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martedì 13 ottobre 2020


Dai nanomateriali un valido aiuto contro la mosca bianca

Da anni la mosca bianca (Bemisa tabaci) colonizza diverse colture, orticole e piante ornamentali, provocando il virus dell’accartocciamento fogliare giallo del pomodoro (Tylcv), il virus della vena del cetriolo giallo (Cvyv) o il virus della clorosi virale del pomodoro (ToCV).
Il problema è ancora più grave se si considera che, nelle aree in cui vive, l’insetto può riprodursi su più piante durante l’arco dell’anno e che presenta un alto indice di resistenza ai trattamenti insetticidi più comuni. Senza considerare che la popolazione di Bemisa tabaci registrerà in futuro una crescita esponenziale, influenzata dagli effetti attesi del cambiamento climatico e da un aumento della temperatura media.
Il Bacillus Thuringiensis da un'immagine della Ohio State University

A schierarsi a fianco degli agricoltori nella lotta contro questo insetto, come riporta la testata Avaasaja.org arrivano i nanomateriali.
Queste sostanze chimiche sono al centro del progetto Nano-Bt, portato avanti dal gruppo di ricerca Redolì dell’università di Valencia, in collaborazione con l’associazione valenciana degli agricoltori Ava-Asaja, cofinanziato dal Fears, dalla Generalitat Valenciana e dal ministero dell'agricoltura spagnolo.

Sostenuta con un finanziamento da 100mila euro, questa ricerca punta a sviluppare una famiglia di nanomateriali che contengono il Bacillus thuringiensis (Bt) per combattere la mosca bianca. Fino ad oggi, il microrganismo di maggior successo utilizzato come bioinsetticida è proprio il Bacillus thuringiensis (Bt), e rappresenta un'importante alternativa agli attuali insetticidi chimici. 

D'altra parte, lo sviluppo della tecnologia nanometrica ha rivoluzionato diversi campi e la sua interazione con le molecole biologiche può essere utilizzata per modulare la loro attività. I nanomateriali hanno un grande potenziale per essere l'elemento centrale di una nuova famiglia di prodotti con la capacità di ridurre i danni causati dalla mosca bianca.

I ricercatori dell'università di Valencia sono Loles Garcerá (dipartimento di biologia cellulare, biologia funzionale e antropologia fisica), Pablo Gaviña (dipartimento di chimica organica), Pedro Amorós (dipartimento di chimica inorganica) e José Vicente Ros come ricercatore principale (dipartimento di chimica inorganica).

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