei rapporti di filiera sono gli stockisti, coloro che ordinano giorno per giorno senza programmazione e Claudio Mazzini di Coop  ("unica catena ad aver accettato l'intervista", precisa la giornalista) spiega la filosofia del gruppo: "Se ci sono problemi evidenti causati dal maltempo o da altre situazioni sospendiamo la promozione: noi al rapporto con i fornitori ci teniamo".



Per Presa Diretta - che sul tema intervista Paolo De Castro e la ministra Bellanova - finché non verrà recepita la direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali approvata dalla Commissione Agricoltura Ue lo scorso anno, solo l’Antitrust può intervenire nei casi in cui la grande distribuzione organizzata abusa della sua posizione di forza. Tuttavia le armi di cui dispone l’Autorithy, che fatica a seguire tutti i settori economici, sottolinea ancora il servizio di Rai 3, sono deboli. "Ma il 14 ottobre la Direttiva avrà semaforo verde al Senato", ha assicurato in diretta Bellanova. "Serve maggiore equità, però non va dimenticato come questa filiera abbia risposto bene all'emergenza Covid garantendo sempre il cibo".

La (grande) distribuzione, aggiungiamo noi, non è la causa di tutti i mali: secondo l'ultimo report The European Ambrosetti, ogni 100 euro di consumi alimentari degli italiani, il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale della filiera, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori di tutta la filiera agroalimentare estesa. E di questo 5,1%, l’industria di trasformazione alimentare ottiene la quota maggiore, pari al 43,1%; il 19,6% va all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito di agricoltura, industria e commercio); il  17,7% all’agricoltura; l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione. E in alcuni casi, proprio la Gdo, ha ammortizzato aumenti che si erano verificati in altre fasi della supply chain.

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