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venerdì 24 luglio 2020


Pere, futuro sempre più incerto per l'Abate

Per l’Italia sarà un’altra annata pericola di scarsa produzione, migliore di quella del 2019, ma vicina ai livelli minimi dell’ultimo decennio, stando alle previsioni produttive appena redatte dall’Oi Pera.

La varietà che da sempre contraddistingue la nostra pericoltura nel mondo è l’Abate Fetel, conosciuta come “la regina delle pere”: oggi rappresenta oltre la metà dei volumi nazionali e viene coltivata largamente in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia ma anche in altre regioni del Nord e del Centro.

L’Emilia-Romagna rimane tuttora il bacino di coltivazione più importante per l’Abate: qui, dopo la scarsissima produzione del 2019, la filiera produttiva prevede di poterne raccogliere circa 221mila tonnellate, l’11% in meno rispetto alla media del quadriennio 2015/18. E anche la quota del prodotto di Prima qualità, a causa delle gelate primaverili, quest’anno scenderà del 15%. Si tratta di stime iniziali che, ora, potranno solo calare e peggiorare. Perché bisognerà vedere prima, durante e dopo la raccolta - che si realizzerà a fine agosto/inizio settembre - quale sarà l’impatto sia delle fitopatie che delle fisiopatie. 

Il futuro è quantomai incerto, in quanto Abate Fetel è una delle varietà di pere che negli ultimi anni si sono mostrate più sensibili a tutta una serie di nuove problematiche. E proprio su questo argomento vi chiediamo un contributo per delineare quali sono i principali problemi che occorre assolutamente superare per evitare la continua contrazione delle superfici.

Nel prossimo numero di lunedì 27 luglio pubblicheremo i risultati delle vostre risposte in un articolo dove analizzeremo dettagliatamente le varie criticità e la possibile strada da seguire.




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