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venerdì 5 settembre 2014


Cibo etnico, è boom. Ortaggi esotici nei campi lombardi

Le vendite di cibo etnico, lo scorso anno, sono aumentate del 10%: un mini-exploit, quello evidenziato dal Rapporto Coop 2014 "Consumi & distribuzione" presentato mercoledì a Milano, che fa sorridere i promotori del progetto "Nutrire la città che cambia", finalizzato a inserire colture non comunitarie – in particolare da Asia, Africa e America Centro-Meridionale – all’interno della produzione agricola lombarda. Oltre alla promozione dell’integrazione e della cooperazione si punta anche a creare opportunità economiche e a contrastare il fenomeno del consumo del suolo.

Primi raccolti in ritardo. Il progetto, promosso da Associazione solidarietà e sviluppo (Ases) e cofinanziato dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori) sarà protagonista all’Expo di Milano. Lanciato ufficialmente nell’ottobre 2013 nel corso di un convegno, si sviluppa nell’arco di tre anni e coinvolge otto aziende agricole regionali che producono prevalentemente ortaggi. Queste, in primavera, hanno seminato nei loro terreni curcuma, gombo, mizuna, cardamomo, ocra, coriandolo e altre verdure. In tutto, 12 specie diverse. I primi raccolti, in ritardo per il maltempo, dovrebbero essere pronti a breve.

Fenomeno in espansione. In occasione del convegno di ottobre erano stati presentati  i risultati di un’indagine sui produttori di ortaggi esotici in Lombardia. Secondo i dati InfoCamere, nel 2012 erano 327 gli imprenditori non comunitari  titolari di impresa agricola individuale provenienti principalmente da Asia (India, Pakistan e Bangladesh), Africa (Marocco, Tunisia) e Sud America (Argentina e Brasile).
Gli ortaggi coltivati in Lombardia dagli imprenditori stranieri, secondo i dati InfoCamere, vengono commercializzati prevalentemente  nei Mercati generali di Milano, Brescia e Bergamo; le produzioni principali sono la korola, diverse varietà di zucca asiatica, il coriandolo e l’okra.

Al Mercato di Milano sempre più prodotti etnici. Alcuni dati forniti da Sogemi, società che gestisce i Mercati milanesi sono emblematici: tra il 2010 e il 2012 la commercializzazione del Taro è passata da 50 a 515 quintali; quella dei cavoli cinesi da 25 a 3.655 quintali; il lime è volato da 2.510 a 7.840 quintali. Non solo: oltre 40 produttori locali italiani sui 110 che dispongono di un punto vendita all’interno del mercato meneghino hanno iniziato a produrre ortaggi“etnici” nelle aziende agricole per rispondere alle esigenze dei nuovi concittadini. Produzioni più gettonate: coriandolo, okra, pakchoi e cavolo cinese.
Mentre il risvolto "culturale" si rafforza: al progetto "Nutrire la città che cambia" ha infatti recentemente aderito anche una scuola milanese.

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