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lunedì 11 gennaio 2021


Deposito rifiuti radioattivi, l'ortofrutta trema

L'Italia ha bisogno di un Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, un sito dove smaltire 95 mila metri cubi di scorie a bassa e molto bassa radioattività. La Sogin, società pubblica che deve realizzare questa infrastruttura ambientale di superficie, nei giorni scorsi ha reso noto un elenco con 67 aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito, e alcune di queste ricadono proprio nel bel mezzo di areali dedicati all'ortofrutticoltura: da Carmagnola, in Piemonte, fino alla Maremma toscana; dalla Sicilia con Butera, alla Basilicata (Montalbano Jonico, Bernalda e Montescaglioso), e poi ancora la Sardegna con ben 14 potenziali aree nel cuore dell'isola. Ora partirà la consultazione pubblica, ma imprenditori, associazioni e istituzioni sono sul piede di guerra.
Le 67 aree sono state classificate (A1-A2-B-C) e al momento - come riporta il Corriere della Sera - ad essere in testa nell'ordine di idoneità sono due zone dell’Alessandrino: Bosco Marengo-Novi Ligure e Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento.

La voce dei produttori

La notizia è stata un fulmine a ciel sereno, inaspettata. "Guardando il telegiornale siamo venuti a conoscenza dell'elenco delle aree potenzialmente idonee e ci siamo accorte che la nostra azienda ricadeva proprio entro i confini della zona di Butera, una delle quattro individuate in Sicilia", racconta a Italiafruit News Stefania Fontanazza, che con la sorella Daniele conduce l'azienda agricola di famiglia, una storia che parte dal 1877, un'impresa - socia della Op Eco Farm - specializzata in albicocco, pesco, kaki mela e mandorlo.



"L'area potenzialmente idonea nel comune di Butera, parliamo di 150 ettari, ricade tra colline coltivate, un comprensorio abitato e vocato all'agricoltura, l'unico settore che può dare un futuro a questa difficile terra. Qui si produce il Riesi Nero d'Avola Doc, è in corso l'iter per ottenere il riconoscimento Igp per la Pesca di Delia, una parte importante delle coltivazioni è a regime biologico... Come si può mettere a rischio tutto questo con un Deposito di rifiuti nucleari? Sarebbe una scelta senza senso. Il Nisseno, poi, ha già dato tra siti industriali dismessi, insediamenti militari e discariche abusive - aggiunge l'imprenditrice siciliana - Viviamo in un territorio difficile, le strade sono disastrate, la logistica ci costa un patrimonio, abbiamo lottato per avere produzioni di qualità, abbiamo investito nell'agriturismo, non ci possono togliere tutto con questa operazione. Con le istituzioni locali ci stiamo muovendo per avere una voce unica e contrastare questo scenario: la zona di Butera non è il luogo adatto, perché non farlo in aree industriali dismesse?".

Sul territorio è già partita una petizione (clicca qui per leggerla) che nei primi giorni ha raccolto alcune migliaia di firme.

Le istituzioni

Filippo Balbo, sindaco di Butera, ai microfoni del TgR Sicilia ha spiegato che il Comune si è mosso immediatamente per tutelare "aziende agricole tra le più importanti della Sicilia e dell'Italia Meridionale". I sindaci del Nisseno hanno scritto al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, evidenziando: “E’ ovvio che su un territorio con una profonda vocazione all’agricoltura di qualità sul quale è già in fase attiva la costituzione del Parco Mondiale dello stile di vita Mediterraneo, non avrebbe alcun senso realizzare un impianto di smaltimento di scorie nucleari in un luogo peraltro non attraversato da infrastrutture viarie di grande comunicazione e lontano da ogni centro di produzione delle scorie radioattive ed è per questo che esprimiamo un netto diniego alla scelta del nostro sito in provincia di Caltanissetta".
 
Ora ci sono sei mesi di tempo per le osservazioni. Dal Piemonte alla Sicilia, passando per le altre regioni coinvolte, le associazioni agricole come Confagricoltura e Coldiretti hanno ribadito la necessità di tutelare il settore primario.

A Carmagnola, patria del peperone, il sindaco Ivana Gaveglio si è detta “pronta a salire sulle barricate” per contrastare l'ipotesi del Deposito sul proprio territorio, che è stato classificato come A1, quindi quella con la maggior idoneità secondo il documento di Sogim; mentre Butera, per esempio, è di classe B (clicca qui per vedere tutte le 67 aree).

Il Consiglio regionale della Sardegna ha già votato un ordine del giorno per dire no. "La nostra Isola non può e non vuole ospitare il deposito unico delle scorie radioattive", ha detto l'assessore regionale della Difesa dell'ambiente, Gianni Lampis.

"La Cnapi è un atto che il Paese aspettava da tempo. Da troppi anni i rifiuti radioattivi sono stipati in siti provvisori. Pensiamo a tac, risonanze magnetiche o medicina nucleare: rifiuti che vanno messi in sicurezza. Oggi parte uno storico percorso. Non è tempo di polemiche". Ha scritto su Twitter il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa (M5S), commentando la pubblicazione della Carta dei siti idonei per il deposito nazionale delle scorie nucleari (Cnapi).

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