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venerdì 30 ottobre 2020


Unaproa, dieci punti per rilanciare l'ortofrutta

Un decalogo per rafforzare e rilanciare il comparto dell'ortofrutta italiana. E' quello che ha stilato ed inviato alla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova Unaproa, raccogliendo i frutti di quanto discusso nel corso del tavolo ortofrutticolo, tenutosi lo scorso 22 ottobre in modalità di video-conferenza (clicca qui per leggere l'articolo). Nel documento, l'Unione nazionale mette in evidenza al Governo l'urgenza di intervenire su dieci tematiche specifiche: le pratiche sleali in ambito commerciale, la Plastic Tax, la costituzione di un tavolo interministeriale permanente in materia fitosanitaria, la qualificazione delle Op, l'Aiuto finanziario nazionale, l'armonizzazione dei controlli, i progetti di sviluppo ed innovazione, il piano nazionale per internazionalizzazione, la valorizzazione e conservazione della biodiversità, il catasto frutticolo. 

"Si tratta di primo un contributo strettamente collegato alle esigenze delle nostre Op associate", esordisce Felice Poli, legale rappresentante di Unaproa. Che aggiunge: "L’attivazione del tavolo ortofrutticolo è un’occasione per rilanciare concretamente e in modo costruttivo la filiera ortofrutticola che non si mai fermata anche in tempo di lockdown e che non ha beneficiato di risorse finanziarie e vantaggi di diversa natura”.

Pratiche sleali in ambito commerciale
Vediamo ora i dieci punti nel dettaglio. "Nel settore dell’ortofrutta - sottolinea Unaproa nel documento inviato alla ministra - siamo sempre più in presenza di comportamenti penalizzanti da parte della Gdo e Do nei confronti delle Op associate. Spesso le trattative seguono infatti un indirizzo unilaterale che ha come unico scopo l’abbassamento del prezzo di vendita". Le casistiche più diffuse nell’ambito della commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli e riconducibili alle “pratiche sleali” sono tre: le aste a doppio ribasso, il ribaltamento dei costi non di pertinenza della filiera ortofrutticola, derivanti dall'inefficienza organizzativa e commerciale (costi inerenti a nuove aperture dei punti vendita, listing di fine anno, ingiustificati costi di analisi e packaging della marca privata, ecc.) e la restituzione dell’invenduto

"A questo riguardo - si precisa - è urgentissimo il recepimento da parte dell’Italia della Direttiva Ue che vieta le pratiche commerciali sleali nella catena alimentare per salvaguardare agricoltori, produttori e cittadini. La direttiva comunitaria pubblicata in Guce ad aprile del 2019 aspetta da oltre un anno il recepimento a livello nazionale. Chiediamo quindi l’accelerazione del previsto iter contestualmente all’attivazione, a livello ministeriale, di un tavolo di confronto allo scopo monitorare le regole di comportamento necessarie a riequilibrare i rapporti tra la produzione e la distribuzione".



Plastic Tax
Tra le principali novità introdotte dalla Legge 160/2019 (c.d. Legge di Bilancio 2020) vi è la Plastic Tax, inserita nell’ambito delle misure a sostegno dell’ambiente, che doveva entrare in vigore a partire da luglio 2020. Causa Covid il rinvio è stato d’obbligo ed è contenuto nel Decreto Rilancio: l’imposta è prevista a partire dall’1 gennaio 2021. Questa imposta colpisce i due terzi della spesa a tavola delle famiglie e rischia di penalizzare a cascata l’intera filiera agroalimentare dove si concentra il 76% degli imballaggi in plastica.

"L’obiettivo di riduzione della plastica - sottolinea l’Unione - andrebbe perseguito nell’ottica di una visione strategica di ampio respiro con incentivi premianti per lo sviluppo e la ricerca piuttosto che con misure punitive soprattutto perché per alcune categorie di prodotto non ci sono al momento alternative. Con l’introduzione della plastic tax, esiste il rischio evidente che il costo venga scaricato sugli anelli più deboli della filiera: da una parte sugli agricoltori, ai quali verrà chiesto di ridurre ulteriormente i margini di reddito, e dall’altra la tassa andrà a colpire i consumatori finali. Anche le vaschette in polietilene per frutta e verdura e le buste per l’insalata saranno tassate".

