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venerdì 15 dicembre 2017


«Il Senato approvi subito il disegno di legge sul bio»

Lo scioglimento delle Camere è ormai dietro l’angolo (avverrà entro la fine dell'anno, il 27 dicembre la data più probabile) e il rischio che il disegno di legge sull'agricoltura biologica non compia l’ultimo, decisivo passo, si fa sempre più concreto. Ma il settore non ci sta. E le associazioni di riferimento, che in parte hanno contribuito a scrivere il Ddl, si fanno sentire. Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, con una lettera indirizzata ieri al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e a tutti i senatori della Commissione Agricoltura, chiede “una calendarizzazione urgente in aula del Senato per scongiurare l’ipotesi che un intervento normativo così strategico per gli operatori biologici e atteso da mesi non venga approvato”.

“Il disegno di legge 2811 - ricorda il presidente Giorgio Mercuri nella missiva - assume una valenza fondamentale nell’ottica di una riorganizzazione del comparto biologico italiano in chiave di sviluppo e di competitività, poiché ha il grande merito di puntare su una programmazione della produzione in un’ottica di aggregazione in filiere e sul rafforzamento della ricerca e della formazione”.

“Il Ddl va approvato senza indugi – aggiunge il coordinatore del settore biologico dell'Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Andrea Bertoldi - lo abbiamo detto anche al candidato premier dei Cinque Stelle Luigi Di Maio che domenica scorsa ha fatto visita a Brio. Il testo in discussione ha trovato l’accordo di tutte le principali organizzazioni della filiera, sarebbe assurdo se non diventasse legge dello Stato dopo anni che ci lavoriamo”. 

Anche la Cia-Agricoltori Italiani e la sua associazione di riferimento per il settore, Anabio, si mobilitano: “E’ in gioco un provvedimento che favorirebbe l’affermazione dell’agricoltura biologica che l’Onu, nel Programma decennale Sustainable Food Systems, ha inserito tra le sue otto iniziative più importanti per la promozione di un modello di consumo in grado di garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle risorse naturali”. 

L’approvazione di questa legge “consentirebbe all’Italia di potenziare alcuni aspetti qualitativi delle produzioni biologiche, che il Regolamento comunitario ha lasciato in sospeso, rinviandoli di fatto di dieci anni, rendendo le imprese agricole bio ancora più competitive”. Per questo, Cia e Anabio chiedono al presidente del Senato Pietro Grasso di compiere ogni tentativo per inserire il prima possibile la discussione in aula sul provvedimento.

Sulla stessa lunghezza d’onda Federbio e Assobio. E anche Confagricoltura nei giorni scorsi aveva fatto appello ai senatori affinché sia messa al più presto all'ordine del giorno la discussione in aula. 
Il tempo stringe. E il settore teme la beffa.
 
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