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venerdì 19 ottobre 2018


Arance, non tutto il male viene per nuocere

La notizia che le arance dello Zimbabwe si trovano anche a Catania, patria della regina degli agrumi, ha sollevato più di una polemica soprattutto nei canali social (vedi nostro articolo di ieri). Adesso è il momento delle riflessioni a mente fredda.

“Per evitare confusione, è giusto ricordare che lo Zimbabwe si trova nel Sud dell’Africa, quindi parliamo di un’offerta controstagione, maturata al sole di agosto-settembre – spiega Nello Alba, amministratore unico di Oranfrizer – Ed è meglio chiarire che la Gdo soddisfa la domanda dei consumatori, se adesso cercano un’arancia possono avere solo quella che proviene dall’altro emisfero; polemizzare può disorientare e denigrare chi fa questo mestiere in Italia e in tutte le parti del mondo. Se adesso fossero disponibili le nostre arance bionde e rosse sarebbe giusto allarmarsi, ma non è così. Anzi, non appena inizieranno ad essere raccolte le Naveline siciliane, calabresi o pugliesi quelle arance controstagione dovrebbero sparire dagli scaffali”.



Per avere le arance italiane bisognerà aspettare i primi di novembre, quando raggiungeranno il giusto grado Brix. “Un po’ quello che accade con i limoni – aggiunge l’imprenditore siciliano – Siamo alla conclusione della campagna controstagione con frutti che garantiscono il 50% di succo, mentre i nostri non sono ancora idonei con il succo al 20%. Di sicuro, tutto questo rumore deve essere uno stimolo per la filiera, soprattutto per avviare quelle azioni di riqualificazione indispensabili per la competitività delle nostre aziende”.

Anche Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, parla di un’occasione e per tutta la filiera agrumicola siciliana e nazionale: “Un richiamo a fare sistema perché nel mondo non siamo i soli a produrre agrumi e dobbiamo crescere, migliorare, organizzarci meglio. La Gdo fa il suo mestiere e mette sullo scaffale i prodotti di cui riesce ad approvvigiornarsi con facilità. Difficile contrastare il mercato invocando dazi e barriere, anche se sicuramente è necessario trattare condizioni di reciprocità e controlli fitosanitari stringenti sui prodotti che entrano in Italia. Quello che deve fare la filiera agrumicola siciliana, che sicuramente produce agrumi di alta qualità e supercontrollati, è puntare ai consumatori. Le nostre arance, in primis quelle rosse, sono uniche: dobbiamo dimostrarlo e comunicarlo in Italia e all'estero. Per questo - aggiunge - serve un Piano di settore nazionale che punti alla valorizzazione della nostra agrumicoltura, con le misure che da tempo indichiamo, dalla fase di produzione a quella di trasformazione, dal monitoraggio delle produzioni al supporto alla riconversione degli agrumeti colpiti dal Tristeza Virus, dall’aggregazione alle campagne di comunicazione”.



E, in merito all’export sulle lunghe distanze, la presidente del Distretto conclude: “Alibaba ci ha chiesto quantitativi di arance per il mercato cinese, ma siamo ancora in attesa di conferme rispetto alla possibilità di inviarle per via aerea. Arance, limoni e mandarini siciliani sono il top della qualità, come dimostrano i marchi europei Dop e Igp e le crescenti produzioni biologiche. Un patrimonio che dobbiamo riuscire a vendere sul mercato puntando sulla qualità”.

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