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Batata cuneese lunedì 11 novembre 2019


Batata cuneese, una nicchia di successo

Introdotta nelle coltivazioni cuneesi appena qualche anno fa, la patata dolce di Caraglio è già diventata elemento culturale identitario del territorio.

A commentarne il successo è Lucio Alciati, uno dei nove agricoltori cuneesi aderenti al progetto Batata Buona per lo sviluppo, promozione e valorizzazione della coltivazione della batata nelle terre della Valle Grana e zone limitrofe: “Su due ettari destinati a questa coltivazione, quest’anno ne abbiamo raccolti 100 quintali e, con piacere, notiamo che la richiesta è in continuo aumento. Grazie alla forte escursione termica, il territorio del fondo valle alpino ci permette di produrre un tubero meno dolce e decisamente amabile, adatto anche per diete salutistiche e per chi soffre di glicemia”.

“Inoltre – continua Alciati - il nostro prodotto risponde appieno alle esigenze di un nuovo mercato, che sempre più spesso preferisce un prodotto locale a filiera corta a grandi produzioni provenienti dall’estero. Il fatto che la nostra agricoltura sia molto attenta ai metodi di produzione, ci ripaga poi in termini di fiducia dei consumatori”.



È alto l’interesse nei confronti di questa nuova e potenziale risorsa per il territorio e, nonostante la produzione di patata dolce di Caraglio resti ancora di nicchia, le prospettive sono quelle di un maggior sviluppo, anche nelle aree limitrofe di pianura più ampie. Le superfici di impianto vengono infatti incrementate di anno in anno e le soddisfazioni non mancano.
“A giocare a nostro vantaggio – spiega Alciati – è sicuramente la versatilità della Batata, ideale da consumare fresca in insalata, per la produzione di dolci, oppure trasformata, proposta in composte, confetture, gelatine e biscotti”.

Se per ora la Batata viene commercializzata solo con i mercati contadini e qualche privato, anche dalla Lombardia, in futuro i produttori non escludono di rivolgersi anche alla Gdo e magari anche alla vendita online.
L’obiettivo è quello di espandersi ma sempre nei limiti del nostro territorio e in rotazione con gli altri prodotti tipici dell’agricoltura submontana, come l’aglio di Caraglio, la patata Ciarda, i fagioli, le mele e le pere” conclude Alciati.

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di Alice Magnani

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