Per Unaproa è quindi "necessario attivare un percorso che preveda delle deroghe attuative per il comparto della frutta e verdura pronta per l’uso, che non può essere assimilato agli altri settori interessati dall’imposta sulla plastica. Ci troviamo infatti di fronte ad un settore che niente ha a che fare con le bottiglie di plastica o prodotti similari".

Tavolo interministeriale permanente in materia fitosanitaria
L’Unione ritiene poi che sia urgente attivare a livello interministeriale, e in collaborazione con il Servizio Fitosanitario nazionale, un tavolo di lavoro permanente con riunioni periodiche mensili. Un tavolo che sia in grado di “monitorare in tempo reale le diverse situazioni che si manifestano in materia fitosanitaria e individuare le soluzioni operative da attuare in tempi brevi. Il tutto al fine di ridurre ai minimi termini il lasso di tempo che intercorre tra il manifestarsi della situazione negativa e/o dell’emergenza fitosanitaria”.

“Il riordino della materia fitosanitaria per il comparto ortofrutticolo - specifica Unaproa a nome dei soci - è strategicamente rilevante per una maggiore competitività, superando le divisioni regionali e puntando alla concertazione tra i Ministeri competenti (Agricoltura, Salute, Ambiente). Urge pertanto “una linea di comportamento comune nazionale, se non comunitaria, superando le logiche regionali poiché qualità e sicurezza alimentare sono attribuzioni di carattere e competenza nazionale”.


Cimice asiatica 

Qualificazione delle Op
L’elemento “quantitativo” non esaurisce le problematiche relative all’aggregazione dei produttori ortofrutticoli. L’obiettivo di avere “più organizzazione e meno organizzazioni” come più volte ribadito da Unaproa è condivisibile a patto che determini una reale riduzione dei decisori di vendita: “Riteniamo utile avviare un processo nazionale di qualificazione delle Op, collegato ad esempio all’incremento progressivo dei requisiti minimi di riconoscimento, anche in funzione della tipologia di prodotto commercializzato”. Sarebbe inoltre auspicabile “prevedere un sistema di premialità per le Op virtuose che non dimostrino dispersioni ed inefficienze che si traducono in inevitabili aumenti dei costi finali di vendita (sgravi fiscali, finanziamento di progetti finalizzati all’aggregazione di strutture organizzate, incentivi per migliorare il livello tecnologico delle centrali di lavorazione, ecc.)”.

Aiuto finanziario nazionale
L’Aiuto finanziario nazionale (Afn) ha avuto un ruolo significativo nello sviluppo del sistema organizzato al Sud, anche se ancora insufficiente. La riproposizione di questo strumento in sede comunitaria, elevando i parametri di riferimento e commisurandoli al grado di sviluppo appare una scelta quanto mai strategica per lo sviluppo del sistema organizzato in quelle aree dove è ancora troppo limitato. Per questo - spiega Unaproa - è indispensabile assumere una posizione politica netta nei confronti della Commissione Europea in ordine alla proposta di definire un livello di aggregazione “nazionale”, anziché “regionale” come è attualmente, per il riconoscimento dell’Afn, e fare in modo di aumentare il limite di aggregazione regionale per la concessione dell’aiuto dal 20% al 35%. “Se ne potrebbero avvantaggiare la maggiore parte delle Op nazionali, sia le Op riconosciute dalle Regioni del Mezzogiorno, che le Op del Nord che da tempo hanno ampliato la base associativa con l’adesione di produttori del Centro-Sud il tutto in una logica di consolidamento e ampliamento della propria offerta produttiva per soddisfare le diverse esigenze commerciali”.

Armonizzazione dei controlli
Per quanto riguarda i controlli, Unaproa ritiene necessaria un’armonizzazione delle procedure sia in materia di funzionamento delle Op sia in relazione alla corretta attuazione e rendicontazione dei Programmi Operativi, con la possibilità di affidare i controlli sui Programmi Operativi a un unico soggetto (Sin o altra società nazionale). 'L’affidamento dei controlli sui Programmi Operativi ad un unico soggetto - garantirebbe omogeneità di trattamento per tutte le Op ed Aop nonché certezza di comportamento a tutti i livelli alla luce anche degli ultimi audit comunitari che hanno interessato l’Italia nell’anno 2020”.

