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mercoledì 6 maggio 2015


«L'Igp? Spesso una truffa legalizzata che deprime i consumi di fascia alta...»

L'Igp? Uno specchietto per le allodole. Almeno nel settore ortofrutticolo. La vede così Marco Eleuteri, direttore commerciale di Aop Armonia, una delle principali realtà produttive del Sud, secondo il quale l'Indicazione geografica protetta, spesso e volentieri, "non garantisce nè tutela nulla",  e si configura come "una sorta di truffa legalizzata al consumatore che, non essendo stupido, ripaga acquistandone e consumandone sempre meno". 

«Il prodotto davvero eccellente non teme imitazioni»

"L'eccellenza - afferma Eleuteri - deve essere tale di fatto oltre che di nome: quando un prodotto è realmente superiore e distinto dagli altri, quando a un prezzo alto corrisponde un valore intrinseco altrettanto alto del prodotto, non c'è imitazione low cost che possa togliergli spazi di mercato". 

Un esempio? "La pesca Saturnia, che nell'ultimo triennio è cresciuta del 20% l'anno proprio in Italia e nel segmento Premium, ove i consumi di prodotti protetti da marchi territoriali sono diminuiti. Un prodotto che ha saputo mantenere tra l'altro gli stessi clienti e quotazioni costanti pur a fronte di un aumento esponenziale dei quantitativi di Paraguayos spagnole immesse sul mercato internazionale, che hanno registrato in questo stesso triennio prezzi sensibilmente decrescenti, ormai molto simili a quelle delle pesche sferiche tradizionali". 

«Indispensabile far corrispondere valore e prezzo»

Eleuteri muove dunque una critica alla "vuotezza" e "dannosità" di gran parte delle  Igp ortofrutticole ("mentre le Dop sono cosa ben più seria", puntualizza) e ai conseguenti effetti depressivi sui consumi di fascia alta e lancia una proposta: "Basterebbe semplicemente garantire la corrispondenza valore-prezzo per ottenere risultati soddisfacenti sul mercato". In conclusione, un invito al mondo della produzione: "Occorre concentrasi principalmente sulla qualità intrinseca del prodotto assegnando un ruolo centrale a sua Maestà il Gusto rispetto alle altre leve emozionali di vendita, pure importanti, ma gerarchicamente di "rango" inferiore...".

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