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martedì 26 maggio 2020


Nei noccioleti della Tuscia torna la cimice asiatica

L’Università degli Studi della Tuscia, nel team di Entomologia del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (Dafne), coordinato da Stefano Speranza, comunica il risveglio delle popolazioni di cimice asiatica, Halyomorpha halys, nei nostri territori. Durante le attività di monitoraggio, nelle forme autorizzate dai Dpcm e dai decreti Rettorali del nostro Ateneo, sono state rilevate, nei noccioleti, discrete quantità di ovature di cimice asiatica in fase di schiusura. Mario Contarini (Cooperativa Coopernocciole) ricorda che questo fitofago, recentemente introdotto nel Nord Italia si sta diffondendo anche nei noccioleti della Tuscia dove è stato per la prima volta segnalato due anni fa dal nostro team. La cimice asiatica, dopo avere svernato in ricoveri naturali o artificiali, riprende, in primavera, il proprio ciclo biologico. La sua azione di nutrizione si svolge principalmente a danno di frutti sui quali causa lesioni, deformazioni e suberificazioni e va quindi a originare considerevoli diminuzioni di produzione. Alle nocciole è in grado di determinare i caratteristici danni dell’aborto traumatico e del “cimiciato”, aggiungendosi, così, alle cimici nocciolaie già comunemente diffuse nell’area. 

È da rilevare che fino allo scorso anno non sono stati notati incrementi di livelli di danno probabilmente dovuti alla cimice asiatica. La presenza, però, di numerose ovature per questo anno ci allerta e ci spinge a suggerire azioni di monitoraggio comuni. Il team di entomologia procederà con puntuali azioni di monitoraggio grazie al progetto Pantheon finanziato dalla Commissione Europea coordinato dal professor Andrea Gasparri dell’Università Roma Tre e dal professor Valerio Cristofori (Dafne-Unitus), e grazie alla convenzione con la società Cooperativa Coopernocciole, coordinata da Mario Contarini. "Per incrementare le collaborazioni scientifiche e le attività di monitoraggio, ci stiamo coordinando, chiarisce Speranza, con gli enti locali, le maggiori società private nazionali e le principali associazioni di produttori locali".

Fonte: Università della Tuscia


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