Progetti di sviluppo ed innovazione
In materia progettuale, per Unaproa sarebbe necessario prevedere progetti di filiera produttiva specifici che stabiliscano interventi mirati per le singole filiere di prodotto (ad esempio agrumi, IV gamma, frutta in guscio, ecc.), che per loro natura presentano diverse criticità. Viene inoltre ritenuta indispensabile l’attivazione di un piano di ricerca e sperimentazione del comparto ortofrutticolo: “L’innovazione nel comparto ortofrutticolo riveste un ruolo essenziale - si legge nel documento - Per favorire tutto ciò occorre stabilire un contesto più organico nei rapporti tra il mondo della ricerca istituzionale e mondo della produzione. Attraverso il trasferimento dei risultati, infatti, si possono cogliere i frutti dello sforzo prodotto dai ricercatori scientifici. Le Op e le Aop, in collaborazione con il Crea, sono titolate a svolgere un ruolo di primo piano riguardo la materia direttamente collegato alla Strategia Nazionale per il comparto ortofrutticolo”.



Piano per internazionalizzazione
“Mai come adesso occorre porre una attenzione costante all’internazionalizzazione perché i mercati interni (nazionale e comunitario) sono pressoché saturi e soggetti a una concorrenza sempre più agguerrita. La politica adottata dall’Unione europea ha sicuramente influito per la definizione di Accordi di libero scambio tesi all’eliminazione delle barriere tariffarie e non. Tuttavia è necessario che gli operatori siano in grado di rispondere alle opportunità che si manifestano”. Sotto questo profilo appare quindi indispensabile - si evidenzia - promuovere un Piano nazionale per l’internazionalizzazione del comparto ortofrutticolo, che possa fungere da fattore altamente trainante per il settore ortofrutticolo.

Valorizzazione e conservazione della biodiversità
Una delle esigenze del settore ortofrutticolo moderno e orientato al mercato, è la necessità di riuscire a coniugare prodotti di qualità ottenuti grazie a processi produttivi “virtuosi” all’interno di territori preservati e di elevata valenza. E’ una prospettiva particolarmente importante per le produzioni italiane, che vengono molto spesso coltivate in ecosistemi unici e in un contesto di paesaggio irripetibile, risultato di una millenaria presenza dell’uomo. 

“Lo strumento più innovativo - dice l’Unione - a disposizione del comparto ortofrutticolo italiano è il concetto reale ed applicabile di biodiversità, intesa come la quantità di vita (forme viventi) coesistenti in un territorio, soprattutto animali. Dovrebbe essere messo in campo a livello nazionale un progetto con l’obiettivo di garantire più valore aggiunto ai prodotti e nel contempo verificare le interazioni delle attività agricole con la diversità biologica del territorio in grado di rendere minimo o trascurabile l’impatto di tali attività sugli agrosistemi, sugli ecosistemi e sulla loro biodiversità. Un progetto strategico per lo sviluppo del sistema ortofrutticolo basato su prodotti di qualità in territori di qualità quale reale valore aggiunto per uscire dalla logica delle commodity ed andare verso le speciality in grado di consentire, da un lato, un'adeguata remunerazione delle produzioni e, dall’altro, una corretta comunicazione rivolta soprattutto ai consumatori sull’impegno, già da tempo attuato, del mondo agricolo tradizionale in tema di tutela ambientale”.

Catasto nazionale
Da ultimo c’è il tema del catasto della frutta, per il cui sviluppo il Governo aveva previsto lo stanziamento di 2 milioni di euro per il 2019 e di 3 milioni di euro per il 2020. “A marzo del 2019 tutto il comparto ortofrutticolo - si conclude - aspettava le modalità di realizzazione e chi avrebbe dovuto costituirlo, così come lo stesso Mipaaf aveva promesso. Vista l’importanza, si chiede l’immediata riattivazione degli adempimenti necessari alla realizzazione del catasto frutticolo. In ogni caso riteniamo altresì auspicabile che tale strumento venga previsto anche per il comparto orticolo”.

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