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«Pesche e nettarine, ottima richiesta per quel poco che c'è»

La stagione peschicola dell'Emilia-Romagna procede con una certa soddisfazione dal punto di vista commerciale, tanto per le nettarine quanto per le pesche. Una situazione favorevole che, però, è legata strettamente alla scarsissima produzione dell’annata e quindi non tanto alla richiesta fluida. E’ quanto spiega a Italiafruit News Massimo Scozzoli, produttore privato che guida l'azienda agricola Scozzoli Sante e Figli di San Martino Villafranca, in provincia di Forlì.

“Le quantità da raccogliere si confermano molto scarse, a causa delle gelate primaverili, e le pezzature ottenute sulle piante sono mediamente inferiori a quelle dell’anno scorso. Si registra inoltre la presenza di alcuni difetti estetici sull’epidermide dei frutti. Ma il sapore delle nostre produzioni è assolutamente ottimo”. 

A questo proposito, i produttori della Regione e i poli cooperativi non dovrebbero mai dimenticare l’importanza di rispettare i giusti temi di maturazione nella realizzazione degli stacchi. Allo stesso tempo – suggerisce l’imprenditore romagnolo – il comparto produttivo, in collaborazione con la Gdo, dovrebbe fare un passo in avanti per educare gli italiani al consumo corretto di pesche e nettarine, facendo capire meglio le differenze che ci sono tra le varietà tradizionali (Stark Red Gold, Forlivese, ecc.) e quelle subacide (Big Top, Romagna Big, Gea, Pist Stop, Sweet Dream ecc).


Produzioni romagnole a marchio Igp 

“Tutte le pesche e nettarine hanno la possibilità di essere dolci e di conquistare i gusti più diversi dei consumatori di ogni età – sottolinea Scozzoli – Tutto ciò dipende in larga parte da una cosa: la capacità di noi produttori di raccoglierle bene o male, quindi di non anticipare gli stacchi. Mi spiego meglio: se una varietà tradizionale viene raccolta troppo presto, il suo sapore è sempre improponibile. La stessa cosa non si verifica per un frutto subacido, il cui gusto può diventare non certo buono ma almeno dignitoso”.

Le pesche e nettarine tradizionali, quando sono raccolte correttamente, hanno dalla loro il vantaggio di diventare più morbide col passare dei giorni: “Basta tenerle fuori frigo per 2/3 giorni per fare una esperienza gustativa da altro pianeta! Le varietà subacide, al contrario, tendono a rimanere sode accontentando chi ricerca la croccantezza. Questi aspetti andrebbero sempre considerati nelle ricerche sui consumatori, svolte nei negozi al dettaglio, che puntano a mettere a confronto le varietà tradizionali con quelle subacide per valutare il livello di gradimento dei consumatori. Le subacide non presentano un gusto più dolce delle altre; sono soltanto meno suscettibili alle azioni in campo che, come già detto, riguardano i tempi di raccolta”. 

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