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mercoledì 30 novembre 2016


«Crisi delle clementine, inutile scaricare le colpe»

La remunerazione ai produttori e la distribuzione del valore lungo la filiera sono nodi strategici per gli agrumi. Sul tema Marco Eleuteri, direttore commerciale dell'Aop Armonia, ha inviato a Italiafruit News un'ampia riflessione che può generare un dibattito utile nell'ottica di elevare il valore ed il posizionamento di una delle espressioni simbolo del made in Italy e di una specie in particolare, la clementina. Ecco l'intervento di Eleuteri.

"Non c'è alcun dubbio, l'attuale situazione di mercato delle clementine è molto difficile, ma se guardiamo indietro, negli ultimi anni, puntualissimi - tra fine novembre e i primi di dicembre - e ricorrenti, arrivano questi frangenti difficili, con prezzi spesso al di sotto dei costi di produzione. Le analisi che pure ciclicamente ne susseguono, piuttosto che proporre soluzioni, cercano di individuare un colpevole: una volta sono i confezionatori, una volta i distributori, talora entrambi". 

"Innanzitutto - prosegue Eleuteri - dobbiamo capire che a fissare i prezzi non sono i confezionatori o i distributori ma il mercato, che stabilisce il prezzo e mette in equilibrio domande e offerta. E solo quel prezzo è il prezzo giusto. Chi la pensa diversamente vive in un mondo distante dalla realtà. E chi si ostina a farlo, continuerà a piangere ogni anno, si lamenterà, magari incolpando sempre qualcuno, ma senza trovare una soluzione. Basta andare a leggere gli articoli del passato delle maggiori testate di settore e troveremo dichiarazioni e articoli dai contenuti del tutto simili a quelli di oggi. Insomma, stiamo vedendo lo stesso film che si ripete ogni anno". 



"La domanda che ci dobbiamo porre è questa: cosa stiamo facendo, noi operatori di settore, e cosa possiamo fare in futuro per cambiare questa situazione? Tutti concordiamo nel dire che uno dei grandi mali della nostra agricoltura, in particolare al Sud, è la frammentazione, e la conseguente diffusione di microaziende sottodimensionate, disorganizzate, inefficienti. Bene: adoperiamoci tutti, pubblico e privato, per cambiare questa situazione. Perché se è vero che il prezzo che mette in equilibrio domanda e offerta è l'unico ad essere giusto, e quindi accettato dalle parti,  è anche vero che la qualità della domanda e dell'offerta incide sensibilmente sul livello di quel prezzo.  Con una offerta rappresentata da decine e decine di microimprese per lo più non organizzate managerialmente dalla bassa o nulla propensione ad investire in ricerca, che non fanno innovazione né in campagna, né in magazzino, che sono tutte facilmente sostituibili dai propri clienti, quindi con bassissimo potere contrattuale, di cosa ci dobbiamo sorprendere e lamentare?".  

"Non credo di sbagliarmi se dico che più del 90% degli operatori clementicoli calabresi, nella regione dove si coltiva oltre il 75% delle clementine italiane, fattura meno di 10 milioni di euro, ed oltre il 60% meno di 5 milioni mentre i primi cinque operatori clementicoli spagnoli fatturano più di 100 milioni. C'è una bella differenza, e non solo in termini di capacità di investimento. Non possiamo attaccare sempre la Gdo indicandola quale causa dei nostri mali innanzitutto perché nel nostro Paese c'è Gdo e Gdo, con insegne più o meno virtuose, e poi perché la Gdo sul mercato rappresenta la domanda, a mio avviso molto più organizzata e concentrata dell'offerta di cui fanno congiuntamente parte agricoltori e confezionatori, che devono camminare necessariamente insieme e combattere sotto la stessa bandiera. Ed è proprio l'offerta,  in quanto appunto polverizzata, frammentata e disaggregata, a costituire il vero anello debole della filiera clementicola calabrese. Senza un adeguamento dimensionale per arrivare a meno aziende, con più fatturato, non ci saranno ricette in grado di curare la malattia. Lamentarsi non può essere una strategia".

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