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lunedì 2 marzo 2020


Baby leaf, richiesta record a Sud: «Si rischia il sold out»

Una settimana di passione per le baby leaf: da lunedì scorso è schizzata verso l’altro, nelle aree produttive del Mezzogiorno, la richiesta di insalate a foglia, gettonatissime dalle catene distributive italiane ma anche estere. Lo sottolinea il presidente di Alma Seges, Aristide Valente che fa dei distinguo:  “L’effetto coronavirus ha spinto verso l’alto le vendite di insalate pronte nella Gdo mentre i mercati all’ingrosso e rionali chiedono poco o niente. In difficoltà, purtroppo, anche le imprese che forniscono piatti pronti, a causa del calo della domanda provocata dalle chiusure di mense e uffici”. 



“La nostra Op - aggiunge Valente (foto sopra) -  fornisce prevalentemente rucola e commercializza insalate imbustate di I Gamma, da lavare; ebbene, abbiamo registrato una forte ascesa della domanda anche Oltralpe. Con l’esplicita richiesta, soprattutto da parte delle catene inglesi, di documentare di non avere avuto contatti con le zone rosse, quelle in quarantena”.  

“La domanda è talmente spinta - dice l’esponente di Alma Seges - che nel giro di una ventina di giorni potrebbe crearsi un buco, con conseguente possibile mancanza di prodotto per un mese circa”. Le baby leaf, per l’Op campana, valgono circa 10 milioni di euro. “Sono sempre di più gli imprenditori che, nelle nostre zone, puntano sulle insalatine, capaci di garantire una buona remunerazione. Quattro-cinque “tagli” di rucola richiedono un impiego di manodopera modesto e possono far tornare i conti molto più di altre produzioni ortofrutticole verso cui si nota una certa disaffezione”.

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