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Clementine lunedì 23 novembre 2020


«Clementine, troppa improvvisazione»

"I calibri quest'anno sono mediamente piccoli, vero. Ma parliamo di clementine, sono o no piccoli agrumi per definizione?". Natalino Gallo, presidente della Op Agricor di Corigliano Calabro (Cosenza), fa uno sforzo di ottimismo in un momento in cui il mercato non strizza l'occhio al tipico agrume calabrese. "Ma la campagna delle clementine comuni è partita da poche settimane, il tempo per riprendersi c'è: il problema è che paghiamo la scottatura di tanta gente improvvisata, sia nella produzione che nella commercializzazione. Così, in un'annata dove la qualità è eccezionale, ci troviamo prezzi bassi".

Tra gli operatori del settore, come ha scritto in più occasioni Italiafruit News, c'è un tam tam ricorrente: smettere di raccogliere il piccolo calibro e alleggerire il mercato, cercando di risollevare le quotazioni per gli agrumi migliori. "Sono d'accordo, piuttosto che vendere a certi prezzi dico che è meglio non venderla la merce - aggiunge Gallo - Ma è una questione di professionalità: in questa prima fase si è intasato il mercato con prodotto non idoneo. E tutti ne paghiamo le conseguenze. Parlo della mia azienda: noi produciamo senza ormonature, senza diserbanti, con una grande attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale, non abbiamo problemi a livello di gusto: a questo lavoro va dato un riconoscimento. Eppure ci troviamo davanti a un mercato folle, che preferisce premiare un calibro 2 ormonato e granuloso piuttosto che un calibro 4 saporito, dolce e con la buccia sottile. Lo ripeto, le clementine sono piccoli agrumi, non si può pretendere di avere frutti da cento grammi!".


Op Agricor nella Piana di Sibari coltiva le clementine residuo zero, un prodotto che sta riscuotendo molto interesse in Gdo, per esempio nella linea Naturama di Esselunga. "Questo prodotto è ottenuto mediante un sistema di gestione delle aziende agricole che utilizzano quanto più possibile mezzi naturali e meccanismi di regolazione dell’ecosistema, riducendo al massimo il ricorso agli agrofarmaci con l’obiettivo di garantirne l’assenza sul prodotto finito - conclude Natalino Gallo - E' un impegno di sostenibilità che ci prendiamo con i nostri soci produttori e con i consumatori, un sistema che credo possa crescere in futuro. Noi ci crediamo".

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