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lunedì 31 maggio 2021


Falsi ammodernamenti alle serre, truffa all'Unione Europea

Richiedevano finanziamenti europei per ammodernare gli impianti serricoli nel Vittoriese, ma quei progetti rimanevano solo sulla carta, mentre le risorse ottenute venivano incassate dalle aziende finite al centro di un'indagine del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa.
Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, tra il 2013 e il 2018, i protagonisti di questa vicenda avrebbero ottenuto indebitamente quasi 2 milioni di euro di contributi, grazie anche alle condotte di compiacenti funzionari dell’ispettorato Provinciale Agrario di Ragusa.

Nei giorni scorsi, a seguito di un’ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Ragusa su richiesta della Procura della Repubblica, sono state indagate a vario titolo quindi persone nell'ambito dell'operazione "Centoventuno". Sono coinvolte sei imprese agricole, quelle utilizzate dagli indagati per poter richiedere i contributi che l’Unione Europea mette a disposizione per lo sviluppo del settore, in attuazione della “Misura 121- ammodernamento delle aziende agricole”.



Per cinque degli indagati - considerati principali artefici del disegno criminoso -  l'autorità giudiziaria ha configurato l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Ue, all’utilizzo ed emissione di fatture false, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.

L'indagine è partita da una segnalazione alla Procura dell'Agea, che aveva ravvisato delle incongruenze nelle domande di accesso ai finanziamenti: l'attività investigativa ha portato alla luce un complesso sistema di false dichiarazioni e fatture per operazioni di fatto inesistenti. Gli indagati, per quanto ricostruito dagli inquirenti, predisponevano importanti progetti di ammodernamento - che però non venivano realizzati - idonei però ad essere finanziati dall'Ue.

Infatti, a fronte di un contributo deliberato pari al 40% del valore totale del progetto, vi era immediatamente l’erogazione di un’anticipazione pari al 50% del valore deliberato (20% del totale del progetto). Successivamente, come spiega la Guardia di Finanza, l’istante poteva presentare uno o più stati avanzamento lavori, allegando apposita relazione tecnica, corredata dalle fatture quietanzate riportanti gli estremi della data e del numero del titolo di spesa, del nominativo del fornitore, dell’imponibile e della descrizione della fornitura, per ottenere fino ad un ulteriore 45% del contributo deliberato.



I militari impegnati nell'indagine, hanno poi scoperto che le somme erogate mediante esibizione di fatture per operazioni inesistenti venivano successivamente fatte transitare da un’azienda all’altra per poi confluire nelle disponibilità degli indagati; e che nessuna opera di completamento dei lavori indicati nei progetti era stata eseguita, nonostante le attestazioni dei periti e degli Ispettori Provinciali, rilevatesi false.

Le serre presente nei terreni delle aziende, quindi, erano sempre quelle vecchie. Il Gip del Tribunale di Ragusa ha così disposto il sequestro preventivo di beni fino a 2,7 milioni di euro. Sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro denaro contante, saldi di conto corrente, polizze, depositi al risparmio, depositi titoli; e poi 19 Immobili (abitazioni, magazzini...) e 14 terreni per un valore. Nel provvedimento sono ricomprese 6 società agricole, 1 holding e 1 società di ricoclo plastica. Infine anche 13 orologio di lusso e altri gioielli.
Il principale indagato, nel corso degli anni, per mettersi al riparo da future pretese erariali o da azioni giudiziarie aveva costituito un trust dove aveva fatto confluire tutti i suoi beni tra cui immobili di pregio e strutture ricettive, che invece sono state oggetto del provvedimento.

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